Pellai: "I nonni sono querce che regalano un'ombra grande quando c'è afa e caldo. Stare seduti accanto a loro fa sentire al sicuro come quando piove e all'improvviso un ombrello viene aperto"
I nonni sono rifugio ma insegnamento, regola ma concessione, presente ed anche passato. Il loro valore intrinseco...

A chi non è capitato di proiettarsi nel passato chiudendo gli occhi? In un battito di ciglia tutta la nostra vita scorre veloce all'indietro, in un rewind fatto di immagini, suoni, profumi ed emozioni. Ci ritroviamo, così, ben presto, a ripercorrere i meandri di ricordi trascorsi, come se quasi li stessimo vivendo fervidamente nello stesso istante in cui li richiamiamo alla memoria. E certamente, nella mente di ognuno di noi, sono impressi indelebili ed incancellabili i ricordi dell'infanzia. Ma come si può rievocare l'infanzia senza richiamare le immagini dei nonni, il loro affetto, gli abbracci e le giornate trascorse in loro compagnia?
I nonni costituiscono il nostro patrimonio personale e la nostra memoria ancor prima di quella consegnataci dai genitori poiché loro rappresentano le nostre radici più profonde ed hanno costruito la nostra storia ancor prima che noi nascessimo. Quando si parla dei nonni si richiama una parola dolce e soave, corta e facile da pronunciare ma ricca di significato e colma di uno sconfinato amore.
I nonni sono rifugio ma insegnamento, regola ma concessione, presente ed anche passato. Il loro valore intrinseco ha richiamato, pertanto, l'attenzione di Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva, il quale, tra i suoi scritti, ci ha regalato una filastrocca intitolata 'Nonni mi fate entrare nel vostro cuore?', dedicata proprio ai nonni, semplice ma densa di significato.
La filastrocca comincia con un bambino che bussa al cuore dei nonni: cerca un posto in cui rannicchiarsi e una carezza che lo consoli.
«Toc toc nonno, mi fai entrare nel tuo cuore?
È lì che voglio rannicchiarmi, è lì che mi voglio addormentare
Toc toc nonna, stasera mi regali una carezza? Mi sento stanco e un po’ triste, tu puoi venirmi a consolare?»
Nei versi successivi, Pellai racconta quella sensazione di protezione che si prova stando accanto a loro:
«I nonni sono querce che regalano un’ombra grande, quando c’è afa e caldo e sembra di stare nel deserto
Stare seduti accanto a loro, ti fa sentire al sicuro come quando piove e all’improvviso un ombrello viene aperto».
Non servono sempre grandi cose per far sentire amato un bambino. A volte basta sedersi accanto a lui, ascoltarlo senza interromperlo, lasciargli il tempo di raccontare. Ed è proprio sul tempo che la filastrocca si sofferma:
«C’è una cosa preziosa che i nonni conoscono bene: è il tempo. È quella cosa che passa e non ti aspetta
Per questo stare insieme a loro è sempre bello.
Perché coi nonni tutto va lento e non c’è fretta
Si può suonare il flauto sbagliando nota, andare al parco, stare sul divano a farsi coccole e parlare
Si può preparare una torta in cucina, sfogliare un libro, giocare a carte, godersi la lentezza e respirare».
Oggi, 2 ottobre, in occasione della Festa dei nonni, è importante ricordare quanto sia fondamentale che i genitori e la scuola aiutino i più giovani a riconoscere il valore dei propri nonni e degli anziani, affinché possano comprenderne l’importanza e farne tesoro nella quotidianità.
Lettore che ci segui, qual è il ricordo dei tuoi nonni che porti ancora nel cuore? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontacelo nei commenti, anche in forma anonima.
di Valentina Tropea




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