A dieci anni dalla morte di Ciro Colonna, il CNDDU invita le scuole a custodire la memoria delle vittime innocenti delle mafie
- La Redazione

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Nel decimo anniversario dell’uccisione del giovane di Ponticelli, vittima innocente della camorra, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama il ruolo della...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani desidera ricordare la figura di Ciro Colonna, giovane vittima innocente della camorra, la cui tragica vicenda continua a rappresentare una ferita aperta per la comunità di Ponticelli e per l'intero Paese.
A distanza di dieci anni dalla sua uccisione, la sua storia conserva una straordinaria forza educativa e civile, poiché richiama l'attenzione sul diritto alla vita, sulla dignità della persona e sulla necessità di contrastare ogni forma di violenza criminale attraverso la cultura, l'educazione e la partecipazione democratica. Ciro aveva diciannove anni. Era un ragazzo semplice, rispettoso, profondamente legato alla propria famiglia e ai suoi amici. Frequentava una scuola serale per conseguire il diploma e guardava al futuro con la speranza di costruirsi una vita migliore attraverso il lavoro e l'impegno personale. Come tanti giovani della sua età, coltivava sogni, progetti e aspettative. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un ragazzo sorridente, corretto, estraneo a qualsiasi logica criminale e animato dal desiderio di trovare il proprio posto nel mondo.
La sua vicenda dimostra quanto possa essere devastante la violenza mafiosa quando colpisce indiscriminatamente vite innocenti, spezzando percorsi di crescita e speranze che nulla hanno a che vedere con gli interessi e le dinamiche delle organizzazioni criminali.
La sera del 7 giugno 2016, nel quartiere Ponticelli di Napoli, Ciro si trovava in un circolo ricreativo di via Cleopatra quando un commando armato fece irruzione per colpire Raffaele Cepparulo, ritenuto il vero obiettivo dell'agguato. Nel caos generato dagli spari, al giovane caddero gli occhiali da vista. Mentre si chinava per recuperarli, venne scambiato dai killer per una persona armata e colpito mortalmente. Un gesto quotidiano e istintivo si trasformò in una condanna senza appello. In pochi istanti furono cancellati i suoi progetti, i suoi affetti e le possibilità che la vita avrebbe potuto offrirgli.
Alla sofferenza per la perdita si aggiunsero, nei giorni successivi, insinuazioni e sospetti che finirono per aggravare ulteriormente il dolore della famiglia.
Tuttavia, le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia accertarono rapidamente la totale estraneità di Ciro a qualsiasi contesto criminale. La verità giudiziaria confermò ciò che amici, insegnanti, conoscenti e cittadini avevano sempre saputo: Ciro era una vittima innocente. Le condanne inflitte ai mandanti e agli esecutori materiali dell'agguato hanno rappresentato un importante riconoscimento della verità e della giustizia, pur senza poter colmare il vuoto lasciato dalla sua assenza.
La storia di Ciro si inserisce in quella di una periferia spesso raccontata esclusivamente attraverso le cronache della criminalità, ma che in realtà custodisce una fitta rete di energie positive.
Ponticelli è anche il luogo in cui associazioni, scuole, educatori, parrocchie e cittadini lavorano quotidianamente per costruire percorsi di inclusione sociale, opportunità educative e spazi di partecipazione. In questo contesto, la memoria di Ciro è divenuta simbolo di un impegno collettivo che rifiuta la rassegnazione e afferma la possibilità del cambiamento. Emblematico è il recupero di un edificio scolastico abbandonato, trasformato in un centro educativo e sociale che porta il suo nome e che oggi rappresenta un presidio di legalità e di promozione umana per l'intero territorio.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che la vicenda di Ciro Colonna debba essere sempre più presente nei percorsi formativi delle nuove generazioni. La sua storia non appartiene soltanto alla memoria delle vittime innocenti delle mafie, ma costituisce una preziosa occasione di riflessione sul valore della responsabilità civile, sulla forza della verità e sul ruolo fondamentale dell'educazione nella prevenzione della cultura mafiosa. Raccontare Ciro nelle scuole significa offrire agli studenti la possibilità di comprendere che dietro ogni nome vi è una persona, con i suoi sogni, i suoi legami e le sue aspirazioni. Significa anche contrastare quella pericolosa assuefazione alla violenza che rischia di trasformare le tragedie in semplici fatti di cronaca.
Per questa ragione, appare necessario promuovere percorsi educativi capaci di coniugare memoria e innovazione, coinvolgendo attivamente gli studenti nella costruzione di una cittadinanza consapevole. La memoria delle vittime innocenti non dovrebbe limitarsi alla commemorazione annuale, ma diventare esperienza viva attraverso attività di ricerca, narrazione, documentazione e partecipazione civica. Le nuove tecnologie, se utilizzate in modo critico e responsabile, possono contribuire a costruire archivi digitali della memoria, raccogliere testimonianze delle comunità locali e restituire voce a storie che rischiano di essere dimenticate.
Allo stesso tempo, è importante incoraggiare i giovani a individuare e valorizzare le esperienze di riscatto presenti nei propri territori, affinché la lotta alle mafie non venga percepita esclusivamente come contrasto alla criminalità, ma anche come costruzione quotidiana di opportunità, relazioni e speranza.
La figura di Ciro Colonna continua a ricordarci che dietro ogni vittima innocente vi è una promessa di futuro spezzata. Tuttavia, la forza della memoria può trasformare quella perdita in una responsabilità collettiva. Educare i giovani alla conoscenza di queste storie significa contribuire alla formazione di cittadini più consapevoli, capaci di riconoscere il valore della dignità umana e di opporsi a ogni forma di sopraffazione. Nel ricordo di Ciro, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova il proprio impegno affinché la scuola continui a essere uno dei principali luoghi di costruzione della coscienza civile, della cultura della legalità e della tutela dei diritti fondamentali della persona".

di La Redazione




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