Studentessa bullizzata con biglietti offensivi in classe, la famiglia chiede il risarcimento. La sentenza
- La Redazione

- 4 ore fa
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I docenti hanno gestito tempestivamente il disagio di una studentessa con sanzioni, dialoghi e scuse. Alla fine del percorso, i giudici hanno…

L'inclusione e il dialogo si sono rivelati gli strumenti vincenti per arginare le tensioni all'interno di una classe di scuola superiore. Di fronte ad alcuni problemi relazionali tra alunni (sfociati in episodi di bullismo), il corpo docente ha agito molto tempestivamente, organizzando attività di "circle time" per favorire la riflessione, convocando un consiglio di classe straordinario e chiamando a colloquio i genitori delle ragazze coinvolte.
La vicenda ha portato anche a sanzioni disciplinari, concretizzate in un abbassamento del voto di condotta, e si è chiusa con le scuse e l'ammissione di responsabilità da parte delle autrici del gesto. L'attenzione si è concentrata parallelamente anche sul comportamento di un docente, reo di aver pubblicato sul proprio profilo Facebook personale le immagini di alcuni elaborati anonimi dei ragazzi; un'azione che, essendo avvenuta su un canale privato e al di fuori dell'esercizio delle funzioni didattiche, è stata considerata dalla magistratura del tutto slegata dalle dirette responsabilità dell'istituto scolastico.
Tutta questa mobilitazione era nata in seguito a un episodio che aveva minato la serenità di una studentessa minorenne. Alcune compagne l'avevano infatti presa di mira scrivendole dei biglietti dal contenuto volgare e offensivo, poi ritrovati nel cestino dell'immondizia da un'insegnante. Sebbene gli atti di scherno non si fossero mai palesati direttamente davanti agli occhi dei docenti, la ragazza colpita aveva iniziato a manifestare segnali di profondo malessere, sviluppando un "disturbo dell'adattamento" caratterizzato da difficoltà nei rapporti con i coetanei, alterazioni del sonno e dell'appetito, e una forte ansia che le impediva di studiare con il giusto equilibrio.
Proprio grazie all'attenzione e alle domande poste dall'insegnante, la questione è emersa chiaramente, permettendo alla scuola di intervenire e fermare gli scherni, che dopo le sanzioni non si sono più ripetuti.
Ritenendo l'istituto responsabile di omessa vigilanza in base al Codice Civile, i genitori della giovane avevano deciso di agire per vie legali contro il Ministero dell'Istruzione, richiedendo per la figlia un risarcimento pari a 23.117,50 euro per danni materiali, morali, biologici ed esistenziali.
Nel corso del procedimento, il Ministero aveva cercato di farsi tutelare dalla propria compagnia assicuratrice, la quale aveva però negato la copertura appellandosi alle esclusioni previste dal contratto. La vicenda giudiziaria si è conclusa definitivamente l'8 giugno, quando il Tribunale di Ancona ha emesso la sentenza numero 1256/2026: i giudici hanno respinto integralmente la domanda di risarcimento della famiglia, stabilendo che la scuola ha agito in modo ineccepibile, senza mostrare alcuna negligenza o omissione, ma intervenendo con prontezza non appena venuta a conoscenza dei fatti.
di Leandro Castagna




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