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Maria Rita Parsi: "È tempo di spegnere gli schermi e tornare al gioco. Bisogna illuminare l’infanzia per far crescere un bambino"

Maria Rita Parsi richiama gli adulti: per far crescere davvero un bambino servono gioco, fantasia, movimento e presenza educativa, non solo schermi e contenuti digitali...

"Bisogna illuminare l'infanzia per far crescere un bambino". È questo il potente richiamo lanciato dalla psicoterapeuta Maria Rita Parsi agli adulti. Per farlo, quando si pensa alla serenità dei più piccoli, non bisogna mai trascurare il loro mondo interiore e i loro bisogni primari per farne, un domani, degli adulti maturi. E il bisogno fondamentale per eccellenza è uno solo: il gioco.


Con l’attività ludica, i più piccoli alimentano l’immaginazione, sviluppano competenze essenziali, imparano a conoscere il mondo e soprattutto imparano a rapportarsi con gli altri facendo emergere il proprio carattere. Come osserva la Parsi: “Il bambino, quando sorride, canta, muove le mani e fa le capriole, gioca anzitutto con il proprio corpo il cui sviluppo armonico, insieme a quello della mente, parte anche dal gioco”.

Oggi, tuttavia, il gioco è stato sostituito dai dispositivi digitali e dall’intelligenza artificiale. Per quanto l’uso di questi dispositivi  possa avere aspetti utili se guidato con equilibrio, dall’altra parte  rischia di ridurre movimento, creatività e relazione.

Il gioco “tradizionale” coinvolgeva tutte le componenti del fanciullo, ora i bambini non corrono più, né con le gambe e né con la fantasia. Già, perché è vero: i dispositivi elettronici affossano anche la fantasia. Una volta c’era solo la TV, ma tendenzialmente mandava in onda cartoni pensati e prodotti da esperti, che avevano il preciso intento di aiutare il bambino nella crescita.

Oggi l’intrattenimento è fatto da persone senza competenze pedagogiche, che vogliono solo guadagnare sull’attenzione dei bambini. La piaga peggiore sono certamente “i contenuti brevi”: contenuti spesso generati tramite IA che non hanno alcun significato e che anzi, a volte trasmettono contenuti altamente dannosi.


Per tutti questi motivi bisognerebbe invertire la rotta e ascoltare le parole dell’esperta:  "per i nostri ragazzi il virtuale è sempre più frequentemente la florida isola, inesplorata e selvaggia, a cui approdano senza mediatori culturali e strumenti di tutela". Gli schermi illudono di connettere, ma di fatto privano i ragazzi di quell'esperienza fisica e condivisa che fonda le vere relazioni umane.


In questo c’è il rischio dell’isolamento. La Parsi lancia l'allarme sui giovani che scelgono di ritirarsi nella "monade tecnologica", allevati da console e computer che fanno loro da baby-sitter. Per invertire questa rotta, gli adulti devono smettere di essere assenti. Devono tornare ad essere parte integrante della loro educazione, in modo attivo, riaccompagnando i ragazzi a sporcarsi le ginocchia, a usare la fantasia e a vivere il gioco come un incontro reale con gli altri, piuttosto che una fuga alienante davanti a uno schermo.

E tu, lettore che ci segui, pensi che oggi i bambini stiano perdendo qualcosa di prezioso tra schermi, contenuti brevi e troppe ore davanti ai dispositivi? Il gioco libero, la fantasia e il contatto reale possono ancora fare la differenza nella loro crescita?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima. Fermarsi a riflettere insieme su come stanno crescendo i nostri figli è già un primo passo importante.



di LEANDRO CASTAGNA

4 commenti


Ospite
29 apr

Sono pienamente d'accordo e noi adulti dobbiamo impegnarci moltissimo per far si che i nostri figli siano persone serene e mature ad ogni eta'

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Paolo
28 apr

A quando risale questo intervento della dott.ssa Parsi?

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Giuseppe
28 apr

Parole che coincidono con la realtà di oggi. Portando una piccola testimonianza, mia figlia di quasi 4 anni,non è inchiodata sugli schermi,ed esercitando una sana attività ludica,mi regala la gioia di vederla negli atteggiamenti riportati nel testo. Che dire,per adesso sono felice dei risultati

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Ospite
27 apr

La cosa piu triste e preoccupata è che vedo ogni giorno bambini piccoli addirittura di 2/3 anni, al parco giochi, seduti su una panchina con il telefonino un mano!

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