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Pensioni docenti e ATA, assegni più bassi dell'ultimo stipendio? Fondo Espero, quanto si versa e cosa cambia con il silenzio-assenso

2 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

Il sistema contributivo rende più importante conoscere in anticipo la propria pensione. Dall'1% versato dal lavoratore al contributo del datore di lavoro, fino ai nove mesi per decidere sull'adesione: cosa sapere prima di scegliere.

Un insegnante che oggi percepisce uno stipendio di 2.000 euro quanto riceverà quando andrà in pensione? La cifra sarà sufficiente per mantenere le proprie abitudini e affrontare le spese quotidiane? Sono interrogativi che riguardano anche il personale ATA e che diventano particolarmente importanti per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, quando il sistema pensionistico italiano ha progressivamente abbandonato il metodo retributivo.

La pensione pubblica non corrisponde necessariamente all'ultimo stipendio percepito. Il suo importo dipende dai contributi versati, dalla durata della carriera, dalle retribuzioni e dall'età alla quale si lascia il lavoro. Per questo la previdenza complementare è entrata nelle valutazioni di molti dipendenti della scuola. Tra gli strumenti disponibili c'è il Fondo Espero, sul quale è opportuno conoscere non soltanto le possibili prestazioni future, ma anche le modalità di adesione e i contributi richiesti.


Pensioni scuola, perché il sistema contributivo cambia gli importi

La differenza principale riguarda il metodo utilizzato per calcolare l'assegno. Con il sistema retributivo, la pensione viene determinata considerando le retribuzioni pensionabili e l'anzianità contributiva secondo le regole applicabili. Nel sistema contributivo, invece, assume un ruolo centrale il montante formato dai contributi accumulati durante la carriera lavorativa e rivalutati nel tempo.

Al pensionamento, il montante viene trasformato in una rendita attraverso coefficienti che variano anche in funzione dell'età.

Per chi non aveva contributi al 31 dicembre 1995 si applica, in generale, il sistema interamente contributivo. Per chi aveva già iniziato a lavorare possono trovare applicazione le regole del sistema misto. Dal 2012, inoltre, anche per i lavoratori che conservano una quota retributiva, le anzianità maturate da quell'anno sono valutate con il metodo contributivo. Questo significa che due docenti con lo stesso stipendio finale possono ricevere pensioni differenti, soprattutto se hanno avuto carriere caratterizzate da periodi di precariato, interruzioni lavorative o retribuzioni diverse. Non esiste però una percentuale unica valida per tutti. L'ipotesi di una pensione pari al 60% dell'ultimo stipendio può emergere da determinate simulazioni, ma non rappresenta una regola generale.

Fondo Espero, quanto versa il lavoratore e quanto aggiunge il datore di lavoro

Il Fondo Espero è una forma di previdenza complementare destinata al personale della scuola e ad altre categorie individuate dagli accordi istitutivi. L'obiettivo è costruire nel tempo una posizione individuale che possa integrare la pensione pubblica.

Per i dipendenti pubblici della scuola, la contribuzione ordinaria minima prevede:

Voce

Contribuzione

Quota a carico del lavoratore

1% della retribuzione utile

Quota a carico del datore di lavoro

1% della retribuzione utile

TFR per assunti dopo il 31 dicembre 2000 o a tempo determinato

100% del TFR maturato dall'adesione

TFR per assunti prima del 2001 che esercitano l'opzione prevista

28,94% del TFR maturato dall'adesione

Le percentuali dell'1% non si applicano indistintamente a ogni voce dello stipendio, ma agli elementi retributivi individuati dagli accordi.

Il lavoratore può scegliere di aumentare il proprio contributo. Il datore di lavoro, tuttavia, non è tenuto ad aumentare proporzionalmente la propria quota, che rimane quella stabilita contrattualmente. Per i dipendenti pubblici, inoltre, le quote di TFR destinate alla previdenza complementare sono contabilizzate figurativamente presso l'INPS, secondo le regole previste.

Fondo Espero, cosa cambia per chi è stato assunto dal 2019

Uno degli aspetti più importanti riguarda il meccanismo del silenzio-assenso.

L'accordo sottoscritto il 16 novembre 2023 ha disciplinato le modalità di adesione al Fondo per il personale assunto a tempo indeterminato a decorrere dal 1° gennaio 2019. Il lavoratore interessato deve ricevere un'informativa che spieghi come aderire e come comunicare l'eventuale volontà di non iscriversi. Dalla consegna dell'informativa decorre il periodo di nove mesi previsto per effettuare la scelta.

Entro questo termine il dipendente può aderire espressamente oppure dichiarare di non voler aderire. Se non comunica alcuna decisione, opera il meccanismo del silenzio-assenso. È previsto anche un successivo periodo di 30 giorni per esercitare il diritto di recesso, secondo le modalità stabilite dall'accordo.

Un dettaglio da non sottovalutare: i nove mesi non devono essere calcolati automaticamente dalla data di assunzione, ma secondo la procedura informativa prevista. Per questo è importante verificare le comunicazioni ricevute dall'amministrazione e conservarne la documentazione.

Aderire a 30 anni o a 60 anni non produce gli stessi risultati

La previdenza complementare si basa anche sul tempo disponibile per accumulare risorse. Un lavoratore di 30 anni può distribuire i versamenti su diversi decenni. Chi decide di aderire a 60 anni dispone generalmente di un periodo molto più breve.

La differenza non riguarda soltanto i contributi versati, ma anche il tempo durante il quale il capitale può essere investito. Questo non significa che aderire in giovane età garantisca automaticamente rendimenti elevati, né che un'adesione tardiva sia necessariamente sconveniente. Occorre considerare il capitale già disponibile, i versamenti futuri, il comparto di investimento scelto, i costi e il trattamento fiscale.

Anche le condizioni personali contano. Un docente vicino alla pensione potrebbe avere esigenze differenti rispetto a un collega che ha appena ottenuto il primo incarico stabile.

I rischi e i costi da conoscere

Il Fondo Espero investe le risorse secondo le modalità previste dai propri comparti.

Come per le altre forme di previdenza complementare, i risultati dipendono dall'andamento degli investimenti e non possono essere garantiti sulla base dei rendimenti passati. Prima di aderire è quindi opportuno esaminare la documentazione ufficiale, con particolare attenzione ai costi, alle caratteristiche dei comparti e alle condizioni di erogazione delle prestazioni. Va inoltre considerato che destinare il TFR alla previdenza complementare modifica le modalità con cui quelle somme concorrono alla futura prestazione. La scelta non dovrebbe essere presa soltanto sulla base del contributo aggiuntivo del datore di lavoro, ma dopo aver valutato l'intero funzionamento del Fondo.

Come verificare la pensione futura prima di decidere

Il primo passo consiste nel controllare la propria posizione contributiva.

L'INPS mette a disposizione il servizio La mia pensione futura, che consente, per le posizioni abilitate, di simulare l'importo presumibile dell'assegno e di confrontarlo con l'ultima retribuzione. La simulazione tiene conto delle informazioni contributive disponibili e della normativa vigente. Può essere utile soprattutto a chi ha avuto supplenze, periodi di lavoro in settori diversi o interruzioni della carriera. Una volta ottenuta una stima della pensione pubblica, è possibile valutare con maggiore consapevolezza l'eventuale necessità di un'integrazione. Sul sito del Fondo Espero sono disponibili anche gli strumenti informativi e di simulazione dedicati alla previdenza complementare.

Pensione integrativa, una scelta che richiede informazioni precise

La progressiva diffusione del sistema contributivo rende necessario prestare maggiore attenzione al proprio futuro previdenziale. Per il personale della scuola, il Fondo Espero rappresenta una possibilità da esaminare, non una soluzione automaticamente adatta a tutti. Il contributo del datore di lavoro, la destinazione del TFR e il tempo disponibile per accumulare risparmi sono elementi importanti. Altrettanto importanti sono i costi, i rischi e le esigenze economiche individuali.

Conoscere in anticipo quanto si potrebbe ricevere di pensione permette di decidere senza affidarsi a previsioni generiche o a scelte dell'ultimo momento.

di La Redazione



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