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Morelli: "In te c’è un tesoro che può guarire le ferite. Quando perdi certezze e relazioni, l’anima ti chiede di rinascere e ti ricorda che sei un capolavoro"

Quando bussano alla nostra porta delle situazioni negative, dobbiamo ricordarci sempre che sono lì per insegnarci qualcosa, sono lì per  dirci che il nostro cuore può stare bene...

“La stanza del tesoro non si apre quando parliamo del passato o quando ci lamentiamo dei nostri disagi personali. Solo se la mente è incantata, come succede ai bambini che giocano o a chi è immerso nelle azioni manuali o nella contemplazione, arrivano saperi che appartengono all’anima. C’è un lato sconosciuto che ci abita e più ci avviciniamo a lui, più arrivano miglioramenti imprevedibili che, a volte, irrompono nella nostra vita e ci guariscono” queste sono le parole di Raffaele Morelli, psichiatra e psicoterapeuta.

In un suo recente intervento l’esperto pone l’attenzione sul potere dell’immaginazione e di quanto può essere importante per far emergere il nostro meglio in situazioni che ci fanno stare male. La stanza del tesoro, non sono altre che le nostre potenzialità che teniamo nascoste sotto cumuli di giudizi, di pensieri, di situazioni che ci fanno soffrire. Continua l’esperto: “Dobbiamo allontanarci da ogni pensiero se vogliamo che la porta si apra. La luce che arriva quando non parliamo più di noi stessi, della nostra storia, è un modo per dire che c’è un'infinità dentro di te e contemporaneamente nelle cose che accadono.

Un addio non è solo un partner che se ne va, ma un cordone ombelicale che si taglia, una serie di abitudini che vengono messe in discussione, di certezze che svaniscono; l’arrivo delle lacrime, l’avvertire una sensazione di morte sono i segni del formarsi di un nuovo e imprevisto modo di essere, della nascita di una nuova donna, di un nuovo uomo. Deve nascere un altro sguardo, una nuova immagine di noi stessi. La persona che c’era prima dell’abbandono deve tramontare, affinché possiamo procedere con il nostro cammino”. Secondo l’esperto quando qualcosa di negativo accade nelle nostre vite la vera domanda da porsi è : sono pronto ad accettare la nuova versione di me? Sono pronto ad afferrare il mio tesoro ?

Infatti: “Quando ci sentiamo feriti per qualcosa che è successo, cerchiamo di rimettere le cose a posto il più in fretta possibile; ma questo non appartiene all’anima, la quale scende in campo soltanto quando accettiamo di non agire (e perciò anche di non reagire)”. A volte, accettare le situazioni spiacevoli è difficile, ma lo è ancora di più quando le combattiamo, senza lasciarle fluire. Ciò non preclude la sofferenza, ma permette alle cose di trovare il proprio posto, secondo il proprio tempo, anima compresa. Quest’ultima, continua Morelli: “agisce spontaneamente quando muore l’idea che ci siamo fatti di noi stessi, della vita, delle relazioni che abbiamo creduto perenni. La fioritura di ogni specie avviene in momenti, in stagioni differenti. Gli abbandoni arrivano per ciascuno solo nel momento in cui deve partorire se stesso, né prima, né dopo. Se lo comprendi nasce una nuova vita, altrimenti viene abortita nella vana ricerca del senso di un passato che non può più tornare”.

Nella stanza del tesoro, dobbiamo crederci e poi immaginarla. Nella nostra mente, ad occhi chiusi, deve diventare reale. Un posto dove possiamo essere ciò che abbiamo sempre immaginato, perché se possiamo immaginarlo, possiamo anche realizzarlo. Questo è un vero e proprio esercizio di psicologia che usa la nostra immaginazione. Dedicato: “a chi si sente perduto e si ostina a uscire dai disagi lottando, o si rassegna a considerarli inguaribili”.

Quando bussano alla nostra porta delle situazioni negative, dobbiamo ricordarci sempre che sono lì per insegnarci qualcosa, sono lì per  dirci che il nostro cuore può stare bene anche altrove, che sa trovare la sua strada se noi non ci ostiniamo ad ostacolare il suo percorso. Infatti, conclude Morelli: “L’anima – ci ha insegnato Plotino – vive in un eterno presente e vuol fare di noi il suo capolavoro, ma questo non può avvenire seguendo le opinioni, i pensieri, i tempi del gregge”.


Per te, lettore che ci segui, ti è mai capitato di vivere il senso di abbandono dopo la fine di una relazione ? Scorri in basso e raccontaci come sei riuscito a gestirla, anche in forma anonima. Condividere può essere di supporto a quanti si soffermano su questo argomento.



di NATALIA SESSA

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