Galimberti: "Basta pagare e tutto il mondo è ai tuoi piedi". Così la tecnica ci rende efficienti, autonomi e veloci, ma sempre più soli e incapaci di comunicare
- La Redazione

- 46 minuti fa
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Un viaggio nelle abitudini quotidiane che ci fanno sentire autonomi ed efficienti, ma che lentamente svuotano i rapporti umani e il bisogno dell’altro...

In una società come la nostra, nella quale tutto scorre velocemente, sembra non esserci spazio per prendersi cura dei rapporti umani, e perfino la comunicazione viene meno. Ciascun soggetto, proiettandosi verso la perfezione, misura il proprio valore sulla base dei risultati conseguiti, così diventando sempre più simile ad una macchina che ininterrottamente continua a produrre senza mai fermarsi e senza mai fallire.
In tale prospettiva appaiono estremamente significative le parole del filosofo, saggista e psicoanalista Umberto Galimberti che in merito ha così espresso il suo pensiero: “Se vai al supermercato gironzoli da solo a cercare i prodotti che ti servono senza che nessuno più ti rivolga la parola, se non la cassiera quando, un po’ seccata, ti dice il prezzo che non sei riuscito a leggere nella finestrella collegata al suo computer. Se vai alla stazione, per evitare le code, hanno disposto per te delle macchinette che, opportunamente digitate, ti rilasciano il biglietto che ti serve. Mi dicono che in alcuni aeroporti americani accade la stessa coda per i check-in.
Non parliamo poi dei servizi bancari, dove non hai più bisogno di incontrare un impiegato perché, o per via telematica o in quei loculi simili a confessionali, puoi effettuare versamenti o prelievi senza scambiare una parola con nessuno. Anche se vuoi bere un caffè, nero o macchiato, lungo o ristretto, basta che digiti le tue preferenze e la macchina fa tutto da sé. Persino la benzina te la puoi fare da te, se vuoi risparmiare quello zero virgola che i distributori ti scontano se ti arrangi da solo. L’inverno scorso ero a Londra e chiesi al portiere dell’albergo se mi poteva chiamare un taxi. Il portiere per tutta risposta mi piazzò davanti un telefono e, senza troppa cortesia, mi disse: ‘Help yourself’, ‘provvedi da te’.
Ecco allora che una domanda sorge spontanea: ma è proprio vero che non abbiamo più bisogno di nessuno e che nessuno è disposto a fare qualcosa per noi?
A tale quesito Umberto Galimberti non può che risponde positivamente, aggiungendo che “basta pagare. E poi tutto il mondo è ai tuoi piedi, per i tuoi bisogni necessari o superflui, per le tue esigenze reali o immaginarie. Ma nessun gesto gratuito, nessuna gentilezza senza compenso, nessuna faccia umana che ti dica qualcosa anche di approssimativo”.
La tecnica, pertanto, permettendoci di raggiungere la massima efficienza e funzionalità nel minor tempo possibile, ci rende sempre più simili a delle macchine, automi incapaci di emozionarsi, di relazionarsi tra loro, così non riuscendo più a prenderci cura dell’anima, non consentendo “al dolore di diluirsi nella comunicazione, alla gioia di espandersi nella condivisione, alla noia di attenuarsi nell’incontro imprevisto, alla gratuità della conversazione di acquisire altri punti di vista capaci di schiodare i nostri problemi da quel vicolo cieco in cui la nostra solitudine li aveva cacciati”.
Ogni gesto semplice sembra essersi perduto e la solitudine si espande velocemente, diventando una solitudine di massa, “dove persino i ‟buongiorno” e i ‟buonasera” che scambiamo con chi sale l’ascensore con noi non lasciano trasparire nessun vero interesse”.
Pertanto, con il passare del tempo, le macchine stesse prendono il posto degli uomini e “fanno per noi tutto quello che gli uomini non sanno più fare o non hanno più voglia di fare. ‟Provvedi da te” è ormai il motto generalizzato. In fondo c’è sempre una macchina che ti può soccorrere, mentre gli uomini diventano ogni giorno di più inconvenienti da evitare, in quel deserto della comunicazione che non cessa di espandersi a detrimento del mondo della vita, che forse non conosce le risposte perfettamente funzionali della tecnica, ma certamente non ignora le parole che sanno toccare l’anima e farla sentire in ogni istante meno sola”, in tal modo Umberto Galimberti culmina la sua ragguardevole disamina.
di VALENTINA TROPEA






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