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Organici DSGA e dirigenti scolastici: ANIEF chiede copertura dei posti vacanti, scorrimento graduatorie e affiancamento per i neoassunti, con 7.389 autonomie scolastiche confermate

Al Ministero dell’Istruzione e del Merito confronto sugli organici: ANIEF sollecita la copertura dei posti vacanti di DSGA, lo scorrimento delle graduatorie e un percorso strutturato...

L’ultima fase dell’anno di prova prevede una verifica delle competenze didattiche del docente. E oggi rappresentano un argomento di grande utilità per due categorie di insegnanti: chi sta ultimando i mesi di lavoro in classe e chi si prepara a passare di ruolo quest'anno. La procedura, infatti, è la stessa sia per i colleghi già al lavoro, sia per i vincitori di concorso, per gli assunti dalla prima fascia di sostegno e per i docenti chiamati dagli elenchi regionali. Vediamo i passaggi chiave per affrontare l'esame finale.


Il momento della verità arriva tra la fine delle lezioni e la conclusione ufficiale dell'anno scolastico. È in quel periodo che l’insegnante deve dimostrare davanti a una commissione di saper applicare nella pratica le proprie conoscenze teoriche. A decidere è il Comitato di valutazione, che ascolta il professore, analizza il lavoro fatto insieme al docente tutor e legge la relazione del dirigente scolastico. Alla fine del colloquio, il Comitato esprime un parere. Questo giudizio è obbligatorio, ma non vincolante per il preside. Infatti egli può decidere di non seguire il giudizio, purché metta per iscritto i motivi della sua scelta. C’è però una regola rigida: se il test finale va male, l'insegnante non viene confermato in ruolo ed è costretto a ripetere l'intero anno di prova.


La base di partenza dell'esame è il portfolio professionale. L'insegnante deve compilarlo in formato digitale e consegnarlo al preside, che lo passerà al Comitato almeno cinque giorni prima della data dell'esame. In questo documento il docente riassume il lavoro di un anno: inserisce il curriculum, traccia il bilancio iniziale e finale delle proprie competenze e allega i documenti che provano i progetti portati in classe. Durante l’incontro, al professore viene chiesto di raccontare la sua esperienza, spiegando come ha affrontato le eventuali difficoltà e in che modo ha personalizzato il suo piano di formazione.


Come detto, la conoscenza di questi passaggi è fondamentale sia per chi sta chiudendo l'anno, sia per i docenti che entreranno in ruolo nei prossimi mesi.

L'esame riguarda tutti gli insegnanti al primo anno con un contratto a tempo indeterminato, compresi i docenti di religione.

Tocca anche a chi ha ottenuto un passaggio di ruolo, a chi aveva chiesto un rinvio per giustificati motivi o a chi deve ripetere l'anno perché è stato bocciato in precedenza.


La prova spetta inoltre ai vincitori dei concorsi (assunti inizialmente a tempo determinato e poi stabilizzati), così come agli insegnanti di sostegno scelti dalla prima fascia e ai docenti chiamati in cattedra scorrendo gli elenchi regionali sulle specifiche classi di concorso.

Per tutti, attuali e futuri neoassunti, c'è un requisito base per poter arrivare all'esame:

bisogna aver lavorato almeno 180 giorni, passandone un minimo di 120 a fare attività didattica.

di La Redazione




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