Maria Rita Parsi: “Ascoltare i figli significa entrare nel loro mondo senza giudicare, accogliendo ogni emozione. La parola che i genitori usano ha il potere di costruire o distruggere l’autostima"
- La Redazione
- 2 ore fa
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I genitori dovranno imparare a relazionarsi con i propri figli, dedicando loro il tempo necessario per poterli conoscere profondamente, ascoltandoli così da comprendere fino in fondo quali sono i loro bisogni o semplicemente…

Essere genitori implica senz’altro una grande responsabilità nei confronti di chi si è chiamati a crescere congruamente e consapevolmente ed è proprio per tale motivo che la domanda che ci si pone sempre più frequentemente è la seguente: cosa occorre per poter essere considerati dei bravi genitori?
Per rispondere correttamente a tale quesito occorre in primis precisare che non esistono regole predeterminate da seguire pedissequamente così da poter diventare dei bravi genitori ma “solo l’agire consapevole degli adulti, capace di porre al centro i bisogni e i diritti dei bambini, potrà garantire lo sviluppo di sane e armoniche personalità, in cui trovino spazio e siano valorizzate le naturali inclinazioni e le capacità individuali”, così come spiegatoci molto accuratamente dalla psicologa e psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi che ci ha lasciati inaspettatamente alcune mesi fa ma il cui ricordo continua a vivere nei nostri cuori.
Ogni genitore, pertanto, dovrà imparare a relazionarsi con suo figlio, dedicandogli il tempo necessario per poterlo conoscere profondamente, ascoltandolo così da comprendere fino in fondo quali sono i suoi bisogni o semplicemente le sue priorità o preoccupazioni.
In tale prospettiva appare fondamentale richiamare alla memoria le significative parole utilizzate dalla psicoterapeuta Maria Rita Parsi, la quale in merito dichiarava espressamente che “ascoltare i figli significa entrare nel loro mondo senza giudicare, accogliendo ogni emozione. La parola che i genitori usano con i figli ha il potere di costruire o distruggere l’autostima".
Un bravo genitore, pertanto, rimarrà a fianco di suo figlio, ascoltandolo senza giudicarlo affrettatamente o farlo sentire inadeguato ma anzi instaurando con quest’ultimo una relazione armoniosa che poggi le proprie fondamenta sul rispetto reciproco e sulla fiducia.
Non bisogna dimenticare, infatti, che “è in famiglia, nella relazione con i propri genitori, che i bambini possono imparare ad assaporare il dono della vita. Quando l’esistere del figlio è, per mamma e papà, un’infinita ricchezza, il bambino potrà cogliere nei loro occhi, nella loro voce, tra le loro braccia, il calore, l’affetto, le gioie impagabili dello stare insieme. Nutrito d’amore per quello che è (e non «a patto che» sia come lo desiderano gli altri), la persona potrà crescere imparando che ciò che «conta» e ha «valore» è il piacere dell’essere e del fare. Imparerà a puntare non sul risultato bensì sul processo, non sul prodotto e il consumo ma, piuttosto, sulla possibilità di esprimersi e agire creativamente”.
Il messaggio che vuole trasmetterci la psicologa e psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi appare nitido e cristallino: gli adulti di riferimento, in qualità di educatori, dovranno amare i propri figli per ciò che sono realmente e non per ciò che dovrebbero essere, non dimenticando mai che le parole che rivolgono loro hanno un peso poiché proprio quest’ultime sono in grado di costruire o distruggere la loro autostima.
Un bambino al quale viene ripetuto continuamente che è “incapace” o che “combina solo guai” crescerà insicuro, con una bassa autostima, avendo sempre paura di sbagliare e di relazionarsi con gli altri; un bambino, invece, che si sente amato, ascoltato e valorizzato per ciò che è e non per ciò che fa diventerà ben presto un adulto maturo e consapevole capace di instaurare rapporti interpersonali armoniosi ed equilibrati.
E tu, lettore che ci segui, pensi che ogni genitore debba imparare a relazionarsi con suo figlio, dedicandogli il tempo necessario per poterlo conoscere profondamente, ascoltandolo così da comprendere fino in fondo quali sono i suoi bisogni o semplicemente le sue priorità o preoccupazioni?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di Valentina Tropea




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