The Voice Senior, Pasqualino: “Io ho perso un figlio”. Canta L’acrobata e racconta: “Mio figlio mi prende per mano e mi porta con sé” (VIDEO)
Una canzone può riportarci accanto a qualcuno che non c’è più. Nelle parole di questo padre, il ricordo di chi continua a cercare una persona amata nei gesti di ogni giorno.

"È molto importante per me questa canzone. Io ho perso un figlio".
Pasqualino Costantini lo ha raccontato a The Voice Senior, dopo aver cantato L’acrobata di Michele Zarrillo nella puntata del 23 ottobre su Rai 1. Per lui si sono girate tutte e quattro le poltrone. Poi, alla domanda sul perché avesse scelto quel brano, ha parlato di suo figlio. "A mio figlio piaceva tantissimo questa canzone. E io immagino un acrobata che si lancia nel vuoto ogni volta che la canto e mio figlio mi prende per mano e mi porta con sé".
Chi ha perso qualcuno può aver riconosciuto in queste parole un’esperienza propria. Una musica che comincia alla radio e ci fa interrompere quello che stavamo facendo. Il ricordo di una voce che cantava insieme alla nostra. Per qualche istante ricordiamo anche dove eravamo, il tragitto in macchina, una sera trascorsa in cucina.
Poi la canzone finisce e sentiamo quanto vorremmo ascoltarla ancora con quella persona. Per un padre o una madre che hanno perso un figlio, come per chi vive un’altra assenza cara, ci sono momenti dei quali gli altri possono non accorgersi. La mano che cerca il telefono per raccontare una notizia. Una porzione preparata in più per abitudine. Il suo nome che torna in una conversazione e il bisogno di continuare a parlarne.
A volte vorremmo soltanto che qualcuno ci chiedesse com’era. Poter raccontare che cosa lo faceva ridere, quale canzone amava, come ci chiamava quando rientrava a casa. Pasqualino ha condiviso proprio un particolare così. Suo figlio amava quel brano. Ora lo sappiamo anche noi e, ascoltandolo, possiamo pensare a lui. Dopo l’esibizione, Arisa gli ha domandato come si sentisse. "Benissimo, adesso benissimo. Grazie a voi".
Per Pasqualino cantare è stato, in quel momento, un sollievo. Ci sono giorni in cui riusciamo a cantare e altri in cui sentire le prime note è già troppo. "Emozioni come il dolore più profondo vanno espresse, vanno urlate. A volte più che urlarle basta una canzone", afferma Arisa. Ciascuno cerca il proprio modo, con i propri tempi. Si può tornare a sorridere e avere ancora bisogno di piangere. Accettare un invito e sentire, durante la serata, il desiderio improvviso di tornare a casa. Una giornata serena non toglie nulla all’amore che proviamo.
Il messaggio finale è chiaro: Pasqualino ha cantato portando suo figlio con sé, nel modo che ha saputo raccontarci. Qualcun altro lo fa preparando una ricetta, custodendo una fotografia o ripetendo una storia ai nipoti. E quando trova qualcuno disposto ad ascoltare, può dire ancora quel nome.
Per te, lettore che ci segui, c’è una canzone o un gesto che custodisce il ricordo di una persona cara? Che cosa vorresti raccontare di lei? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.
di Katia Piemontese




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