Scuola, lavora con un diploma falso: incassa 29 mila euro. La decisione della Corte
Ha lavorato in più scuole tra il 2019 e il 2020 usando un titolo inesistente. La Corte dei Conti accerta la malafede e dispone...

Tra il 2019 e il 2020 ha lavorato serenamente in cinque diversi istituti comprensivi per la provincia di Treviso. Ha coperto turni che andavano dalle 18 alle 36 ore settimanali, arrivando a incassare oltre 29 mila euro. Per farsi assumere, però, l’uomo ha utilizzato un diploma inventato.
Adesso la Corte dei Conti del Veneto ha condannato il finto collaboratore scolastico a risarcire il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con una sentenza depositata lo scorso 29 aprile. La cifra richiesta dai giudici corrisponde esattamente alla metà dei compensi incassati illecitamente: cioè 14.633 euro.
A far emergere la verità è stata la Procura, che a fine 2025 ha passato al setaccio il pezzo di carta presentato dal lavoratore. Inizialmente sembrava un normalissimo titolo da ” Operatore dei Servizi Sociali” ottenuto in una scuola paritaria. La realtà ha rivelato invece un vero trucco all’interno di un traffico di diplomi fasulli: i numeri di registrazione erano del tutto incongruenti, le firme dei commissari erano state disconosciute dai diretti interessati e soprattutto quella sessione d’esame per la maturità non era mai esistita.
Gli avvocati dell’uomo hanno cercato di prendere tempo chiedendo di congelare il procedimento in attesa che concludesse almeno il processo penale. La Corte ha però respinto la richiesta.
Per i magistrati non ci sono dubbi: il collaboratore ha agito in piena malafede, sapendo benissimo di usare un documento finto con l’unico scopo di intascare soldi che non gli aspettavano. Le assunzioni ottenute in quegli anni, basate sul falso, sono quindi da considerarsi illecite fin dal primo giorno. Oltre a imporre la restituzione del denaro, la sentenza ha lanciato un messaggio chiaro: barare per ottenere un lavoro statale è un grave danno all’immagine, all’imparzialità e al buon funzionamento di tutta la pubblica amministrazione.
di Leandro Castagna




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