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Valutazione scolastica e competenze socio-emotive, quale idea di persona e di cittadinanza la scuola è chiamata a promuovere

La riflessione sul significato della valutazione richiama il ruolo della scuola nella formazione integrale della persona, evidenziando il valore delle competenze socio-emotive, dell’educazione ai...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con vivo interesse le riflessioni recentemente proposte dalla pedagogista Federica Ciccanti sul significato della valutazione scolastica e sul ruolo delle competenze socio-emotive nel percorso di crescita delle nuove generazioni. Si tratta di un contributo che offre l'occasione per riportare al centro del dibattito pubblico una questione di particolare rilievo pedagogico, culturale e giuridico: quale idea di persona e quale modello di cittadinanza la scuola è chiamata oggi a promuovere.


Nel tempo della misurazione permanente e della crescente enfasi sui risultati, il rischio è che il voto finisca per assumere un valore simbolico sproporzionato rispetto alla sua reale funzione educativa. La valutazione costituisce certamente uno strumento essenziale del processo di insegnamento e apprendimento; tuttavia, essa non può essere interpretata come una rappresentazione esaustiva dell'identità dello studente né come una misura definitiva del suo valore personale. Ogni percorso educativo è infatti caratterizzato da dinamiche evolutive che sfuggono inevitabilmente alla logica della mera quantificazione.


La scuola della Costituzione è chiamata a formare persone prima ancora che studenti. Tale principio trova il suo fondamento nell'articolo 2 della Costituzione, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona e ne promuove lo sviluppo nelle formazioni sociali; nell'articolo 3, secondo comma, che attribuisce alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano il pieno sviluppo della persona umana; negli articoli 33 e 34, che configurano l'istruzione come diritto fondamentale e strumento di emancipazione individuale e collettiva.


Alla luce di tali principi, la funzione della scuola non può esaurirsi nella trasmissione dei saperi disciplinari, ma consiste nella costruzione di ambienti educativi capaci di favorire lo sviluppo armonico delle dimensioni cognitive, relazionali, etiche ed emotive della personalità.

Questa impostazione trova oggi piena conferma anche nell'evoluzione del quadro normativo nazionale ed europeo. Il decreto legislativo n. 62 del 2017 attribuisce espressamente alla valutazione una finalità formativa ed educativa, precisando che essa concorre al miglioramento degli apprendimenti e al successo formativo degli studenti, documentandone lo sviluppo dell'identità personale e promuovendo l'autovalutazione di ciascuno in relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze.


Il legislatore, dunque, supera una concezione meramente certificativa della valutazione, riconoscendole una funzione orientativa e di accompagnamento del processo di crescita.

Nella medesima prospettiva si colloca la legge n. 92 del 2019 sull'insegnamento dell'Educazione civica, che individua tra le finalità prioritarie la formazione del cittadino consapevole, responsabile e partecipe della vita democratica. Le recenti Linee guida rafforzano ulteriormente tale indirizzo, evidenziando come l'educazione ai diritti umani, alla legalità, alla solidarietà, al rispetto della dignità della persona e alla partecipazione costituisca un asse trasversale dell'intero curricolo scolastico.


Anche il quadro internazionale conferma questa visione. La Raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea del 22 maggio 2018 relativa alle competenze chiave per l'apprendimento permanente individua tra le competenze essenziali quella personale, sociale e la capacità di imparare a imparare, riconoscendo il valore dell'autoregolazione, della resilienza, della cooperazione, del pensiero critico e della gestione delle emozioni come elementi indispensabili per la partecipazione attiva alla vita democratica e professionale.


Le più recenti evidenze scientifiche confermano, inoltre, come tali competenze incidano significativamente non solo sul benessere individuale, ma anche sul successo scolastico e sull'inclusione sociale. L'indagine OECD Survey on Social and Emotional Skills 2023 evidenzia una correlazione positiva tra competenze socio-emotive, risultati di apprendimento, soddisfazione personale e riduzione dell'ansia da prestazione. Parallelamente, il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum segnala che entro il 2030 resilienza, adattabilità, apprendimento continuo, capacità collaborative e pensiero analitico costituiranno alcune delle competenze maggiormente richieste dal mercato del lavoro globale.


Tali dati invitano ad una riflessione di più ampio respiro. Le competenze socio-emotive non rappresentano un complemento facoltativo della formazione scolastica, bensì una condizione imprescindibile per l'effettivo esercizio dei diritti di cittadinanza. L'empatia costituisce il presupposto del riconoscimento della dignità altrui; la resilienza rende possibile l'esercizio concreto del diritto all'istruzione anche nelle situazioni di fragilità; la responsabilità personale alimenta la cultura della legalità; la cooperazione rappresenta il fondamento della convivenza democratica. In questa prospettiva, educare alle emozioni significa educare ai diritti umani.


È proprio nella quotidianità della vita scolastica che tali principi trovano concreta attuazione. La capacità di ascoltare un compagno in difficoltà, di gestire un conflitto attraverso il dialogo, di riconoscere i propri errori, di assumersi responsabilità nei confronti della comunità educante costituisce una forma autentica di apprendimento civico che difficilmente può essere tradotta in un semplice indicatore numerico, ma che contribuisce in maniera decisiva alla costruzione della personalità e alla maturazione del senso di appartenenza alla collettività.

La valutazione, pertanto, è chiamata ad accompagnare questo processo, evitando il rischio di trasformarsi in una classificazione che riduca la complessità della persona alla dimensione della performance.


Ogni studente possiede tempi, modalità e potenzialità differenti; riconoscerne il valore significa rispettare il principio personalista che permea l'intero ordinamento costituzionale e che costituisce il fondamento stesso del sistema educativo nazionale.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene pertanto che il dibattito sulla valutazione debba evolvere verso una concezione sempre più coerente con il dettato costituzionale e con le più autorevoli acquisizioni della ricerca pedagogica e neuroscientifica.


Non si tratta di attribuire minore importanza ai risultati disciplinari, né di mettere in discussione il valore del merito, bensì di riconoscere che la qualità dell'educazione si misura anche nella capacità della scuola di formare cittadini consapevoli, autonomi, solidali e responsabili.

La vera sfida educativa del nostro tempo consiste nel coniugare eccellenza culturale e maturazione umana, rigore dell'apprendimento e sviluppo della persona, conoscenza e responsabilità. Una scuola che riesce a perseguire questo equilibrio realizza pienamente la propria missione costituzionale e contribuisce alla costruzione di una società più giusta, inclusiva e democratica.


In un'epoca caratterizzata da profonde trasformazioni sociali, tecnologiche e culturali, la domanda più significativa che la comunità educante è chiamata a porsi non riguarda esclusivamente i risultati conseguiti dagli studenti, ma il tipo di cittadini che, attraverso il percorso scolastico, stiamo contribuendo a formare. È in questa prospettiva che la valutazione ritrova il suo significato più autentico: non semplice misurazione dell'apprendimento, ma strumento di promozione della persona e concreta attuazione del diritto all'educazione sancito dalla nostra Costituzione".

di La Redazione




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