Galimberti: "Il tradimento appartiene all’amore come il giorno alla notte". Chi pretende garanzie assolute sta fuggendo dalla vita
- La Redazione

- 6 ore fa
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"Non si dà amore senza possibilità di tradimento, così come non si dà tradimento se non all'interno di un rapporto d'amore. A tradire infatti non sono i..."

“Non si dà amore senza possibilità di tradimento, così come non si dà tradimento se non all'interno di un rapporto d'amore. A tradire infatti non sono i nemici e tanto meno gli estranei, ma i padri, le madri, i figli, i fratelli, gli amanti, le mogli, i mariti, gli amici. Solo loro possono tradire, perché su di loro un giorno abbiamo investito il nostro amore. Il tradimento appartiene all'amore come il giorno alla notte”.
Inizia da questa riflessione dura e spiazzante l'analisi di Umberto Galimberti sulle trappole nascoste nei legami affettivi. Il filosofo non invita a giustificare il tradimento, ma a guardare l’amore senza ingenuità: si può essere feriti soltanto da chi abbiamo lasciato entrare davvero nella nostra vita.
“Una cosa è certa: nella relazione non ci si può seppellire, ogni tanto bisogna uscire, se non altro per sapere chi siamo senza di lei o di lui. Solo gli altri, infatti, ci raccontano le parti sconosciute di noi”.
Inizia con questa tagliente provocazione la riflessione di Umberto Galimberti sulle trappole nascoste nei legami affettivi.
Troppo spesso, infatti, viviamo i rapporti come un rifugio per ripararci dalle nostre paure, quando invece dovrebbero diventare un’opportunità per arricchirci e conoscerci meglio. Terrorizzati dall'idea di affrontare le sfide della vita da soli, ci aggrappiamo al partner trasformandolo in uno scudo, in una proprietà privata da difendere a ogni costo.
Nella lettura di Galimberti, chiudersi a doppia mandata nella propria quotidianità, tagliando i ponti con il mondo esterno, non è un atto romantico: è una resa. È come sventolare la bandiera bianca e dire: “il mio mondo inizia e finisce qui”. Si baratta la propria identità in cambio della tranquillità, illudendosi che questo appiattimento sia il vero volto del sentimento. Come spiega lucidamente l'autore: “L'amore non è possesso, perché il possesso non tende al bene dell'altro, né alla lealtà verso l'altro, ma solo al mantenimento della relazione che, lungi dal garantire la felicità, che è sempre nella ricerca e nella conoscenza di sé, la sacrifica in cambio della sicurezza. Siamo in due, non sappiamo più chi siamo, ma siamo insieme ad affrontare il mondo”.
Questo patto silenzioso, basato sul controllo reciproco, finisce inevitabilmente per soffocare entrambi.
Sotto il peso della routine e dell'esigenza di non disturbare mai quell'equilibrio di tranquillità, l'individuo smette di evolvere. Si crea una sorta di recinto invisibile dove ogni novità viene vista come una minaccia, e dove la regola non scritta è quella di restare per sempre identici a se stessi per non spaventare il partner. A questo proposito, Galimberti lancia un monito contro questa pericolosa e invisibile gabbia: “C'è infatti in ogni amore, da quello dei genitori a quello dei mariti, delle mogli, degli amici, degli amanti, una forma di possesso che arresta la nostra crescita e costringe la nostra identità a costituirsi solo all'interno di quel recinto che è l'amore che non dobbiamo tradire”. Ma la natura umana, prima o poi, si spinge sempre oltre i recinti. Quando la prigione diventa insopportabile, ecco che scatta la ribellione, l'errore, lo strappo.
Accettare che chi amiamo possa sbagliare, cambiare strada o addirittura ferirci è il primo passo per diventare esseri umani maturi e completi. L'amore adulto non è quello che pretende l'assoluta immunità dalle tempeste, ma quello che sa reggerne l'urto senza crollare. Chiudendo la sua attenta disamina, il filosofo ci ricorda: chi esige garanzie assolute e non accetta che l'altro sia libero di sbagliare, sta in realtà fuggendo dalla vita. “In ogni amore che non conosce il tradimento e neppure ne ipotizza la possibilità c'è troppa infanzia, troppa ingenuità, troppa paura di vivere con le sole nostre forze, troppa incapacità di amare se appena si annuncia un profilo d'ombra”.
E tu, lettore che ci segui, pensi che si possa amare davvero senza correre il rischio di soffrire? Quanto conta, in una relazione, lasciare all’altro la libertà di essere sé stesso senza trasformare l’amore in controllo o paura?
Scorri in basso e raccontaci il tuo punto di vista, anche in forma anonima.
di Leandro Castagna




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Ho sempre percepito questo concetto senza mai rendermi conto di quanto fosse vero...
Condivido parola per parola, un'analisi molto bella...