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Una stanza può costare più di 700 euro al mese: il caro affitti spinge i docenti a rinunciare al ruolo. In Toscana circa 400 rinunce

12 set
Tempo di lettura: 3 min

Il caro affitti pesa su chi è costretto a trasferirsi per lavoro. Per molti docenti, persino il posto fisso rischia di non bastare a sostenere il costo di una stanza...

Accettare un posto a tempo indeterminato nella scuola non è sempre una scelta facile. A pochi giorni dall’avvio delle lezioni, le procedure di reclutamento continuano infatti a fare i conti con rinunce e successivi scorrimenti delle graduatorie.

Il fenomeno emerge con particolare evidenza in Toscana, dove la FLC CGIL regionale parla di circa 400 rinunce al ruolo. Secondo il sindacato, almeno una parte di queste decisioni è legata a motivazioni economiche: affitti elevati, costo del carburante e sedi molto lontane dall’abitazione possono rendere difficile accettare il posto.


Sempre secondo la FLC CGIL, le ragioni economiche peserebbero per almeno un quarto delle rinunce registrate in Toscana. Tra le zone dove il problema si fa sentire maggiormente vengono indicate aree periferiche come Lunigiana, Garfagnana, Mugello, Val di Cecina e Isola d’Elba.

Non tutte le rinunce dipendono però dal caro-vita. La stessa organizzazione sindacale richiama anche la presenza degli stessi candidati in più graduatorie legate alle diverse procedure concorsuali, elemento che può portare alcuni aspiranti a lasciare una nomina per accettarne un’altra.

Le rinunce fanno scorrere le graduatorie

Il problema non riguarda soltanto la Toscana.

In Friuli Venezia Giulia, per esempio, l’Ufficio scolastico regionale ha dovuto procedere con ulteriori scorrimenti delle graduatorie dopo le rinunce registrate nelle precedenti fasi di assegnazione.

Il meccanismo è semplice: quando un candidato non accetta la sede entro i termini previsti, il posto torna disponibile e l’amministrazione procede con lo scorrimento della graduatoria.

Anche in Liguria le operazioni di immissione in ruolo per l’anno scolastico 2026/2027 hanno richiesto una ridefinizione e nuovi passaggi nelle procedure di reclutamento.


Il problema dei posti che restano vacanti

Le rinunce si inseriscono in un quadro già complesso sul fronte degli organici.

Secondo la UIL Scuola, dopo le operazioni di mobilità risultavano quasi 48mila posti vacanti a livello nazionale. A questi si affianca un ricorso molto ampio ai contratti a tempo determinato, che ogni anno superano quota 250mila.

La questione, dunque, non riguarda soltanto quanti docenti vengono assunti, ma anche la capacità di coprire effettivamente le sedi disponibili e mantenerle occupate in modo stabile.


Quanto pesa davvero l’affitto

I numeri aiutano a capire meglio il problema.

Secondo i dati di Immobiliare.it Insights aggiornati ad agosto 2026, per una stanza singola a Milano vengono richiesti in media 704 euro al mese. A Firenze la media è di 627 euro, a Roma di 615 euro, mentre a Bologna si attesta intorno ai 585 euro.

Anche città meno grandi possono avere costi rilevanti: a Bergamo una stanza singola costa mediamente 504 euro al mese.


Non si parla quindi necessariamente di un appartamento intero. Già il costo di una semplice stanza può rappresentare una voce importante del bilancio mensile di chi deve trasferirsi per lavorare.

Per un docente assegnato a centinaia di chilometri da casa, al canone di locazione possono aggiungersi trasporti, carburante, utenze e spese per rientrare periodicamente nella propria città.

È in questo contesto che la distanza dalla sede diventa un elemento decisivo. In Toscana, per esempio, i sindacati segnalano difficoltà soprattutto nelle zone periferiche e meno facilmente raggiungibili.

La scelta di accettare il ruolo, quindi, può dipendere non soltanto dalla stabilità del contratto, ma anche dalla possibilità concreta di sostenere i costi legati alla sede assegnata.

di Leandro Castagna

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