Tupini: “Noi non dobbiamo essere né bravi e né buoni, per vivere meglio noi dobbiamo essere consapevoli”
Gabriella Tupini riflette sulla consapevolezza, sul rapporto con i genitori e sulle emozioni dell’infanzia che possono continuare a influenzare la nostra vita...

“Noi non dobbiamo essere né bravi e né buoni, per vivere meglio noi dobbiamo essere consapevoli”, con queste parole la psicologa Gabriella Tupini ci permette di riflettere grazie ad una nuova chiave di lettura su come poter vivere finalmente bene e, perché no, anche felici.
Infatti, l’esperta ribalta il nostro modo di pensare, per vivere bene non dobbiamo necessariamente cercare altro, non dobbiamo fare di più, non occorre pensare di continuo, la soluzione è spesso più vicina di quanto crediamo. La consapevolezza è l’elemento che caratterizza il nostro equilibrio, riesce a farci fare pace con quelle parti di noi che facciamo fatica a comprendere. Ma per comprenderci davvero dobbiamo guardare anche dove non avremmo mai pensato, dove a volte fa male, altre fa paura ma, continua Tupini: “non siamo consapevoli se non abbiamo visto le figure dei nostri genitori, se non abbiamo visto come sono stati realmente”.
Non siamo qui per fare da giudici ai nostri genitori, ma solo per comprendere perché a volte la rabbia, la paura, la delusione, come molte altre emozioni, pesano più del dovuto. Conoscersi aiuta a stare bene, e una parte di questo lavoro riguarda chi ci ha cresciuti: imparare a vederli con lucidità, con i loro limiti e le loro qualità. D’altronde quando nasce un bambino, nasce anche un genitore che cerca di destreggiarsi al meglio tra le varie difficoltà della vita.
Da bambini possiamo credere che i genitori non sbaglino mai, eppure sbagliano più di quanto crediamo, spesso non per cattiveria, ma perché cercano di svolgere al meglio uno dei lavori più complessi al mondo. Dare un nome al dolore è utile, ma serve anche guardare mamma e papà come persone e non come guerrieri invincibili. Un altro passaggio importante lo ritroviamo in queste ultime parole dell’esperta: “Non si dimentica nulla. Passano le emozioni, avendo vissute tutte le emozioni, alla fine le emozioni se ne sono andate. Perché così funzionano”.
Non si tratta di spegnerci o di rimanere impassibili davanti agli avvenimenti della vita. Si tratta di non permettere alle emozioni ingombranti di prendere decisioni al posto nostro. Quante volte infatti è la paura a scegliere per noi. Quando impariamo ad essere consapevoli, comprendiamo anche che le emozioni sono di passaggio, vanno e vengono continuamente. Ma se anche una sola di queste resta intrappolata in noi, allora rischia di influenzare la nostra intera esistenza e conseguentemente anche la nostra felicità.
Lettore che ci segui, ti è mai capitato che un’emozione vissuta da bambino, come la paura o la delusione, abbia influenzato per molti anni la tua vita? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.
di Natalia Sessa




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