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Studente DSA non ammesso alla classe successiva: dalla sentenza del TAR Lombardia una riflessione su inclusione, valutazione e successo formativo

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene dopo la sentenza del TAR Lombardia che ha confermato la non ammissione alla classe successiva di uno studente con DSA, richiamando...

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani segue con particolare attenzione il dibattito sviluppatosi in seguito alla sentenza del TAR Lombardia (Sezione V, n. 2803/2026), che ha confermato la non ammissione alla classe successiva di uno studente con Disturbi Specifici dell’Apprendimento, respingendo il ricorso promosso dalla famiglia.


La decisione richiama principi già consolidati nell’ordinamento scolastico italiano, secondo i quali gli strumenti compensativi e le misure dispensative previsti dalla Legge n. 170 del 2010 costituiscono garanzie finalizzate a consentire allo studente di esprimere il proprio potenziale formativo in condizioni di equità, senza tuttavia modificare gli obiettivi essenziali di apprendimento richiesti per il conseguimento del successo scolastico.

La vicenda offre tuttavia l’opportunità di sviluppare una riflessione più ampia sul significato della valutazione all’interno di una scuola che si definisce inclusiva e orientata alla promozione della persona.


L’inclusione non può essere interpretata come una mera sommatoria di strumenti tecnici, procedure amministrative o adempimenti documentali. Essa rappresenta un processo complesso che coinvolge la dimensione didattica, relazionale e organizzativa dell’istituzione scolastica e che richiede un impegno costante nella costruzione di contesti di apprendimento capaci di valorizzare le differenze senza rinunciare alla qualità della formazione.

In tale prospettiva, la valutazione assume una funzione che va oltre la certificazione degli esiti finali. Essa costituisce uno strumento attraverso il quale la comunità educante è chiamata a monitorare il percorso di crescita dello studente, a individuare tempestivamente eventuali criticità e a predisporre interventi adeguati affinché le difficoltà non si trasformino progressivamente in condizioni di svantaggio sempre più difficili da recuperare.


Quando uno studente conclude il proprio anno scolastico con diffuse insufficienze in numerose discipline fondamentali, emerge inevitabilmente la necessità di interrogarsi non soltanto sull’esito conclusivo del percorso, ma anche sulla capacità del sistema educativo di accompagnare efficacemente il processo di apprendimento durante l’intero anno scolastico. La riflessione non riguarda esclusivamente il singolo caso, ma investe il tema più generale della prevenzione della dispersione implicita, fenomeno che si manifesta ogniqualvolta uno studente, pur formalmente inserito nel percorso scolastico, non riesce a raggiungere livelli adeguati di competenza e partecipazione.

Occorre inoltre evitare il rischio di una contrapposizione impropria tra diritto all’inclusione e rigore valutativo. Si tratta di valori che non si escludono reciprocamente, ma che devono procedere in modo complementare. Una scuola realmente inclusiva non rinuncia alle proprie finalità formative; al contrario, si impegna a garantire che ogni studente possa conseguire gli obiettivi essenziali attraverso percorsi personalizzati e strategie adeguate alle proprie caratteristiche.

La non ammissione alla classe successiva, quando adeguatamente motivata e inserita all’interno di un percorso educativo coerente, non può essere interpretata esclusivamente come una misura sanzionatoria. Essa richiama l’esigenza di consolidare conoscenze, competenze e abilità che costituiscono il presupposto indispensabile per affrontare con serenità ed efficacia le tappe successive del percorso di istruzione.


Al contempo, la vicenda evidenzia l’importanza di un dialogo costante e costruttivo tra scuola e famiglia. La qualità dell’azione educativa dipende in larga misura dalla capacità delle diverse componenti coinvolte di condividere obiettivi, strategie e responsabilità. In assenza di una collaborazione effettiva, il rischio è quello di trasformare le difficoltà educative in controversie procedurali, allontanando l’attenzione dal principale interesse da tutelare: il benessere formativo dello studente.


Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene pertanto che il dibattito suscitato dalla sentenza debba rappresentare un’occasione per rafforzare ulteriormente la cultura dell’inclusione, investire nella formazione continua del personale scolastico, promuovere modelli sempre più efficaci di personalizzazione degli apprendimenti e consolidare le reti di corresponsabilità educativa tra istituzioni scolastiche, famiglie e servizi territoriali.


Il diritto all’istruzione, nella sua più alta espressione, non consiste esclusivamente nell’accesso alla scuola o nel conseguimento formale della promozione, ma nella concreta possibilità per ogni studente di sviluppare competenze, autonomia, senso critico e consapevolezza di sé all’interno di un percorso educativo autenticamente orientato alla crescita della persona.

È in questa prospettiva che la scuola continua a svolgere la propria insostituibile funzione costituzionale e democratica: formare cittadini liberi, responsabili e pienamente partecipi della vita sociale, nel rispetto della dignità e delle potenzialità di ciascuno".

di La Redazione




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