Docenti e ATA, 180 euro in meno: nessun aumento reale, solo un parziale adeguamento. L’analisi di Anief
Gli stipendi cresceranno, ma il confronto con l’inflazione cambia la prospettiva. Secondo i dati indicati da Marcello Pacifico, i rinnovi contrattuali recuperano soltanto...

420 euro in più a fronte di un’inflazione cresciuta di 600 euro. È da questo confronto che emerge un divario di circa 180 euro e, soprattutto, una considerazione: se per aumento si intende un effettivo miglioramento del potere d’acquisto, per docenti e personale ATA non si può parlare di un vero incremento dello stipendio, ma soltanto di un recupero parziale di quanto perso.
A fornire i dati è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, intervenuto durante un confronto organizzato a Palermo da Fratelli d’Italia, alla presenza di parlamentari ed esperti del mondo scolastico.
“In questi ultimi tre-quattro anni ho firmato tre contratti collettivi nazionali rispetto a un’inflazione che è salita di diciassette punti. È stata dura perché tra il 2008 e il 2018, quando non eravamo rappresentativi, per ben dieci anni non si è firmato un solo contratto e si è recuperato appena il 3% di inflazione su dieci punti; noi su sedici punti ne abbiamo recuperati dodici”. Pacifico considera le risorse stanziate un primo passo, rivendicando il lavoro svolto durante la contrattazione: “Significa che i soldi sono stati messi. E anche che abbiamo trattato bene, da parte nostra, trovando ascolto da parte del Governo: non si poteva fare di più, secondo noi è un primo passo, una prima risposta”.
420 euro recuperati, ma l’inflazione vale 600 euro
È lo stesso presidente Anief a chiarire la distanza tra gli aumenti contrattuali e la crescita del costo della vita: “Quando il Governo dice che abbiamo dato a regime da gennaio 2027, dobbiamo anche ricordare che l’ultimo aumento arriverà a gennaio 2027 e saranno complessivamente 420 euro in più in media. Il problema è che l’inflazione è salita di 600 euro: è ovvio che i nostri stipendi sono diventati ancora più bassi”. La differenza è di 180 euro. In termini nominali si riceve di più; in termini reali, invece, il personale scolastico continua ad avere un potere d’acquisto inferiore. Pacifico indica perciò la priorità dei prossimi rinnovi: “L’obiettivo futuro, rispetto agli stipendi, è comprendere cosa si è fatto e cosa si dovrà fare: soprattutto bisognerà adeguare gli stipendi”.
Le richieste per il personale ATA
Una parte dell’intervento è stata dedicata al personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Pacifico ha ricordato l’attivazione dei nuovi profili professionali, l’aumento delle risorse destinate agli operatori scolastici, l’indennità dei DSGA e lo sblocco delle posizioni economiche.
“Anche sul personale ATA abbiamo cominciato a dare delle attenzioni. Certo, c’è molto da fare: trasformare in area delle elevate professionalità i DSGA e, in generale, aumentare i soldi del personale ATA”.
Figure di sistema e differenze con gli altri dipendenti pubblici
Per i docenti, Anief chiede inoltre di riconoscere economicamente il lavoro aggiuntivo svolto all’interno delle scuole: “C’è da riconoscere il lavoro fatto dalle figure di sistema, di tutti quei collaboratori del dirigente scolastico che a diverso titolo fanno qualcosa in più. Questo è l’obiettivo: valorizzarli”.
Resta poi il divario retributivo con gli altri comparti della Pubblica amministrazione. Pacifico lo descrive attraverso la propria esperienza personale: “Oggi, dopo venti anni di servizio a scuola, prendo diecimila euro in meno di chi lavora ai ministeri. A un certo punto si è deciso che chi lavora nei ministeri vale di più di chi lavora a scuola”.
Il prossimo passaggio sarà la legge di Bilancio. Anche qui, secondo Pacifico, bisognerà confrontare le risorse stanziate con l’andamento dei prezzi: “C’è un’inflazione, ripeto, del 3,5%. Precedentemente avevamo concordato il 2% di aumenti stipendiali: è evidente che bisogna lavorare per recuperare quel gap in futuro”.
A te, lettore che lavori nella scuola, come valuti gli aumenti contrattuali? Hanno compensato realmente la crescita di spesa, bollette e servizi? Quale incremento sarebbe necessario per recuperare il potere d’acquisto perduto? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.
di La Redazione
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