Ianes: “Il PEI va cambiato durante l’anno, deve essere cambiato. Va reso dinamico, dinamicissimo. Ancora una volta il Ministero ha cannato sull’inclusione”
Le nuove scadenze riaprono il confronto sul Piano educativo individualizzato. Per il pedagogista, il documento deve seguire il lavoro in classe e i progressi dell’alunno.

Ci sono documenti che servono a certificare ciò che è già accaduto e altri che hanno senso proprio perché accompagnano qualcosa che sta accadendo. Il Piano educativo individualizzato appartiene alla seconda categoria.
È da qui che occorre partire per comprendere il dibattito aperto dalle nuove disposizioni. Dietro una modifica delle scadenze c’è una questione educativa: come mantenere il progetto capace di seguire una persona che continua a cambiare?
Dario Ianes sceglie un ricordo lontano e una metafora semplicissima per rispondere.
"Trent’anni fa un’insegnante mi chiese: 'Ma secondo lei il PEI si può cambiare durante l’anno?'. Allora io le risposi così: “Eh beh, dipende da dove l’ha scritto il PEI. Perché se l’ha scritto sulle tavole di pietra, come Mosè, allora questo chiaramente non si può cambiare. Ma se l’avesse scritto su un pezzo di carta, allora non solo può cambiarlo durante l’anno, ma deve cambiarlo durante l’anno'".
È una battuta, ma dietro c’è il punto più importante della questione. Il PEI non è scritto sulle tavole di pietra. Non fotografa una situazione destinata a rimanere identica per mesi. Accompagna il lavoro degli insegnanti e deve poter accogliere ciò che emerge durante il percorso.
"Perché deve cambiare durante l’anno?", continua Ianes. "Perché il PEI è qualcosa che accompagna il lavoro, segue il lavoro. È un documento di programmazione, non è, come dire, un atto definito una volta per tutte, come vorrebbero queste nuove norme ministeriali, che irrigidiscono senza alcun senso".
Il decreto-legge 170 del 30 settembre 2026, in vigore dal 1° ottobre, anticipa a giugno il PEI definitivo per gli alunni già inseriti in un percorso di supporto alla disabilità e iscritti nella medesima scuola. Prevede aggiornamenti, correttivi e integrazioni entro le prime due settimane di ottobre, lasciando successivamente la possibilità di modificarlo in presenza di nuove o sopravvenute condizioni di funzionamento della persona.
Il decreto non elimina le verifiche periodiche del PEI, previste dall’articolo 7, comma 2, lettera h), del d.lgs. 66/2017. Introduce però, per gli alunni già seguiti nella stessa scuola, un termine per gli aggiornamenti e lega le modifiche successive a nuove o sopravvenute condizioni di funzionamento della persona. È su questo rapporto tra scadenze e revisione del progetto che si concentra la critica di Ianes: occorre chiarire come potranno trovare spazio nel documento i progressi negli apprendimenti e i cambiamenti osservati durante l’anno.
Nella scuola la crescita non procede soltanto attraverso eventi eccezionali. Molto più spesso è fatta di piccoli passi.
Un alunno che riesce finalmente a svolgere da solo un’attività che fino a qualche settimana prima richiedeva aiuto. Una relazione con i compagni che migliora. Una strategia didattica più efficace di quella prevista. Una difficoltà che emerge durante l’anno. Un interesse nuovo dal quale partire. Un obiettivo raggiunto prima del previsto, che permette di progettare il passo successivo.
Sono cambiamenti apparentemente piccoli, ma è su questi cambiamenti che vive la progettazione educativa. A volte basta che l’alunno abbia imparato perché sia necessario rivedere un obiettivo o il modo di lavorare.
Aggiornare un PEI significa osservare, confrontarsi, motivare le scelte e condividere il percorso. Richiede tempo, ed è giusto che sia così, perché quel documento riguarda una persona. Il rischio, nella lettura critica proposta da Ianes, è che una maggiore rigidità renda meno naturale questo lavoro. Gli insegnanti potrebbero continuare ad adattare attività e strategie nella pratica quotidiana, lasciando però il documento indietro rispetto a ciò che accade in classe. È un rischio educativo sul quale vale la pena soffermarsi: un progresso osservato deve trovare spazio anche nella progettazione, quando richiede di rivedere il percorso. Ianes lo dice con parole nette: "Se il PEI è un vero documento di programmazione in itinere, che segue il lavoro — sostegno, curricolari, educatori — va cambiato, va reso dinamico, dinamicissimo, ancora di più di quanto è adesso, con le verifiche durante l’anno".
“Dinamicissimo” esprime un modo di concepire il PEI. Il documento deve aiutare a lavorare meglio, a capire che cosa sta funzionando e che cosa richiede una scelta diversa.
Può essere approvato nei tempi, sottoscritto e completo in ogni sua parte. Ma se non riesce più a cambiare insieme alla persona per la quale è stato costruito, rischia di essere un buon documento e un cattivo progetto educativo.
di La Redazione
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