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Vannacci : "Classi divise per merito, l'estate i 14enni potrebbero lavorare"

Aggiornamento: 21 ore fa

A margine di un convegno sull'educazione, il generale illustra la sua visione: raggruppare gli studenti in base ai voti aiuta chi è in difficoltà, e impiegare le vacanze per...

Raggruppare gli alunni in base ai voti è una scelta a vantaggio di tutti? Per il generale Roberto Vannacci, che propone di reintrodurre la separazione degli studenti a seconda del loro profitto, si tratta di “una tecnica scolastica che è usata in tantissime nazioni europee — in Francia, in Germania, in Inghilterra — e sembra funzionare”.


L'idea a suo dire si ispira a un modello in vigore un tempo anche in Italia, quando chi otteneva valutazioni alte andava in determinate sezioni e chi raggiungeva la sufficienza in altre. Una divisione che, secondo il generale, va vista come “un fattore — usando un termine che a voi piace molto — inclusivo, piuttosto che discriminante”. Il ragionamento alla base di questa separazione è duplice: da una parte “più bravi, i più diligenti, sono aiutati in quanto messi nelle stesse condizioni”, dall'altra “i meno bravi e i meno diligenti avranno più possibilità di avere un supporto che li porti a essere al livello dei più bravi e dei più diligenti”. Il fine ultimo è proprio “poter aiutare ognuno raggruppandoli per caratteristiche simili”.


Queste riflessioni sono state espresse a margine del convegno intitolato "Una nuova visione di scuola", svoltosi il 22 giugno 2026. Un'occasione in cui Vannacci ha voluto fare chiarezza sulla sua prospettiva educativa, affrontando l'organizzazione interna delle aule, ma spingendosi ad analizzare anche la gestione del tempo libero dei ragazzi e il loro imminente ingresso nel mondo delle professioni.

Volendo smentire le voci su una sua presunta volontà di abolire l'obbligo di istruzione, il generale ha lanciato una proposta per tenere occupati i giovani durante le lunghe ferie. La sua ricetta prevede “la possibilità per gli over 14 anni, quindi per chi ha passato il quattordicesimo anno di età, di poter lavorare”.


Non si tratterebbe di impieghi massacranti — “chiaramente, come ho detto, non in miniera” — ma di occupazioni che le vecchie generazioni facevano, come l'aiuto bagnino, il cameriere, l'aiuto cuoco o l'assistente nella bottega di famiglia. Tutte iniziative che andrebbero svolte “in connubio con l'attività di apprendimento”.

Sfruttare i tre mesi di vacanza per queste attività, prosegue Vannacci, porterebbe vantaggi su più fronti, consentendo ai ragazzi di “guadagnare qualcosa e di cominciare più presto a contribuire per la propria pensione”.


Un elemento di forte concretezza sociale, fa notare, poiché “oggi ci lamentiamo che andiamo in pensione troppo tardi, se si inizia a contribuire prima si accorciano questi tempi ed è una cosa importantissima”. L'obiettivo finale di questo inserimento precoce, tuttavia, si sposa direttamente con la funzione scolastica, che è quella di formare il cittadino e il professionista. L'idea di fondo, conclude il generale, è che se si comincia a lavorare in età più giovane e ad acquisire esperienza professionale prima, si diventa più rapidamente professionisti capaci di contribuire alla collettività.

di Leandro Castagna




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