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Riforma degli Istituti Tecnici, Anief: “Luci e ombre di un cambiamento calato dall’alto”

Il sindacato condivide la spinta verso laboratori e interdisciplinarità, ma solleva il nodo di tempi, formazione e carichi di lavoro. Chiesto un tavolo tecnico al Ministero

La riforma degli Istituti Tecnici punta a cambiare profondamente la didattica, rafforzando il rapporto con il mondo produttivo e con la filiera degli ITS Academy. Anief condivide alcuni degli obiettivi indicati dal Ministero, ma avverte: il cambiamento non può ricadere interamente sulle scuole e sui docenti chiamati ad attuarlo già dal 2026/2027.

Il giudizio del sindacato parte infatti da un'apertura verso il nuovo impianto: “Anief, come sindacato, non può che condividere l’obiettivo di superare la frammentazione disciplinare e di rafforzare la dimensione laboratoriale e interdisciplinare della didattica. Tuttavia, dietro la retorica dell’innovazione pedagogica si nascondono nodi organizzativi irrisolti che ricadranno interamente sul personale docente.”

Uno dei punti più delicati riguarda la contitolarità funzionale prevista per le Scienze sperimentali, con la stessa disciplina affidata a insegnanti appartenenti a diverse classi di concorso, A020-A034 e A050.


Per Anief, “affidare la stessa disciplina a docenti di classi di concorso diverse (A020-A034 e A050) senza una cornice contrattuale chiara su orario, valutazione condivisa e responsabilità apre a un contenzioso prevedibile e a un aggravio di lavoro non retribuito né riconosciuto in sede di contrattazione.” A questo si aggiunge la questione degli “Elementi di base dell’indirizzo”, discipline nuove che, secondo il sindacato, rischiano di arrivare nelle classi senza manuali, Linee Guida definitive e percorsi di formazione obbligatoria e finanziata per gli insegnanti.


Il nodo dei tempi: si parte già nel 2026/2027

È proprio la velocità con cui le scuole dovranno prepararsi a preoccupare Anief. La riforma decorre infatti dall'anno scolastico 2026/2027, mentre l'impianto ordinamentale è stato definito con il DM 29/2026.

Il sindacato mette l'accento sulle conseguenze per i collegi dei docenti: “la decorrenza dall’a.s. 2026/2027, a fronte di un impianto ordinamentale definito solo con il DM 29/2026, lascia alle scuole margini ristrettissimi per la progettazione dei curricoli d’istituto, con collegi docenti chiamati a un lavoro straordinario di fatto non riconosciuto economicamente.”

Da qui la richiesta di aprire un tavolo tecnico con il Ministero su tre questioni: organici, formazione retribuita e tutele nella fase transitoria.


La posizione conclusiva di Anief racchiude il senso dell'intervento: “l’innovazione didattica non si traduca, ancora una volta, in un carico di lavoro scaricato sulle spalle dei docenti senza alcun riconoscimento contrattuale.”

Il sindacato, dunque, non boccia gli obiettivi della riforma, ma chiede che al cambiamento della didattica corrispondano tempi adeguati, formazione e tutele per chi dovrà portarlo concretamente nelle classi.



di La Redazione


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