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TFA Sostegno, 0 posti per la secondaria di II grado: precari e neo laureati esclusi. “Specializzarci all’estero resta l’unica alternativa”

Una doppia esclusione tra TFA e percorsi INDIRE lascia senza sbocchi una parte dei docenti e solleva dubbi su un fabbisogno fissato a zero...

Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha fornito le indicazioni operative per l’attivazione dell’XI ciclo del TFA Sostegno per l’anno accademico 2025/2026, mettendo a disposizione complessivamente 30.241 posti. Un numero rilevante che, però, lascia emergere subito un dato destinato a far discutere in quanto per la scuola secondaria di II grado non è stato previsto alcun posto.


La distribuzione dei contingenti concentra l’offerta su altri gradi di istruzione: 21.202 posti per la scuola primaria, 4.809 per l’infanzia e 4.230 per la secondaria di I grado. Per le superiori, invece, il fabbisogno indicato è pari a zero. Ed è proprio questo l’elemento che solleva le maggiori perplessità.

Ridurre a zero il fabbisogno della secondaria di II grado appare infatti difficilmente conciliabile con la situazione concreta delle scuole. Se negli istituti superiori continuano a esserci docenti con uno, due o tre anni di servizio sul sostegno allora quel dato non può essere letto come una semplice cifra tecnica. Al contrario, finisce per apparire come una stima che non restituisce in modo fedele il bisogno effettivo presente nel sistema.

È proprio qui che si concentra il nodo della questione. Perché i precari con uno o due anni di servizio si trovano oggi davanti a una doppia chiusura: da un lato erano già rimasti fuori dai percorsi agevolati INDIRE, riservati a chi aveva almeno tre anni; dall’altro, l’assenza totale di posti nel TFA per la secondaria di II grado impedisce loro l’accesso anche al canale ordinario. Un problema che riguarda anche i neo laureati che vorrebbero specializzarsi sul sostegno, i quali si chiedono perché non sia possibile accedere alla specializzazione anche in presenza di un fabbisogno indicato come pari a zero.

Si crea così una frattura evidente tra il dato formale e la realtà scolastica. Da una parte ci sono numeri ufficiali che azzerano il fabbisogno, dall’altra ci sono classi, studenti, supplenze, incarichi annuali e docenti che da anni lavorano proprio in quel segmento. Per questo il punto non è soltanto l’esclusione di una fascia di aspiranti specializzati, ma la tenuta complessiva della programmazione. Se il fabbisogno viene rappresentato in modo non aderente alla situazione reale, il rischio è che a pagarne le conseguenze siano ancora una volta le scuole e soprattutto gli alunni che necessitano di continuità didattica.

In questo scenario, non sorprende che una parte degli aspiranti docenti inizi a guardare con crescente attenzione a percorsi di specializzazione all’estero, percepiti come una delle poche alternative disponibili. Una dinamica che nasce proprio da questa contraddizione: il sistema continua ad avere bisogno di docenti di sostegno, ma al tempo stesso, almeno per la secondaria di II grado, certifica un fabbisogno pari a zero.

APPROFONDIMENTI




di VALENTINA TROPEA





 
 
 

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