Morelli: “Non devi fingere di essere sempre felice. La tristezza ti ricorda che sei nudo, come le piante d’inverno, per preparare la tua nuova fioritura”
"Inseguire l’idea del ridere sempre, dell’essere sempre contenti è una delle malattie di questo secolo..."

“Nel nostro modello di perfezione, vogliamo essere sempre sorridenti, sempre performanti, sempre felici. E così finiamo per fingere. Ma inseguire l’idea del ridere sempre è una delle malattie di questo secolo”, con queste parole lo psicoterapeuta Raffaele Morelli ci suggerisce che, a volte, cambiare prospettiva serve a farci vedere meglio le gabbie che siamo in grado di costruirci da soli, perché non accettiamo nel nostro vivere le emozioni spiacevoli.
Nella nostra vita, afferma l’esperto, “la tristezza è uscita di casa”, infatti spesso ci sentiamo dire o diciamo: "Cosa fai con quella faccia lì? Mi sembri triste". Ma l’esperto ribalta questo modo di vedere le emozioni che respingiamo affermando: “La tristezza è uno dei simboli dell'autunno. Cosa diresti di una pianta che non fa cadere le foglie perché non è bella come quando fiorisce?” Possiamo iniziare a vedere i momenti di tristezza anche come l’inizio di un cambiamento: “La tristezza - continua - è il momento in cui cascano le foglie inutili, le recite, le amicizie e le relazioni che non servono più e che avrebbero già finito la loro funzione. Senza tristezza non c'è evoluzione. La tristezza ti ricorda che sei nudo, come le piante d’inverno, per preparare la tua nuova fioritura. Smettila di recitare e impara ad ascoltarla come un’amica: è solo così che ritrovi te stesso”.
Quando si entra nel vortice delle emozioni spiacevoli non sempre si riesce a dare subito questa spiegazione, ad esempio, alla tristezza. Ma allenare questo modo di vivere potrebbe essere la chiave per alleggerire le sofferenze. Inoltre, un altro fattore che non ci aiuta a vedere chiaro è la perfezione nella quale ci sembra di abitare: siamo circondati da vite apparentemente perfette, case sempre in ordine, rapporti che sembrano funzionare sempre in maniera lineare e in questo modo ci allontaniamo dall’ autenticità, chiedendo a noi stessi e a chi ci sta vicino sempre di più. Così il nostro disagio aumenta come aumenta l’idea di star vivendo una vita sbagliata.
“Quindi bisogna, una volta per tutte, smetterla di recitare quell'idea del ridere sempre, dell'essere sempre contenti, sempre felici”. Il voler cambiare vita deve essere accompagnato da un forte desiderio, che prevede e ammette difficoltà e momenti di tristezza, non si può voler cambiare vita credendo che da quel momento la paura, l’ansia e la tristezza non faranno più parte di noi. Provate a costruire momenti di spensieratezza e felicità anche nella vita che vi sembra sbagliata, perché potreste accorgervi che ci sono aspetti che meritano ancora spazio e attenzione. Non si tratta di accontentarsi, ma piuttosto di prendere la realtà e di arricchirla con ciò che vi fa stare bene. Non si tratta di accontentarsi, ma piuttosto di prendere la realtà e di arricchirla con ciò che vi fa stare bene.
Per te, lettore che ci segui, ti sei mai chiesto se la convinzione di vivere una vita "sbagliata" non sia frutto dei continui paragoni con la vita, la felicità e risultati degli altri? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.
di Natalia Sessa




.jpg)
.jpg)



















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)




















.jpg)
Non condivido il pensiero dell' autore, ci sono persone che sorridono alla vita no per ipocrisia, ma per una sublimità dell' essere che appartiene alla persona. Mai giudicare una persona solo per apparenza, occorre studiarla, solo così si riesce a capire se è autentica.