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Sciopero delle gite in Alto Adige, nessuno stop: la protesta dei docenti per stipendi e condizioni di lavoro continua

La mobilitazione, iniziata nel 2025, resta aperta: la decisione sullo stop è rinviata alle assemblee di settembre, mentre il confronto sul rinnovo del contratto continua tra richieste di aumenti, tutele e...

Lo sciopero delle gite in Alto Adige non si ferma, almeno per ora. Il 10 luglio la vicepresidente della Provincia Magdalena Amhof ha chiesto ai gruppi promotori di chiudere la mobilitazione che da oltre un anno blocca gite e attività extra-scolastiche. La risposta, però, non è stata quella sperata dalla giunta: nessuno stop immediato, la decisione è stata rinviata alle assemblee scolastiche di settembre.


La vicenda nasce nella primavera del 2025, quando alcuni gruppi di insegnanti delle scuole in lingua tedesca della Val Pusteria e della Val Venosta iniziano a valutare il ritiro dagli accompagnamenti alle gite per l'anno scolastico successivo. L'iniziativa si allarga in fretta ad altri territori e, a fine settembre, coinvolge anche la scuola in lingua italiana. Alle richieste economiche si affiancano istanze più ampie: meno burocrazia e il rifiuto di svolgere nuovi carichi di lavoro senza un riconoscimento contrattuale.

Da mesi il confronto sul rinnovo del contratto tra Provincia e sindacati procede a fatica, ed è in questo stallo che si è inserita la protesta. Da un lato i docenti chiedono aumenti e maggiori tutele, dall'altro la giunta non intende trattare mentre resta in corso la mobilitazione.


Lo aveva messo nero su bianco l'assessore alla scuola Marco Galateo: "Siamo in trattativa: sospendere azioni di protesta dovrebbe essere la base" per riprendere il dialogo. Una linea ribadita da Amhof: "Non possiamo mettere sul tavolo molti soldi e poi avere contemporaneamente le trattative e le proteste. Non è possibile."

Qualcosa, sul piano economico, si è comunque mosso: tra aprile e giugno sono stati definiti aumenti compresi tra i 4.000 e i 5.190 euro lordi annui, dentro uno stanziamento complessivo da 110 milioni di euro l'anno per il triennio 2026-2028. Gran parte di quella cifra copre già gli aumenti generali; il resto è destinato a colmare le differenze retributive tra le diverse categorie di insegnanti e a finanziare indennità specifiche, come quella per i coordinatori di classe, ancora da negoziare.


Per la giunta, guidata da Arno Kompatscher, lo sforzo economico giustifica la richiesta di uno stop alla protesta: "La Provincia si è impegnata tanto, e ora mette per iscritto gli aumenti strutturali, ma mentre si sta al tavolo delle trattative non si possono avviare contenziosi", ha dichiarato il presidente, respingendo l'accusa di ricatto mossa dalle opposizioni. In consiglio provinciale, sia i Verdi con Brigitte Foppa sia il Team K con Maria Elisabeth Rieder hanno parlato apertamente di ricatto nei confronti del corpo insegnante.

Sul fronte dei docenti, il collettivo Qualitätsmarke Bildung Südtirol ha aperto a un possibile dialogo, ma ha respinto l'idea di ridurre il confronto alla sola questione salariale, chiedendo che si discuta anche di organizzazione del lavoro e carico burocratico.

Restano sul tavolo diverse richieste: tabelle retributive unicheindennità per i coordinatori di classeequiparazione del trattamento di fine rapportoadeguamento automatico degli stipendi all'inflazione, avvicinamento alle retribuzioni riconosciute nel Tirolo austriaco e una copertura assicurativa più ampia.

A pagare il prezzo più alto, in questi mesi, non sono stati solo gli studenti costretti a rinunciare a gite e progetti. Anche gli operatori culturali coinvolti abitualmente in laboratori, conferenze e iniziative didattiche hanno visto crollare le entrate legate a queste collaborazioni, senza che la Provincia abbia ancora fornito un conteggio ufficiale delle perdite né delle uscite cancellate nel corso dell'anno.

Va detto che la mobilitazione non ha mai riguardato l'attività scolastica ordinarialezioni, esami, scrutini e colloqui con le famiglie sono proseguiti regolarmente, come ha ricordato UIL Scuola RUA SGK, con adesioni diverse da istituto a istituto. Colpire solo le attività extra-curricolari, del resto, è la strategia scelta fin dall'inizio dai docenti proprio per rendere visibile il disagio della categoria senza scaricarne il peso sugli studenti in termini di ore di lezione perse.

Il braccio di ferro tra Provincia e insegnanti resta dunque aperto. La prossima tappa saranno le assemblee di settembre, chiamate a decidere se proseguire o meno la mobilitazione.

di Leandro Castagna

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