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Recalcati: "Nel nome della felicità del bambino molti genitori smettono di educare"

Per lo psicoanalista molti adulti, nel tentativo di rendere felici i figli, rischiano di evitare limiti, regole e responsabilità decisive per la crescita...

Oggi molti genitori confondono l’amore con il compiacere e la protezione con l’assenza di limiti. È da questa frattura educativa del nostro tempo che parte la riflessione di Massimo Recalcati, noto psicoanalista e saggista italiano, che mette in discussione uno dei miti più diffusi: fare felici i figli assecondandoli sempre.


A tal proposito l’esperto afferma: “È sempre esistita una corrente della pedagogia che ha preteso di liberarsi dall’educazione: le vite dei figli traggono più danno che benefici dall’educazione, la quale non sarebbe altro che una museruola messa da genitori paranoici sulla legittima voglia di libertà dei loro figli”. Dietro al rifiuto di educare si nasconde spesso l’idea che ogni limite tolga felicità e che ogni regola sia una ferita. Infatti, afferma l’esperto: “se c’è stato un tempo dove l’educazione aveva il compito di liberare il soggetto dalla sua infanzia, oggi si tende invece a concepire l’infanzia come un tempo al quale si vorrebbe essere eternamente fedeli.

Non si tratta più di educare il bambino alla vita adulta ma di liberare il bambino dalla vita degli adulti perché la vita adulta non è una vita, ma solo la sua falsificazione moralistica”. Dunque, non sono soltanto i figli a cercare protezione: spesso sono gli adulti a rifugiarsi nel ruolo di genitori, come se da quel ruolo dipendesse il loro valore. Ma chi è davvero il bravo genitore? Chi compiace o chi fa crescere?

“Tutto pare capovolgersi: non sono più i bambini che si piegano alle leggi della famiglia, ma sono le famiglie che devono piegarsi alle leggi dei bambini. Il compito dell’educazione viene aggirato nel nome della felicità del bambino che solitamente corrisponde a fargli fare tutto quello che vuole”. Questo atteggiamento rischia di compromettere aspetti decisivi della crescita, come la comprensione delle regole, l’accettazione del limite e la capacità di tollerare la frustrazione.

Ed è qui che interviene Recalcati: “Questa dismissione critica del concetto di educazione è un modo con il quale gli adulti — che, come ricorda Lacan, sono, in realtà, i veri bambini — tendono a disfarsi dal peso della loro responsabilità di contribuire a formare la vita del figlio”.

Questo cambiamento è evidente in un contesto che coinvolge soprattutto la scuola, continua l’esperto: “Ne è una prova il sospetto con cui molti genitori osservano gli insegnanti che si permettono di giudicare negativamente i loro figli o, peggio ancora, di sottoporli a provvedimenti disciplinari”. Se i genitori per primi non riconoscono il giusto valore della scuola e dell’autorevolezza educativa, di conseguenza i loro figli difficilmente lo riconosceranno. Ritornando alla domanda iniziale, quindi chi è il bravo genitore chi compiace o chi fa crescere?

L’esperto ricorda che non esistono modelli educativi infallibili: “niente di peggio per un figlio che avere un padre o una madre che si offrono come misura ideale della vita, ma - è opportuno - fare sentire che esiste sempre un mondo al di là di quello incarnato dall’esistenza del figlio, che, detto più chiaramente, l’esistenza di un figlio non può esaurire l’esistenza del mondo”. Le parole di Recalcati rassicurano e richiamano alla responsabilità allo stesso tempo. I genitori possono abbandonare il mito del genitore perfetto. Devono però evitare di farsi assorbire da questo ruolo fino a dimenticare ciò che conta davvero: educare non significa compiacere, ma accompagnare un figlio verso libertà e responsabilità.

E tu, lettore che ci segui, pensi che oggi molti genitori confondano l’amore con il compiacere? Educare significa proteggere sempre o anche insegnare il limite e la responsabilità?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima. Fermarsi a riflettere insieme è già un primo passo.



di Natalia Sessa

1 commento


Ospite
un'ora fa

Sono d'accordo con Recalcati, siamo in una società dove non ci sono regole, limiti e nome di una libertà che non aiuta a crescere. Per me una grande riflessione è responsabilità oggi nella famiglia e nella scuola.

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