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Gesù nel deserto e la tentazione di avere tutto. Quando il vero fallimento non è perdere ma dimenticare Dio

Nel Vangelo della prima domenica di Quaresima, il deserto diventa il luogo in cui si decide da che parte sta il nostro cuore...

Di Don Vincenzo Carnevale

Nel Vangelo di questa Domenica Gesù attraversa il deserto e affronta le tentazioni che promettono potere, sicurezza e successo. Il racconto evangelico diventa uno specchio della nostra vita, dove stiamo fondando davvero ciò che siamo?

"Gesù nel Vangelo ci presenta i diversi modi per fondare la nostra vita e non sciuparla e non fallirla nel tentativo di avere e raggiungere tutto ciò che ci fa potenti, ricchi, sazi e opulenti, ma nell’abbandonarci al Suo amore e seguire la Sua Parola che illumina e sostiene la nostra debolezza, ci fa superare, sul Suo esempio, ogni tentazione del maligno e conduce il cuore ad accogliere la salvezza, che è venuto a portarci.

Gesù è portato dallo Spirito nel deserto dove per quaranta giorni e quaranta notti, sempre in relazione e intima comunione con il Padre, digiuna. Il deserto, luogo dell’aridità e dell’inospitabilità, il lungo digiuno che indebolisce il corpo e diminuisce le forze fisiche, la necessità di soddisfare un bisogno del nutrimento per sopravvivere. Quanta fame ha Gesù, vero uomo! È qui e in queste condizioni, ora, che irrompe il diavolo per tentare Gesù. Le tentazioni che affronta Gesù, e le supera con la luce e la forza della Parola, sono le stesse che possono assalire noi! Gesù, con il Suo esempio e le Sue Parole, attinte puntualmente dalle Scritture, ci insegna e ci educa ad essere vincitori con Lui sul male che ci assedia e su ogni tentazione che viene dal Maligno, trasformandoli in banco di prova e di verifica che ci fa conoscere da che parte sta il nostro cuore e la nostra mente!

Gesù sta dalla parte del Padre, che lo ha mandato a compiere fino in fondo la Sua volontà, quella di riportarci tutti, redenti e riscattati dal Suo Sangue versato sulla Croce, nelle Sue braccia di Padre, pietoso e misericordioso. La prima Lettura mostra la tentazione dell’uomo, creato ad immagine di Dio, a volersi sostituire al Creatore, attraverso quel “peccato originale”, che fa perdere alla creatura la sua originaria bellezza e verità, quella di essere stata tratta dalla polvere, di avere ricevuto il “soffio di vita” da Dio e “divenire un essere vivente”, creato “a Sua immagine e somiglianza”.

L’illusione - pretesa di divenire ed essere come Dio, fa cogliere ad Eva, che si lascia sedurre dal “sergente, il più astuto di tutti animali”, il frutto dall’albero della “conoscenza del bene e del male” e lo mangia e lo dona al marito, e “anch’egli ne mangiò”, creando una solidarietà negativa e peccaminosa. La nudità e la vergogna sono segni della disarmonia con Dio e con se stessi. Qualcosa è intervenuto a rompere un equilibrio e una serena felicità; non possono essere più in armonia con se stessi, perché hanno perso l’armonia con Dio, tradendo la Sua fiducia e il Suo amore.L’obiettivo dell’astuto tentatore, è quello di separarci da Dio, facendoceLo credere come padrone, usurpatore, concorrente, avversario, geloso della nostra autonomia, della nostra libertà e felicità. Il peccato, la loro disobbedienza, originata e provocata dal “sospetto” e dalla mancanza di fiducia in Dio, ha trasformato il giardino lussureggiante in deserto arido, luogo di vergogna e di disperazione.

Eva e, poi, Adamo, disorientati e frastornati da quel “sospetto” atroce e infondato, gettato dal tentatore sull’intenzione di Dio, “drogati”, ormai, e accecati dall’illusoria certezza di poter essere “come Dio”, di poter prendere il posto di Dio, mentre erano stati chiamati a piena felicità di vita nella comunione e nell’amicizia con Lui, e si sono persi nella vergogna della loro nudità, vulnerabilità per non aver conservato la comunione con il Creatore e non aver creduto la Sua Parola e obbedito al Suo comando, alle Sue raccomandazioni. Il Salmo 50, ci fa prendere coscienza del proprio peccato e ci apre all’invocazione di piena fiducia in Dio che vuole liberarci dal male che abbiamo commesso: “Perdonaci, Signore: abbiamo peccato”.

Paolo, nella seconda Lettura, mostra come la disobbedienza di Adamo, che ci ha portato alla morte, sia stata vinta dalla fedeltà e obbedienza di Cristo al Padre fino al dono di Sé in croce. Adamo, prototipo dell’infedeltà a Dio lacerato dal fascino del male, e Cristo, prototipo della fedeltà a Dio e della Sua piena e totale adesione alla Sua volontà. Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così a causa di un solo Uomo venne la grazia, la vita. La disobbedienza di uno ci ha resi tutti peccatori, l’obbedienza di un Altro ci costituisce tutti giusti. Le Tentazioni non mancano nella nostra storia personale ed esistenziale, ma, con Gesù, Vincitore incomparabile su tutti i fronti, Riconciliatore e Liberatore del dominio del peccato sull’umanità, nell’obbedienza fedele alla Volontà di Dio, anche noi possiamo vincere ogni seduzione e ogni tentazione! Anzi, saranno le tentazioni ad essere occasioni di grazia per riaffermare fedeltà a Dio e al Suo disegno e giungere fortificati e vittoriosi alla Pasqua del Signore.

Gesù modello sommo perché per primo vive e attua ciò che c’insegna e propone. La tentazione, come l’obbedienza, ’prova’ lo spessore e l’autenticità della nostra Fede e, superandola come ci insegna, Gesù, ci porta a concludere e riaffermare il primato assoluto di Dio nella nostra vita. La vera adorazione a Dio non si esaurisce nel culto, ma nella concretezza del posto che Gli riserviamo nella nostra esistenza quotidiana e nelle scelte di vita!"


di NATALIA SESSA

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