Gianluca Ibarra Silvera, vittima di una aggressione nei pressi della stazione Certosa di Milano : "Agli insegnanti viene chiesto di intervenire quando il disagio è già avanzato" l'appello del CNDDU
- La Redazione

- 10 giu
- Tempo di lettura: 3 min
"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita a non fermarsi alla cronaca dell'ennesimo episodio di violenza giovanile e richiama l'attenzione..."

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la morte di Gianluca Ibarra Silvera, il giovane ventiduenne vittima di una brutale aggressione avvenuta nei pressi della stazione Certosa di Milano.
Di fronte all'ennesimo episodio di violenza giovanile, sarebbe un grave errore limitarsi alla cronaca o alla ricerca immediata di responsabilità individuali, pur necessarie sul piano giudiziario. Esiste infatti una domanda più profonda che la società italiana continua a rinviare: che cosa sta accadendo ai nostri giovani e, soprattutto, che cosa sta accadendo agli adulti che dovrebbero educarli? Troppo spesso assistiamo a manifestazioni di aggressività che non nascono soltanto da condizioni di marginalità sociale o da contesti familiari problematici, ma da una più generale difficoltà a riconoscere il valore del limite, del rispetto e della responsabilità. La violenza diventa allora un linguaggio. Non l'espressione della forza, ma il sintomo di una debolezza interiore che cerca visibilità attraverso la sopraffazione.
Da anni si registra una crescente incapacità di tollerare la frustrazione, di accettare il dissenso, di comprendere che la convivenza democratica si fonda sul rispetto delle regole e della dignità altrui. In molti casi sembra essersi affermata una cultura dell'immediatezza nella quale ogni desiderio pretende soddisfazione immediata e ogni ostacolo viene percepito come un'offesa personale.
La questione non riguarda soltanto le cosiddette bande giovanili. Sarebbe riduttivo e persino rassicurante attribuire il problema a gruppi specifici, a provenienze geografiche o a singole realtà territoriali. La vera emergenza riguarda una diffusa povertà educativa che attraversa trasversalmente contesti sociali differenti e che trova terreno fertile in una società sempre più incline a sostituire l'educazione con la concessione, l'autorevolezza con la compiacenza, il dialogo con l'indifferenza.
Come Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani riteniamo che il tema centrale sia il progressivo indebolimento dei processi educativi. Una comunità che teme di dire "no", che considera ogni regola una limitazione della libertà, che rinuncia a trasmettere il senso della responsabilità personale, finisce inevitabilmente per produrre fragilità che possono trasformarsi in comportamenti antisociali.
La scuola non può essere lasciata sola. Agli insegnanti viene spesso chiesto di intervenire quando il disagio è già avanzato, quando il senso del limite è stato compromesso e quando il rapporto educativo si trova a dover compensare vuoti costruiti altrove. Occorre invece una nuova alleanza tra famiglia, scuola e società civile che restituisca valore all'impegno, al rispetto, alla disciplina intesa come consapevolezza delle proprie azioni e delle loro conseguenze.
Parlare di diritti umani significa anche parlare di doveri. Significa educare i giovani alla consapevolezza che la libertà individuale trova il proprio fondamento nel riconoscimento della libertà degli altri. L'omicidio di Gianluca Ibarra Silvera deve interrogare tutti noi. Non soltanto le istituzioni preposte alla sicurezza, ma l'intera comunità educante.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce la necessità di investire con decisione nell'educazione civica, nell'educazione affettiva, nella cultura del rispetto e nella formazione del pensiero critico. Non servono soltanto più controlli o pene più severe. Serve una società che torni ad avere il coraggio di educare, di indicare una direzione, di trasmettere valori e di assumersi la responsabilità delle nuove generazioni.
di La Redazione




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