Schettini ai studenti: "Vogliamo tornare tutti a ridere, a guardarci negli occhi per scoprire le emozioni che prova l’altro"
- La Redazione

- 13 set 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 14 set 2025
“Quel dialogo che educa, insegna, che a volte fa male e a volte gratifica, ma come l’esperto afferma: Non abbiamo più silenzi...”

Dopo un’estate passata tra un esperimento e l’altro, il professore di fisica Vincenzo Schettini torna a parlare agli studenti e ad impartire lezioni che parlano di vita vera. Schettini si concentra su un argomento davvero importante, ovvero, la comunicazione e come questa sia stata minata dall’utilizzo dei dispositivi elettronici provocando danni seri tra i giovanissimi, perché, come afferma l’esperto, non sono più capaci di parlare, di sostenere un dialogo, un confronto.
La scuola inevitabilmente ha subito queste conseguenze, per il professore, quello era un luogo che doveva rimanere puro primariamente per lo scopo e l’obiettivo principale che è quello di creare rapporti. A tal proposito dichiara: “ Grazie a quel maledetto apparecchio tutto è cambiato. Il telefonino ha corrotto questo posto. Ora si entra nella confusione, si fanno lezione confuse”, tra i problemi principali dell'insediamento del cellulare tra i banchi di scuole resta quello della distrazione, e Schettini non si riferisce solo alla distrazione dell’apprendimento ma anche alla distrazione nei rapporti, nelle emozioni, nei legami, portando ad uno scenario dove l’indifferenza regna sovrana.
Continua Schettini: “Chi vuole si distrae di nascosto e comincia a chattare, ma se un divieto arriva è per un motivo - e questo vuol dire che - qualcosa si è rotto”. Negli anni precedenti la scuola era luogo d’incontro, di chiacchiere, risate, il posto dove incontravi gli amici del cuore, era l’unico posto che ti permetteva di socializzare, di estendere la rete di rapporti personali, era l’eccezione oltre che l' obbligo. Ora questo posto non basta più. Anche in uno spazio piccolo, ristretto, i giovani credono di aver trovato tutto ciò che serve. Tempo fa, invece, afferma Schettini, ci si sedeva per fare l'intervallo, dire scemenze tra di noi e ridere.
Questo dovete tornare a fare. Vogliamo tutti tornare a ridere. Tutti, colleghi compresi, a guardarci in faccia”, dichiara Schettini. Perché i telefonini hanno tolto anche il bello di guardarci in faccia, negli occhi, scoprire attraverso quelli, le emozioni che prova l’altro. Poi si lascia andare ad un aneddoto personale e racconta: “Quando mio padre diceva: “a tavola ci si siede e si spegne la televisione” a casa mia quello era un divieto. Secondo voi a me piaceva questa cosa? Non mi piaceva proprio. Ma dopo un giorno, due giorni, una settimana, un mese. Quel silenzio piano piano si è trasformato in: “ Che hai fatto oggi? Come stai? Che si dice? Ti vedo triste”.
L’essere umano è fatto per relazionarsi. Come? Prima di tutto comunicando. Ma se uno schermo ostacola le relazioni quotidiane, quelle che dovrebbero essere naturali e queste non possono avvenire, causa fratture sociali difficili da ricomporre. Nel caso di Schettini, è stato il silenzio provocato dallo spegnimento della televisione la miccia che ha fatto riaccendere la conversazione in casa, a permettere, finalmente, un dialogo tra padre e figlio. Quel dialogo che educa, insegna, che a volte fa male e a volte gratifica, ma come l’esperto afferma: "Non abbiamo più silenzi. Lo notate dappertutto, in aeroporto, dal parrucchiere, per strada, non comprendendo che vicino c'è un'altra persona, c'è un'altra persona con la quale io devo instaurare una relazione. Ma come instauri una relazione se non parli?".
Come abbiamo già preannunciato questo scenario ha provocato delle fratture irreparabili, se distogliamo lo sguardo dalla famiglia e rivolgiamo lo stesso pensiero nelle scuole, anche una “classica” interrogazione può risultare difficile sia per l’alunno che per l'insegnante, perché gli studenti non sono più abituati a parlare, non riescono ad intrattenere un dialogo, un confronto, sono spaesati, Schettini conclude: "Come affronti un'interrogazione se non parli? E noi docenti? Sono anni che vediamo i ragazzi venire alla lavagna muti, hanno paura di parlare. Sapete perché? Non perché non le sanno le cose, perché non parlano più e questo non va bene". Il telefonino non è un demone ma se lo mettiamo al centro di tutto può diventarlo: ci porta verso una vita priva di autenticità.
di NATALIA SESSA



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