top of page

Valditara: "Stop ai social prima dei 15 anni, basta cellulari come “baby-sitter”

I rischi dell'iperconnessione precoce impongono risposte legislative e culturali immediate. Dall'inchiesta del Corriere della Sera alla classe: le sfide per genitori, docenti e istituzioni.

Togliere lo smartphone dalle mani degli adolescenti non è più una provocazione pedagogica, ma una priorità politica e legislativa. Intervenendo alla video-inchiesta del Corriere della Sera, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha tracciato i contorni di un’emergenza che non riguarda solo le aule, ma interroga nel profondo l’intera alleanza educativa tra scuola e famiglia.

I dati sull'applicazione delle direttive ministeriali parlano chiaro: appena lo 0,6% degli istituti scolastici non si è ancora adeguato allo stop ai dispositivi mobili durante le lezioni. Se la scuola ha dimostrato di saper fare la propria parte erigendo un argine efficace contro la distrazione, la vera partita si sposta ora tra le mura domestiche, dove il Ministro rivolge un monito diretto ai genitori:

"Se poi a 8 anni regalano il cellulare al bambino perché hanno altro da fare e non vogliono che si metta a frignare, è evidente che siamo da capo."

L'uso dello smartphone come "anestetico" o baby-sitter emotiva rischia infatti di vanificare ogni sforzo educativo compiuto durante la giornata scolastica. Per contrastare questa tendenza, la contro-proposta ministeriale parla il linguaggio della semplicità: spegnere i monitor per riattivare la relazione diretta, magari riscoprendo l'abitudine di leggere una fiaba insieme ai propri figli.


Ma la solitudine digitale porta con sé rischi che vanno ben oltre la semplice distrazione. Dall'isolamento al cyberbullismo, la rete può trasformarsi in un ambiente ostile per chi non possiede ancora gli strumenti emotivi per difendersi. Di fronte all'escalation di episodi di odio online, Valditara sgombra il campo da ogni indulgenza: "Non ci può essere più giustificazionismo. Chiamiamo tutti a rispondere dei propri atti: chi sbaglia deve pagare."

I reati informatici e le tutele nel nostro ordinamento esistono già, ma occorre applicarli con la massima fermezza. È un'esigenza di protezione che valica i confini nazionali e si inserisce in un vero e proprio trend globale, guidato dal modello dell'Australia — il primo Paese al mondo ad aver approvato una legge che vieta i social ai minori di 16 anni, imponendo alle grandi piattaforme verifiche severe e sanzioni milionarie.

Nel solco di questa consapevolezza internazionale si muove anche l'agenda politica italiana. L'accesso libero alle grandi piazze virtuali in età infantile non è più sostenibile, e l'esecutivo punta ora a un vincolo anagrafico chiaro:

"Io sono assolutamente d’accordo per il blocco sotto i 15 anni."

Attualmente in Parlamento è all'esame un disegno di legge bipartisan che mira a blindare l'iscrizione ai social network prima dei 15 anni, sottraendo gli adolescenti all'azione aggressiva degli algoritmi di profilazione. Le tempistiche stringono, ma l'obiettivo del Ministero è trasformare il testo in legge dello Stato entro la fine della legislatura: una sfida decisiva per restituire ai giovanissimi la dimensione reale dell'infanzia e della crescita.

di La Redazione



Commenti


EDUCAZIONE
E CULTURA

NUOVI BANNER - 2 (2000 × 2160 px) (2).jpg
ID CERT (3).jpg
SUCCESSO 1
Senza titolo (250 x 834 px) (2).jpg
SUCCESSO 1
BANNER - NUOVA HOME PAGE

GPS 2026

AUMENTA IL PUNTEGGIO IN GRADUATORIA DOCENTI
BANNER - NUOVA HOME PAGE
MASTER 60 cfu (1).jpg

INVIACI IL TUO COMUNICATO

info@ascuolaoggi.it

ascuolaogginews@gmail.com

A scuola oggi è un portale che tratta notizie su quanto accade nel mondo scuola. Notizie per docenti di ruolo, docenti di sostegno, docenti precari, personale ATA, educatori, genitori e alunni. Inoltre le sezioni dedicate ai membri offrono servizi aggiuntivi: corsi gratuiti e supporto a quanti richiedono informazioni.

bottom of page