Gesù: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. L’amore per Dio si riconosce da come trattiamo gli altri
Nell’omelia i due comandamenti diventano una domanda sul modo di vivere la fede: quale posto trova chi è escluso, scartato o ha bisogno di aiuto?

Di Don Vincenzo Carnevale
“Il più grande” comandamento è “il primo”, quello, cioè, che rimette Dio al di sopra e prima di tutto. “Amerai il prossimo tuo come te stesso”, è “il secondo” ed è “simile” al “primo”. Il “secondo” Comandamento, dunque è la verifica del “primo”: non ami Dio, con tutto il cuore, perciò, se non ami il prossimo tuo come te stesso!
Il “più grande” e “il primo” Comandamento è l’amore totale e prioritario di Dio, fonte e ragione per sapere e potere amare il prossimo e se stessi, Gesù, che “aveva chiuso la bocca ai sadducei”, risponde ad uno dei farisei, che gli pone la domanda, non per sapere e conoscere, ma solo per metterlo alla prova ed avere qualcosa di cui accusarlo e per farlo condannare, e, per questo scopo, gli chiede: “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?” (v36), e dichiara e precisa che “il più grande” e “il primo” dei Comandamenti è “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” e “il secondo è simile a questo: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”, e conclude, “Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti” (vv 36-40).
La Legge, infatti, ha senso vitale ed efficace se ci spinge e ci conduce ad amare i fratelli come Dio ci ama e come noi dobbiamo amare noi stessi.
Con sapienza divina, Gesù unisce in uno i due precetti che, nella Legge antica, risultavano essere distinti e separati: Amore al Signore Dio, in Dt 6,5; Amore al prossimo, in Lv 19,18. Prima lettura: “Non maltratterai il forestiero” né l’opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto”.
La memoria storica del nostro stato del passato e di quanto abbiamo ricevuto devono stimolare ed indurci ad essere benevoli ed accoglienti, giusti e fratelli di quanti sono esclusi, scartati, calpestati, sfruttati e maltrattati. Dobbiamo saper ascoltare il loro grido di aiuto e di soccorso con la stessa premura amorevole di Dio, pietoso e misericordioso, che sempre ascolta ed esaudisce il nostro grido di perdono e di salvezza.
Il Salmo di oggi ci fa pregare e ringraziare il Signore per quanto ci ha rivelato e per la gioia, la fiducia e luce di speranza che ci ha donato nella prima Lettura : “Ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore”. Nella Seconda Lettura, l’Apostolo si rallegra e si congratula con i Cristiani della Comunità di Tessalonica, per aver accolto la Parola di Dio, loro annunciata in mezzo a molte sofferenze e varie prove e difficoltà, si sono “convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero” e, mettendola fedelmente in pratica, “con la gioia dello Spirito Santo”, sono divenuti un esempio efficace e un “modello per tutti i credenti della Macedonia e dell’Acaia”. Nella seconda Colletta, ecco la nostra risposta alla Parola ascoltata, che si fa preghiera vitale: “O padre, che per amore continuamente crei e rinnovi il mondo, donaci la gioia di un cuore libero e pacificato, capace di amare te sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi”.




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