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Tupini: "Quando i nostri genitori ci hanno fatto sentire che valiamo poco, andiamo a cercarci dei partner che non ci amano"

1 ora fa
Tempo di lettura: 2 min

Gabriella Tupini ci spiega perché continuiamo a cercare amore proprio da chi non sa darcelo e quale storia proviamo, senza saperlo, a riscrivere.

Perché continuiamo a innamorarci di persone che ci fanno soffrire? Secondo la psicologa Gabriella Tupini, la risposta affonda le radici nell'infanzia: “Quando noi valiamo poco perché i nostri genitori ci hanno fatto sentire che valiamo poco, andiamo a cercarci dei partner che non ci amano”.


Per Tupini, il nostro senso del valore dipende in larga parte dai nostri genitori: non nasce da un giudizio oggettivo su chi siamo, ma dal modo in cui siamo stati guardati e accolti nei primi anni di vita. Chi è cresciuto sentendosi trascurato porta con sé questa percezione anche da adulto, e finisce per considerarla "normale", anche quando fa male.

È da qui che nasce il tentativo di riparazione descritto dalla psicologa: "in qualche modo abbiamo l'imprinting del genitore, ricerchiamo quello. Come se avessimo una storia personale che è andata male e che dobbiamo ricreare per farla andare bene questa volta".

Non è masochismo. Chi ha avuto un genitore freddo o svalutante, spesso senza saperlo cerca un partner che riproduce la stessa distanza, nella speranza segreta di riuscire, questa volta, a conquistarne l'amore.

C'è però un punto che la psicologa considera decisivo: “Nessuna forma di amore ci può compensare dell'amore che è mancato da parte dei nostri genitori”. Un partner attento, per quanto prezioso possa essere nella vita di un adulto, non può guarire la ferita di un bambino che non si è sentito amato.

La via che indica la psicologa passa allora da un cambio di sguardo verso se stessi. Bisogna imparare a guardare quel bambino o quella bambina e riconoscere che “l’unico torto che avevano era di essere nati in una famiglia che non sapeva amare”. Non c'era nulla di sbagliato in loro: il difetto stava altrove, in adulti che a loro volta non avevano ricevuto amore e non avevano imparato a darlo. Chi riesce a guardare questa parte di sé con comprensione invece che con vergogna, smette pian piano di dipendere dagli altri per sentirsi una persona di valore.

Chi non arriva a questo passaggio resta intrappolato in una ricerca senza fine: successo, popolarità, conquiste, relazioni sempre nuove. Tentativi diversi per colmare lo stesso vuoto, che però, avverte Tupini, "non placa mai". Perché non è amore che manca fuori. È riconoscimento che manca dentro.

Per te, lettore che ci segui, ti è mai capitato di cercare amore proprio da una persona che non riusciva ad amarti? Hai riconosciuto in quella scelta qualcosa che apparteneva alla tua infanzia? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. La tua esperienza può essere preziosa per chi sta cercando di comprendere e interrompere questo schema.



di Leandro Castagna

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