Francia, studenti in piazza: oltre 400 scuole restano chiuse, 2.000 persone fermate dall’inizio dei blocchi. Il governo apre al confronto
La mobilitazione, partita dalla regione parigina per chiedere più docenti, risorse e strutture adeguate, si è estesa in tutto il Paese. Il bilancio aggiornato parla di...

Le proteste sono partite da alcuni licei della regione parigina, dove gli studenti chiedevano la sostituzione dei docenti assenti, maggiori risorse e interventi sugli edifici scolastici. Nel giro di pochi giorni i blocchi si sono però estesi a numerose città francesi, fino a coinvolgere centinaia di istituti. Oggi, venerdì 2 ottobre, poco più di 400 scuole e altri istituti educativi resteranno chiusi.
Il ministro dell’Istruzione francese Edouard Geffray ha spiegato che in alcuni casi la decisione è stata presa dopo danneggiamenti ai sistemi antincendio, in altri per le aggressioni subite dal personale. Dove possibile, le lezioni proseguiranno a distanza.
La dimensione raggiunta dalla mobilitazione emerge anche dai numeri della giornata di giovedì: secondo Geffray, 1.027 sono i licei interessati da blocchi o altre forme di protesta.
Sale il numero dei feriti
Rispetto ai primi bilanci, nelle ultime ore sono stati aggiornati anche i dati sulle persone coinvolte negli scontri.
Il ministro dell’Istruzione ha riferito di 235 feriti dall’inizio della mobilitazione: 170 studenti e 65 dipendenti dell’istruzione, tra i quali 40 dirigenti scolastici. Il dato supera quindi i 119 feriti comunicati nelle giornate precedenti.
È cambiato anche il numero complessivo dei fermi. Mercoledì ne erano stati registrati 625 in una sola giornata, dopo gli oltre 440 del giorno precedente. Venerdì il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha portato il totale a circa 2.000 persone fermate dall’inizio delle proteste, precisando che approssimativamente due terzi sono stati posti in custodia di polizia. In alcune città la protesta è stata accompagnata da incendi, danneggiamenti e scontri con le forze dell’ordine. A Parigi uno degli episodi più gravi si è verificato davanti al Lycée Roger Verlomme, nel XV arrondissement.
Un incendio ha danneggiato pesantemente l’ingresso dell’istituto e alcune biciclette parcheggiate nelle vicinanze. Secondo quanto riferito da Le Figaro, le fiamme potrebbero essere state innescate dal lancio di un ordigno pirotecnico contro il portone, ma la dinamica non è ancora stata chiarita del tutto.
I vigili del fuoco sono intervenuti in breve tempo e hanno riportato la situazione sotto controllo. All’esterno della scuola sono rimasti numerosi studenti, scossi da quanto accaduto. Il governo sostiene inoltre che gruppi esterni agli istituti abbiano partecipato alle violenze; le organizzazioni studentesche, pur contestando la gestione dell’ordine pubblico, hanno a loro volta condannato le aggressioni contro il personale scolastico.
Cosa chiedono gli studenti
Alla base della mobilitazione rimangono soprattutto questioni legate al funzionamento quotidiano delle scuole.
Le organizzazioni studentesche chiedono più insegnanti, la sostituzione dei docenti assenti, interventi urgenti sugli edifici e condizioni di studio migliori. Tra le questioni sollevate compaiono anche gli orari considerati troppo pesanti e le pressioni legate a Parcoursup, il sistema utilizzato per l’accesso all’istruzione superiore. In alcune scuole della periferia parigina gli studenti hanno inoltre denunciato problemi molto concreti, dalle condizioni degli edifici alla presenza di infestazioni e alle temperature difficili da sostenere nelle aule.
Oggi il confronto con il Ministero
Parallelamente alle misure di sicurezza, il governo ha avviato un confronto con le rappresentanze degli studenti.
Il presidente dell’Union syndicale lycéenne Ryad Rani e la portavoce dell’Union étudiante Sabrine Kharbach sono attesi oggi al Ministero dell’Istruzione per presentare le proprie richieste.
Geffray ha inoltre annunciato una piattaforma di consultazione aperta agli studenti, dalla quale il Ministero punta a raccogliere problemi e proposte provenienti dai diversi territori.
Il quadro resta quindi in evoluzione: alle rivendicazioni iniziate nei licei si sono aggiunti episodi di violenza che hanno spinto le autorità a chiudere centinaia di istituti, mentre il confronto tra Ministero e rappresentanze studentesche entra ora in una nuova fase.
di Leandro Castagna
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