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Pensioni: dopo Opzione Donna cosa resta davvero? Ape Sociale, pensione anticipata e uscita a 64 anni: perché per molte lavoratrici andare prima in pensione è sempre più difficile”

"Uno strumento, tra questi, resta l’Ape Sociale, che ricordiamo non è una vera e propria pensione ma un sussidio che accompagna i lavoratori verso la pensione di vecchiaia..."


Senza Opzione Donna, cosa rimane oggi alle donne e alle madri lavoratrici che vogliono uscire prima dal lavoro? Tra Ape Sociale, pensione anticipata ordinaria e la possibilità – per alcune lavoratrici – di andare in pensione a 64 anni nel sistema contributivo, le alternative esistono ma con requisiti molto precisi. 


Uno strumento, tra questi, resta l’Ape Sociale, che ricordiamo non è una vera e propria pensione ma un sussidio che accompagna i lavoratori verso la pensione di vecchiaia. Il suo effetto, nella legge di Bilancio 2026, è stato prorogato fino al 31 dicembre 2026, pur mantenendo il requisito anagrafico innalzato a 63 anni e 5 mesi.

APE SOCIALE DONNA

In particolare per le donne, l’Ape sociale rappresenta un'agevolazione importante in quanto permette di abbattere il requisito contributivo richiesto, solitamente fissato a 30, 32 o 36 anni a seconda della categoria, di 12 mesi per ogni figlio, entro un limite massimo di 2 anni. Di fatto, una madre può accedere al sussidio con 28 anni di contributi anziché 30, o con 34 anziché 36.

PENSIONE ANTICIPATA

Un’altra possibilità di uscita anticipata dal lavoro resta la pensione anticipata ordinaria, accessibile indipendentemente dall’età anagrafica ma al raggiungimento di un determinato requisito contributivo.

Per le lavoratrici sono necessari 41 anni e 10 mesi di contributi, mentre per gli uomini il requisito sale a 42 anni e 10 mesi.

Si tratta di una misura che negli ultimi anni è diventata la principale via di uscita anticipata dal lavoro, soprattutto dopo il progressivo ridimensionamento di strumenti come Opzione Donna.

Tuttavia questa soluzione resta difficile da raggiungere per molte donne, in particolare per le madri lavoratrici che nel corso della carriera hanno avuto periodi di maternità, part-time o interruzioni lavorative, elementi che rallentano l’accumulo dei contributi necessari.

PENSIONI DI VECCHIAIA

Ricordiamo che l’uscita dal lavoro con la pensione di vecchiaia è ordinariamente fissata a 67 anni con possibili adeguamenti legati alla speranza di vita nei prossimi anni. In questo scenario per le  "contributive pure", ovvero, sistema di calcolo pensionistico italiano applicato ai lavoratori o lavoratrici, che hanno iniziato a versare contributi previdenziali a partire dal 1° gennaio 1996 oppure per le lavoratrici che decidano di optare per un calcolo contributivo pur avendo contributi prima del 1996, possono accedere a un anticipo.

Fino al 2024 il meccanismo prevedeva un anticipo di 4 mesi per ogni figlio, con un tetto massimo di 12 mesi (raggiungibile con tre figli). Mentre, dal 2025 in presenza di quattro o più figli, lo sconto è stato fissato  fino a 16 mesi. 

Ma la scelta più conveniente resta però quella di mantenere l'età di uscita ordinaria ma usufruire di un coefficiente di trasformazione più vantaggioso, maggiorato di un anno per 1-2 figli e di due anni per 3 o più figli, che incrementa l'importo mensile della pensione.



Bisogna però prestare attenzione al versamento dei primi contributi se sono stati versati prima o dopo il 1996, in quanto se  si passa  al calcolo integralmente contributivo, si va incontro a una forte riduzione dell’assegno finale di pensione.


PENSIONE A 64 ANNI NEL SISTEMA CONTRIBUTIVO

Un’altra possibilità di uscita anticipata riguarda le lavoratrici che rientrano nel sistema contributivo puro, cioè coloro che hanno iniziato a versare contributi dopo il 1° gennaio 1996.

In questo caso è possibile accedere alla pensione anticipata a 64 anni di età, con almeno 20 anni di contributi, ma solo se l’importo dell’assegno maturato risulta sufficientemente elevato.

La normativa prevede infatti che la pensione maturata sia pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, soglia che oggi corrisponde a circa 1.600–1.700 euro lordi mensili.

Proprio questo requisito rende l’uscita a 64 anni difficile per molte lavoratrici, soprattutto per chi ha avuto carriere discontinue, periodi di part-time o pause legate alla maternità. In questi casi, infatti, il requisito economico rischia di non essere raggiunto e l’uscita dal lavoro slitta verso la pensione di vecchiaia.

BONUS MAMME: ESONERO CONTRIBUTIVO  

Per le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato (escluso il settore domestico) resta attivo il sostegno al reddito tramite esonero contributivo. Tale misura salvaguarda la pensione futura, con la copertura a carico della finanza pubblica dei contributi non versati. Nel caso delle madri di tre o più figli, fino al 31 dicembre 2026  è previsto un esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice fino a 3.000 euro annui, fino al compimento del 18° anno del figlio più piccolo.


di LA REDAZIONE





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