San Francesco, fratello sole e sorella luna: La lezione di umanità che riguarda tutti noi. Da quest'anno il 4 ottobre è festa nazionale
Chiamava fratello il sole e sorella la luna. Ottocento anni dopo, Francesco ci pone una domanda che riguarda anche le nostre case e le nostre scuole...

Fratello sole, sorella luna. Ci sono parole che impariamo da bambini e che, crescendo, rischiamo di ricordare senza ascoltarle più. Quelle di San Francesco d’Assisi raccontano un modo di guardare il mondo nel quale persino il sole, l’acqua e la terra diventano presenze familiari. Qualcosa a cui sentirsi legati, di cui avere cura. Oggi, domenica 4 ottobre, l’Italia celebra San Francesco con una festa nazionale, istituita dalla legge 151 del 2025 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2026. La legge richiama la pace, la fratellanza, la tutela dell’ambiente e la solidarietà: valori che appartengono alla sua storia e interrogano anche la nostra.
Nell’anno dell’ottavo centenario della sua morte, sugli edifici pubblici, comprese le scuole, è prevista l’esposizione delle bandiere italiana ed europea. Un segno visibile di una ricorrenza che chiede anche di fermarsi sul suo significato.
Francesco ci è vicino quando ci invita a riconoscere un fratello dove siamo abituati a vedere un estraneo. A scuola può essere il compagno che resta solo durante l’intervallo. Nella vita adulta, una persona che incontriamo ogni giorno senza domandarci mai come stia. Qualcuno di cui conosciamo la difficoltà, ma al quale continuiamo a rimandare una telefonata.
La fraternità prende forma quando ci accorgiamo dell’altro e gli facciamo spazio. Anche quando non ci somiglia, quando non sappiamo che cosa dirgli, quando avvicinarci ci mette a disagio. Nel suo Testamento, Francesco racconta proprio questo cambiamento. La vista dei lebbrosi gli procurava amarezza; stare tra loro e usare misericordia trasformò il suo modo di sentire: «Ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo».
Prima c’era una distanza. Poi un incontro. È un passaggio che possiamo comprendere anche oggi: a volte giudichiamo da lontano ciò che, soltanto avvicinandoci, potremmo conoscere.
Anche fratello sole e sorella luna ci riportano a questa capacità di sentirci parte di qualcosa. Nel Cantico delle creature, la gratitudine nasce dalle cose che rendono possibile la vita: la luce, l’acqua, la terra. Presenze quotidiane delle quali spesso ci accorgiamo soltanto quando vengono a mancare. Possiamo trasmettere questo sguardo ai bambini attraverso esperienze semplici: osservare un albero che cambia, rispettare un animale, imparare a non sprecare l’acqua. E possiamo insegnare la pace nel modo in cui affrontiamo un litigio, ascoltiamo una ragione diversa dalla nostra o chiediamo scusa.
I bambini ci guardano soprattutto mentre facciamo queste cose. È lì che parole grandi come rispetto, solidarietà e fratellanza diventano comprensibili.
La festa di Francesco ci lascia allora una domanda: chi rischiamo di non vedere, mentre siamo presi dalla nostra giornata? Forse ricordarlo significa cominciare proprio da quella persona. Fermarsi, salutarla, ascoltarla. Farle sentire che c’è posto anche per lei.
Per te, lettore che ci segui, quale ricordo associ a San Francesco? C’è un suo insegnamento che hai portato nella tua vita o trasmesso ai tuoi figli? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.
di Leandro Castagna




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Il ricordo che associo a fratello ☀️ è la lussuria come male della vita e il laudato si mi Signore come la meraviglia del creato.
Alle mie figlie ho insegnato a riflettere tra il bene e il male della vita.