L'Europa contro il cyberbullismo: algoritmi, intelligenza artificiale e social network sono da regolamentare
- La Redazione
- 16 minuti fa
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Il Parlamento Europeo vota una risoluzione per creare un reato unico in tutti gli Stati membri. Sotto accusa i deepfake, le piattaforme che lucrano sull'odio e un sistema di leggi ancora troppo debole e frammentato

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A preoccupare maggiormente l’Europa oggi è l’uso illecito dell'intelligenza artificiale, a cominciare dai video contraffatti (i deepfake).
Al Parlamento Europeo finiscono sotto i riflettori le grandi piattaforme digitali. Secondo i deputati, i sistemi che suggeriscono i contenuti agli utenti sono spesso costruiti per premiare messaggi divisivi e d’odio, semplicemente perché generano più reazioni e fanno incassare più soldi.
A farne le spese sono soprattutto gli individui più fragili, come i minori, le donne e gli appartenenti alla comunità LGBTQ+. Per fermare tutto questo, l’Assemblea chiede di applicare in modo severo il regolamento sui servizi digitali (in particolare l’articolo 28), obbligando le grandi aziende a creare spazi sicuri e a introdurre funzioni per segnalare subito i materiali di abuso sessuale. La richiesta di intervenire con urgenza arriva a gran voce dal 92% dei cittadini europei.
Oggi le leggi cambiano troppo da nazione a nazione: in alcuni Stati esiste una norma specifica e severa, mentre nel resto dell’Unione persiste una confusione giuridica che lascia troppe persone senza tutele. Oltre a unificare le norme, l’Unione chiede ai governi di aumentare i fondi per le associazioni che aiutano chi subisce le violenze in rete. La lotta agli abusi sul web dovrà diventare parte integrante delle strategie per la salute mentale, puntando molto sulla prevenzione e sull’educazione di genitori, ragazzi e insegnanti.
Tutte queste direttive sono state messe per iscritto giovedì 30 aprile, quando il Parlamento ha approvato una risoluzione formale. Lo scopo è spingere la Commissione a trasformare il cyberbullismo in un vero e proprio reato che vada oltre il limite delle frontiere, o per lo meno a inserire i casi più gravi nella lista dei reati d’odio validi in tutta l’Unione Europea. Le misure attuali, infatti, non bastano più per arginare l’emergenza. A dimostrarlo sono i dati riportati dai deputati: un adolescente su sei confessa di aver subito violenze su internet, mentre un ragazzo su otto ammette di essersi comportato da bullo nascosto dietro una tastiera.
di LEANDRO CASTAGNA



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