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Aumenti di stipendio, tasse ridotte al 5% anche nel 2027: chi ne beneficia e quanto si risparmia

55 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

La Manovra punta a prorogare la tassazione agevolata sugli incrementi previsti dai rinnovi contrattuali. La misura riguarda i lavoratori del settore privato con redditi fino a 33mila euro, mentre restano esclusi i dipendenti pubblici.

Un aumento di stipendio non sempre si traduce in una somma altrettanto significativa in busta paga, perché una parte dell'incremento viene assorbita dalle imposte. Per i lavoratori del settore privato che hanno beneficiato di un rinnovo contrattuale, però, la Manovra 2027 punta a confermare la tassazione agevolata del 5%, consentendo di trattenere una quota maggiore degli aumenti riconosciuti dal contratto collettivo.


La misura rappresenterebbe la prosecuzione di un'agevolazione già introdotta dalla legge di Bilancio 2026, che ha previsto un'imposta sostitutiva dell'IRPEF e delle addizionali regionali e comunali sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali. La novità contenuta nell'articolo 6 del disegno di legge di Bilancio, secondo la formulazione riportata nelle anticipazioni del provvedimento, consiste nell'estendere il beneficio agli aumenti corrisposti nel 2027 in attuazione di accordi sottoscritti tra il 2024 e il 2027, con decorrenza economica compresa tra il 2025 e il 2027. Il requisito principale riguarda il reddito. Per accedere all'agevolazione nel 2027, il lavoratore dovrebbe aver percepito nel 2026 un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro. Il limite non va confuso con l'ISEE familiare e deve essere verificato considerando i redditi da lavoro dipendente rilevanti secondo la disciplina fiscale. La misura non è invece destinata ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, compresi docenti e personale ATA della scuola statale.


Il vantaggio fiscale riguarda esclusivamente la parte di retribuzione riconducibile agli incrementi contrattuali agevolabili, non l'intero stipendio. Se, per esempio, un lavoratore riceve un aumento lordo di 100 euro mensili, l'imposta sostitutiva del 5% corrisponde a 5 euro sulla quota imponibile considerata. Con la tassazione ordinaria, invece, il prelievo IRPEF dipenderebbe dall'aliquota marginale applicabile, oltre alle eventuali addizionali. Il risparmio effettivo può quindi variare in base alla situazione fiscale individuale e agli effetti delle detrazioni. Un aspetto importante riguarda anche la data di sottoscrizione del contratto. La proroga proposta non sarebbe riservata soltanto ai rinnovi firmati nel 2027, ma comprenderebbe anche gli accordi sottoscritti negli anni precedenti, purché rispettino le condizioni temporali previste. Questo significa che un lavoratore potrebbe continuare a beneficiare della tassazione ridotta sugli incrementi percepiti nel 2027 anche se il proprio contratto collettivo fosse stato rinnovato nel 2025 o nel 2026.

Per comprendere quali somme possano rientrare nel beneficio è utile richiamare i chiarimenti già forniti dall'Agenzia delle Entrate sulla disciplina del 2026. L'amministrazione finanziaria ha precisato che l'imposta sostitutiva riguarda gli incrementi che confluiscono nella retribuzione ordinaria, comprese le mensilità aggiuntive, e può interessare anche determinate componenti retributive collegate agli aumenti contrattuali. Non tutte le somme presenti in busta paga diventano quindi automaticamente agevolabili. L'applicazione della tassazione ridotta avviene, secondo la disciplina vigente per il 2026, attraverso il sostituto d'imposta, salvo rinuncia scritta del lavoratore. Per la proroga al 2027 occorrerà verificare le disposizioni definitive e gli eventuali ulteriori chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate.

La misura si inserisce nel confronto più ampio sul potere d'acquisto delle retribuzioni. Negli ultimi anni, l'aumento del costo della vita ha ridotto il valore reale degli stipendi e i rinnovi contrattuali rappresentano uno degli strumenti attraverso i quali recuperare parte di questa perdita. Una tassazione più contenuta sugli incrementi può migliorare il beneficio netto per i lavoratori, pur senza sostituire gli aumenti salariali necessari a compensare l'inflazione. Resta dunque decisivo l'esame parlamentare della Manovra 2027. La proroga dell'aliquota al 5%, nei termini attualmente prospettati, dovrà essere confermata nel testo definitivo della legge di Bilancio. Per i lavoratori interessati sarà importante controllare l'anno di sottoscrizione del proprio contratto, la decorrenza degli aumenti e il reddito percepito nel 2026.

di Katia Piemontese



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