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PEI, cosa scrivere negli obiettivi? Dall’osservazione in classe agli esempi pratici

39 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Migliorare l’autonomia, favorire la partecipazione, potenziare la comprensione: indicazioni utili, ma troppo generiche se non chiariscono il risultato atteso. Come collegare osservazioni, curricolo e...

PEI, come scrivere obiettivi di apprendimento concreti: dall’osservazione dell’alunno alla progettazione

Migliorare l’autonomia, favorire la partecipazione, potenziare la comprensione: indicazioni utili, ma troppo generiche se non chiariscono il risultato atteso. Come collegare osservazioni, curricolo e confronto con la famiglia, con esempi pratici.


Nella compilazione del Piano educativo individualizzato, una delle difficoltà principali è trasformare ciò che si osserva in classe in obiettivi concreti. Scrivere che un alunno deve migliorare nella lettura o diventare più autonomo indica una direzione, ma lascia aperte domande decisive: quale abilità si vuole sviluppare? Con quali strumenti? Come si riconoscerà il progresso?

Osservare anche ciò che permette all’alunno di riuscire

Un’osservazione utile raccoglie informazioni sulle difficoltà e sui punti di forza. Occorre capire quali attività coinvolgono lo studente, come comunica, quali aiuti utilizza e che cosa cambia quando la consegna viene presentata diversamente.

Dire che un alunno fatica a comprendere un testo è ancora poco preciso. È più utile rilevare, per esempio, che individua i personaggi quando il racconto viene suddiviso in brevi parti e accompagnato da immagini, mentre incontra difficoltà davanti a una pagina lunga senza supporti.


Da questa osservazione possono nascere sia un obiettivo di comprensione sia una scelta didattica: lavorare sull’individuazione delle informazioni esplicite, utilizzando inizialmente testi brevi e supporti visivi.

Dimensioni del PEI e curricolo: come collegarli

Il modello ministeriale distingue le osservazioni e gli interventi nelle dimensioni della relazione, della comunicazione, dell’autonomia e dell’area cognitiva e dell’apprendimento. Prevede inoltre una sezione dedicata al percorso curricolare e alla progettazione disciplinare. Queste parti devono mantenere coerenza: le informazioni raccolte sull’alunno aiutano a definire gli interventi e le eventuali personalizzazioni rispetto alla progettazione della classe. Modelli ufficiali del Ministero.


Per esempio, imparare a chiedere un chiarimento può sostenere la partecipazione alle attività di italiano, matematica o scienze. L’obiettivo comunicativo si collega così al lavoro nelle discipline.

L’ICF aiuta a leggere le difficoltà e le capacità dell’alunno in relazione all’ambiente in cui si trova. Per chi prepara il PEI, questo significa osservare anche quali condizioni favoriscono l’apprendimento e quali lo ostacolano. Un codice, da solo, non chiarisce quale apprendimento perseguire, quale attività proporre o come verificarne gli esiti.

Dalle formule generiche a esempi pratici

Per rendere più chiaro un obiettivo è utile specificare che cosa farà l’alunno, in quale situazione, con quali supporti e secondo quale criterio si osserverà il progresso.


Gli esempi seguenti sono illustrativi: tempi, difficoltà e criteri devono essere adattati al punto di partenza del singolo studente.

Formulazione generica

In pratica

Migliorare la comprensione del testo

Entro la data concordata per verificare i progressi: individuare personaggi, luogo e azione principale in un breve racconto, con immagini di supporto, in tre attività su quattro.

Aumentare l’autonomia

All’avvio della lezione, preparare il materiale necessario utilizzando una lista visiva, con non più di un richiamo dell’adulto, in quattro occasioni su cinque.

Migliorare la comunicazione

Durante un’attività, chiedere aiuto attraverso la modalità comunicativa concordata, spontaneamente o con un suggerimento, in tre delle quattro situazioni osservate in cui emerge una difficoltà.

I numeri non sono soglie obbligatorie né garantiscono, da soli, la qualità dell’obiettivo. Servono, quando appropriati, a rendere esplicito il criterio scelto. Le osservazioni qualitative restano necessarie per comprendere come lo studente partecipa e utilizza ciò che ha imparato.

Distinguere l’obiettivo dall’attività

Un altro passaggio utile è separare il risultato atteso dal mezzo utilizzato per raggiungerlo. Completare schede illustrate descrive un’attività; ricostruire la successione di tre eventi descrive un apprendimento. Le schede possono essere uno degli strumenti.

Allo stesso modo, il lavoro in piccolo gruppo è una modalità organizzativa. Bisogna chiarire quale opportunità offre: confrontare strategie, comunicare una scelta, assumere un compito condiviso.

Obiettivi realistici e confronto con la famiglia

Selezionare le priorità aiuta a costruire un percorso sostenibile. Un elenco molto lungo rende difficile dedicare tempo agli apprendimenti e verificarli con continuità. Un obiettivo realistico deve rappresentare un progresso significativo rispetto alla situazione iniziale.

Il confronto con la famiglia permette di conoscere interessi, modalità comunicative e autonomie che potrebbero emergere diversamente a casa. Queste informazioni arricchiscono l’osservazione scolastica e aiutano a individuare priorità condivise.

di Leandro Castagna


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