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Scuole aperte anche in estate: riduzione delle vacanze? Occorre trovare una soluzione così che gli insegnanti non si trasformino in babysitter e le famiglie possano far fronte agli impegni lavorativi

Scuole aperte anche in estate:  la questione concernente la pausa estiva ritorna al centro di un acceso dibattito, dando adito a diverse polemiche e suscitando...

L'anno scolastico 2025/2026 è volto al termine e con l'arrivo della stagione calda la questione concernente la pausa estiva ritorna al centro di un acceso dibattito, dando adito a diverse polemiche e suscitando molte perplessità.


A tal proposito occorre soffermarsi su di un aspetto di primaria importanza: la durata delle vacanze scolastiche in Italia.

La sospensione delle attività didattiche per circa tre mesi, tra giugno e settembre, non giova senz'altro alle famiglie nelle quali entrambi i genitori lavorano poiché questi ultimi si ritrovano a vivere un disagio non solo organizzativo ma anche e soprattutto economico; d'altro canto, però, i docenti non intendono svolgere le attività didattiche in edifici scolastici ancora sprovvisti di adeguati sistemi di climatizzazione e quindi in aule sovraffollate, con più di 20 studenti, e con temperature che sfiorano i 40 gradi.


Da un lato, pertanto, i genitori lavoratori chiedono che gli istituti scolastici rimangano aperti anche nei mesi estivi così da continuare a far fronte ai loro impegni di lavoro senza interruzioni o eccessive spese da sostenere; dall'altro, però, i docenti ed il personale della scuola esprimono, con forza e determinazione, la loro contrarietà a tale proposta dato che gli insegnanti non possono svolgere un puro servizio di custodia e babysitteraggio.


La questione poggia le proprie fondamenta su di una criticità alla quale occorre far fronte prontamente: l'assenza di una rete di supporto pubblica e sostenibile.

Quindi non si vuole né colpevolizzare i genitori per una presunta mancanza di volontà nel trascorrere del tempo con i propri figli, né si desidera trasformare gli insegnanti in animatori estivi.


Appare difficile, infatti, riuscire a coordinare le esigenze lavorative dei genitori con le vacanze dei propri figli: si ricordi, infatti, che non tutte le famiglie possono contare sul sostegno dei nonni o sostenere costi elevati per assumere baby-sitter o iscrivere i propri figli a centri estivi.

Il nostro modello sociale si basa su ritmi lavorativi molto stringenti e quindi non sono state ancora ideate adeguate politiche di conciliazione tra vita privata e professionale.

Si potrebbe rischiare, in tal modo, di scaricare sulla scuola responsabilità che in realtà appartengono alle politiche sociali ed al sistema di welfare statale.



di Valentina Tropea



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