Tamaro: “Non siamo solo una goccia nell’oceano e il nostro bene ha infiniti livelli di azione. Un cuore misericordioso è in grado di assumere su di sé ogni dolore del mondo”
- La Redazione

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"Non si tratta di tristezza, ma di consapevolezza. Se una parte del mondo festeggia l’altra pensa a come sopravvivere, come arrivare anche solo a domani..."

“L’unica arma che possiamo brandire è la misericordia, perché un cuore misericordioso è in grado di assumere su di sé ogni dolore del mondo” è con queste parole che inizia la profonda riflessione della scrittrice Susanna Tamaro, parole che si adattano perfettamente a questi giorni pieni di significato, di momenti da trascorrere insieme alla famiglia ma anche di meditazione.
Secondo Tamaro, se i pensieri misericordiosi degli uomini si posassero anche solo per un istante sulle ferite del mondo questo rappresenterebbe già un primo passo verso la guarigione. A tal proposito afferma: “In questo tempo di Pasqua, flagellato da piogge, venti invernali e persino neve, in questa primavera che si rifiuta di arrivare, osservando gli alberi ancora spogli mi sembra che in qualche modo stiano gridando la loro disperazione al cielo”.
È come se il mondo, la natura, volessero dirci che non è questa la strada giusta che stiamo percorrendo, non è questo il sentiero che conduce gli uomini verso la pace: “esiste uno stretto legame tra le azioni degli esseri umani e la meteorologia. Ora la scienza è in grado di spiegarci tutto con i suoi parametri ma il nostro cuore comincia ormai a sussurrarci che legami sottili tra noi e il cosmo esistono davvero: come noi siamo sensibili ai suoi influssi, altrettanto esso è sensibile ai nostri”.
Guerre, bombardamenti, esplosioni, tutto questo sembra così lontano eppure siamo più vicini di quanto crediamo e il solo pensiero, suggerisce la scrittrice, sarebbe capace, addirittura, di farci sentire addosso la sofferenza che le vittime di queste stragi hanno subìto e stanno, ancora oggi, subendo. Non si tratta di tristezza, ma di consapevolezza. Se una parte del mondo festeggia l’altra pensa a come sopravvivere, come arrivare anche solo a domani. “Non ho mai sentito nessuno riflettere su quanta devastazione abbiano creato questi esperimenti sul mondo naturale, che ferita si sia aperta e se mai si sia richiusa”.
In questi giorni che rappresentano la rinascita e la resurrezione occorre trovare anche del tempo per riflettere e provare a dare una risposta alle domande che pone l’esperta. Domande scomode ma necessarie: “Le 165 bambine arse vive in Iran nella loro scuola - definite “danno collaterale” per un errore informatico - hanno un peso su questo equilibrio o sono soltanto un nulla che è ritornato nulla? E tutta l’enorme quantità di dolore e distruzione provocata dalle guerre, i fiumi di iniquità che tutti i giorni si riversano nelle nostre case e nelle nostre vite lasciano davvero indifferente il Cielo? Che cosa rimane allora da fare a noi, persone prive di potere ma non ancora anestetizzate nell’umano, per continuare a credere nel bene?”.
Non siamo solo una goccia nell’oceano e il nostro bene ha “infiniti livelli di azione”. Piccoli gesti nei quali è nascosto ciò che siamo chiamati a svolgere, il nostro lato umano, profondo e autentico: “La pianta abbandonata che nessuno bagna e che tu innaffi, l’animale maltrattato che tu salvi e riporti alla sua dignità di creatura. Il pensiero, pensare una ad una alle bambine morte, anche se non le conoscevi, anche se non sai i nomi; immaginare la loro gioia e la loro allegria, e pensare che quella gioia e quella allegria sia stata messa in salvo da qualche parte del mondo. L’unica arma che possiamo brandire è la misericordia, perché un cuore misericordioso è in grado di assumere su di sé ogni dolore del mondo, senza mai assuefarsi alla sua esistenza” conclude Tamaro.
E tu, lettore che ci segui, come risponderesti alle domande poste dall'esperta? Pensi anche tu che il bene degli uomini ha infiniti livelli di azione?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di NATALIA SESSA



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