Incendi in Sicilia, morte di Salvatore Giglia: il CNDDU chiede più prevenzione, controllo e programmazione del territorio
- La Redazione

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La tragedia di Ciminna richiama la necessità di rafforzare prevenzione, sorveglianza, risorse e coordinamento istituzionale contro il rischio incendi...

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la morte di Salvatore Giglia, il giovane di ventisei anni deceduto all’ospedale Civico di Palermo per le gravissime ustioni riportate mentre cercava di contrastare l’incendio che aveva raggiunto la sua campagna e la sua abitazione a Ciminna, nel Palermitano. Alla famiglia e alla comunità cittadina il CNDDU rivolge la propria partecipe vicinanza.
La tragedia assume un significato ancora più grave nel contesto dell’emergenza che ha interessato la Sicilia negli ultimi giorni. Tra sabato e domenica sono stati registrati nell’Isola 198 incendi, con un consistente impiego di mezzi terrestri e aerei. La dimensione del fenomeno impone di considerare gli incendi non soltanto come eventi ai quali rispondere attraverso l’organizzazione dei soccorsi, ma come un rischio territoriale ricorrente da governare mediante programmazione, prevenzione e controllo.
Il quadro normativo dispone già di strumenti specifici. La legge 21 novembre 2000, n. 353 affida alle Regioni la pianificazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi e prevede, tra l’altro, l’individuazione delle aree a rischio, degli interventi preventivi, delle risorse umane e strumentali e delle procedure operative. Lo stesso impianto normativo attribuisce ai Comuni il censimento, attraverso apposito catasto soggetto ad aggiornamento annuale, dei soprassuoli percorsi dal fuoco. Il decreto-legge 8 settembre 2021, n. 120, convertito con modificazioni dalla legge 8 novembre 2021, n. 155, ha successivamente rafforzato il sistema di previsione, prevenzione e contrasto degli incendi boschivi.
La questione centrale, pertanto, non è introdurre ulteriori disposizioni in risposta emotiva alle emergenze, ma assicurare continuità ed effettività a quelle esistenti. La qualità dell’azione amministrativa si misura nella capacità di trasformare la pianificazione in manutenzione del territorio, sorveglianza delle aree maggiormente esposte, tempestività dell’avvistamento, disponibilità effettiva di personale e mezzi, aggiornamento delle informazioni territoriali e coordinamento tra i soggetti istituzionali competenti.
La Sicilia dispone di una propria pianificazione antincendio e per il 2026 la campagna AIB è stata stabilita dal 15 maggio al 31 ottobre. Proprio l’esistenza di una struttura programmatoria rende necessaria una valutazione costante della sua efficacia, soprattutto quando gli incendi raggiungono abitazioni, terreni agricoli, strutture produttive e infrastrutture. Prevenire significa anche verificare, sulla base dei risultati ottenuti, se le risorse disponibili siano proporzionate alla crescente esposizione dei territori.
A questo profilo si collega una questione economica spesso sottovalutata. Un incendio produce costi pubblici immediati per lo spegnimento e il soccorso, ma genera anche perdite agricole e produttive, danneggia immobili e infrastrutture, compromette attività turistiche e determina successive spese di ripristino e messa in sicurezza. Investire nella prevenzione non rappresenta quindi un aggravio improduttivo della spesa pubblica, ma una forma di programmazione economica capace di contenere costi futuri ben più rilevanti.
Resta naturalmente essenziale l’accertamento delle cause dei roghi e delle eventuali responsabilità secondo le procedure previste dall’ordinamento. La risposta sanzionatoria, tuttavia, interviene necessariamente dopo il fatto. Una strategia realmente efficace deve agire anche prima dell’innesco e, soprattutto, prima che un focolaio possa trasformarsi in una minaccia per la popolazione e per il sistema economico locale.
La morte di Salvatore Giglia pone inoltre una questione che non può essere trascurata. Di fronte alle fiamme che minacciano una casa, un terreno o un’attività costruita nel corso degli anni, il cittadino può essere indotto a intervenire personalmente, sottovalutando la rapidità con cui le condizioni possono diventare incontrollabili. L’informazione sui comportamenti da adottare e sui limiti dell’intervento individuale deve quindi costituire una componente ordinaria della prevenzione, soprattutto nei comuni rurali e nelle aree di interfaccia tra vegetazione e insediamenti.
Anche la scuola può concorrere a questa funzione attraverso una formazione concreta sul rischio ambientale, sulle procedure di segnalazione e sulle condotte da osservare durante un’emergenza. Non si tratta di aggiungere contenuti astratti, ma di diffondere conoscenze operative che, nei territori maggiormente esposti, possono assumere un valore decisivo.
La vicenda di Ciminna dovrebbe pertanto aprire una riflessione non sulla sola capacità di spegnere gli incendi, ma sulla capacità amministrativa di anticiparne gli effetti.
Quando il rischio è conosciuto, territorialmente individuabile e periodicamente ricorrente, la prevenzione non può essere considerata una misura accessoria dell’emergenza: deve diventare una componente stabile della programmazione amministrativa e finanziaria.
La morte di un giovane di ventisei anni non può esaurirsi nella cronaca di una stagione particolarmente difficile. La risposta più responsabile consiste nel verificare ciò che non ha funzionato, rafforzare ciò che può essere migliorato e destinare risorse dove la prevenzione può evitare che il costo degli incendi continui a essere misurato, oltre che in ettari e danni economici, in vite umane".
di La Redazione
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