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Galimberti: “La vita va avanti a colpi d'amore. Una vita non amata è una vita che si spegne. Solo il buon dialogo apre un figlio all’ascolto"

Galimberti riflette sul legame tra amore, ascolto e dialogo con i figli. Perché una vita non amata si spegne, il rapporto si costruisce nei primi anni...

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L’inizio di un nuovo anno è spesso il momento in cui le famiglie si fermano a riflettere sul tempo che passa e sulle relazioni che cambiano. Il 2026 si apre con una domanda che riguarda molti genitori: quando si costruisce davvero il dialogo con i figli? E soprattutto, cosa accade quando quel dialogo non è stato coltivato in tempo? “I genitori devono sapere che con i figli possono parlare fino a 12 anni, poi basta, la parola dei genitori è parola vana”. Con queste parole, Galimberti mette a fuoco un momento cruciale della crescita: il passaggio dall’infanzia all’adolescenza. È una fase in cui l’autorità genitoriale perde progressivamente forza e le parole che prima guidavano iniziano a non avere più lo stesso peso. A tal proposito, l'esperto osserva come, superata una certa età, il riferimento affettivo e simbolico dei ragazzi cambi profondamente, spostandosi verso i propri pari.

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“se dici - a tuo figlio -  studia, questa diventa una parola vana. Se invece a questo ragazzo studia glielo dice la sua prima “morosetta” diventano parole efficaci”. Secondo Galimberti, non si tratta di una deviazione o di un errore, ma di un passaggio naturale. È il segno che il giovane sta entrando in un mondo relazionale diverso, dove il confronto non è più verticale ma orizzontale. “C'è quel passaggio del mondo dell'amore incondizionato di natura genitoriale al mondo condizionato, relazionale, orizzontale che è il mondo dei propri simili”. 

È proprio per questo motivo che, per Galimberti, il tempo che precede l’adolescenza diventa decisivo. Il dialogo non può essere improvvisato quando il distacco è già iniziato, va costruito prima con la presenza quotidiana e con la condivisione autentica.: “Dopo non puoi più pretendere che tuo figlio ti parli, se tu non gli hai mai parlato, se non hai mai giocato insieme a lui”.

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Instaurare un rapporto genitore-figlio si deve fare sin da subito e in maniera continua. I bambini hanno memoria dell’affetto, dell’amore, della cura ricevuti sin dalla nascita. Le capacità cognitive di memorizzazione sono graduali, già da 8-12 mesi riescono a riconoscere oggetti e persone, tra i 18 e i 24 mesi mettono in atto le prime strategie di memoria ma è intorno ai 3 anni che i ricordi diventano storie ed esperienza. Continua Galimberti: “I genitori devono parlare con i bambini almeno fino a 12 anni, devono essere presentissimi, guardare da vicino ogni piccolo progresso. Significarglielo questo progresso, farglielo notare al bambino in modo che cresca la sua autostima. Allora nasce una fiducia nel mondo genitoriale e magari anche nell'adolescenza si apre un discorso”.  

Come afferma l’esperto i genitori non devono stupirsi del fatto di una mancanza di dialogo se non si è costruito in maniera anticipata con i propri figli, c’è un momento nel quale vanno seguiti, protetti e guidati ed è la parte principale della loro vita, la parte che getta le basi per la definizione della loro personalità, autonomia ed indipendenza, ed un momento nel quale iniziano ad essere davvero indipendenti. Gli anni trascorrono velocissimi, ed i genitori potrebbero ritrovarsi un adolescente distaccato e silenzioso prima di quanto loro pensino. 

Galimberti conclude: “Penso che la vita vada avanti a colpi d'amore. E questo lo dico con forza, perché una vita che non è amata è una vita che si spegne”.

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L’amore genera amore, un figlio che è stato amato cercherà quell’amore e a sua volta genererà amore. Un figlio con il quale si è costruito un dialogo, cercherà quel dialogo e a sua volta sarà un individuo aperto all’ascolto. Il bene ritorna sempre, anche se nella fase adolescenziale potrebbe essere difficile riconoscerlo.


di NATALIA SESSA

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