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Rinnovo CCNL Formazione Professionale: salta l'accordo. Proclamato lo stato di agitazione

Le associazioni datoriali respingono la richiesta di un incremento tabellare dell'8%, proponendo misure compensative basate esclusivamente...

Il definanziamento del sistema, acuito dalla Riforma del Titolo V e dal disimpegno di Ministeri e Regioni, non può essere scaricato sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori. Partendo da questo presupposto, le sigle sindacali rigettano la proposta datoriale di sostituire l'adeguamento delle retribuzioni con mere quote di welfare aziendale (600 euro), ribadendo l'urgenza di un incremento tabellare dell'8% a tutela del potere d'acquisto e dei riflessi previdenziali. A fronte della totale indisponibilità di FORMA e CENFOP, l'incontro per il rinnovo del secondo biennio economico del CCNL si è risolto in una rottura definitiva, culminata con l'immediata proclamazione dello stato di agitazione per tutto il comparto. Di seguito la nota integrale.


COMUNICATO

Roma, 12 giugno – Lo scorso 27 maggio si è concluso con esito negativo l’incontro tra le organizzazioni sindacali FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS confsal e le associazioni datoriali FORMA e CENFOP per il rinnovo del secondo biennio economico del CCNL della Formazione Professionale. È stato così proclamato lo stato di agitazione di tutto il personale del settore.

L’azione si è resa necessaria a fronte dell’indisponibilità di FORMA e CENFOP ad accogliere la richiesta di un aumento del salario tabellare pari all’8%, adducendo come giustificazioni incertezze legate alle programmazioni regionali, al Programma GOL e ai tagli generalizzati di risorse al settore.


La controproposta delle associazioni datoriali, però, non prevede nessun aumento delle retribuzioni e si limita alla sola corresponsione di quote di welfare aziendale per un totale di 600 euro, ripartiti in due quote annuali da 300 euro.

Siamo consapevoli che l’origine della crisi contrattuale sia da ricercarsi negli esigui stanziamenti da parte dello Stato e delle Regioni e nella Riforma del Titolo V che, con la regionalizzazione del sistema, ha comportato un disimpegno progressivo dei Ministeri competenti (Lavoro e Politiche Sociali e Istruzione e Merito), senza che le Regioni assumessero pienamente e con responsabilità il ruolo di organizzazione, gestione e promozione della formazione continua degli adulti e dell’Istruzione e Formazione Professionale, parte del percorso scolastico obbligatorio.


Ciononostante, come organizzazioni sindacali, riteniamo che un reale rinnovo contrattuale non possa prescindere da un intervento strutturale sui salari.

Gli strumenti di welfare, pur apprezzabili come elementi integrativi, non possono sostituire l'adeguamento delle retribuzioni, che è il solo in grado di contrastare in modo permanente la perdita del potere d'acquisto, garantire gli effetti riflessi sul piano previdenziale, valorizzare i professionisti della formazione e restituire dignità e attrattività al settore.

È inaccettabile che il definanziamento strutturale della Formazione Professionale venga compensato attraverso il blocco salariale e il sacrificio economico delle lavoratrici e dei lavoratori, la cui professionalità garantisce quotidianamente la tenuta e la qualità dell'intero sistema.


di Leandro Castagna




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