Docenti e ATA, aumenti di stipendi ma potere d’acquisto in calo: la verità della FLC CGIL sulla Legge di Bilancio 2026
- La Redazione

- 21 ore fa
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Il sindacato non firma il CCNL 2022-2024 e denuncia: stipendi sotto l’inflazione, tagli reali a scuola, università e ricerca

La FLC CGIL ha diffuso una scheda di approfondimento sulla Legge di Bilancio 2026, mettendo in evidenza, punto per punto, le ricadute che la manovra avrebbe su scuola, università e ricerca. Secondo il sindacato, dietro agli annunci del Governo si nasconderebbe una riduzione reale delle risorse e del potere d’acquisto di docenti e personale ATA.
"La Legge di Bilancio 2026 (Legge 199 del 30 dicembre 2025) conferma, senza alcuna discontinuità, la strategia di definanziamento del sistema pubblico di istruzione, università e ricerca già avviata con la manovra precedente. Al di là della propaganda governativa, siamo di fronte a una manovra che toglie risorse oggi e rinvia ogni investimento reale a un futuro ipotetico, confermando che per questo Governo la conoscenza è solo un capitolo di spesa da comprimere.
Le menzogne del Ministro Valditara e il “furto” dell’inflazione
Il Ministro Valditara rivendica un aumento nominale dell’1,5% delle risorse per la scuola. Tuttavia, le stesse stime ufficiali del Governo prevedono per il 2026 un’inflazione pari all’1,7%. In termini reali, il bilancio dell’istruzione subisce dunque un decremento, traducendosi in nuovi tagli lineari destinati a proseguire nel tempo. Ancora una volta: alla scuola non si dà, alla scuola si toglie.
Scuola: autonomia svuotata e ritorno ai tagli annuali
L’analisi della manovra rivela misure che colpiscono direttamente la qualità della didattica e la stabilità del sistema scolastico:
Addio all’organico triennale: viene soppressa la programmazione pluriennale del fabbisogno di personale, tornando a una determinazione annuale legata ai soli vincoli finanziari. Una scelta che apre la strada a riduzioni strutturali degli organici basate sul calo demografico, mortificando il settore nel lungo periodo.
Obbligo di supplenze interne: l’imposizione di coprire le assenze fino a 10 giorni nelle scuole secondarie utilizzando l’organico dell’autonomia trasforma il potenziamento, nato per arricchire l’offerta formativa, in un serbatoio di supplenze a ciclo continuo, comprimendo l’autonomia progettuale delle scuole.
Il “buono scuola” ideologico: mentre si taglia la scuola statale, il Governo stanzia fondi per contributi fino a 1.500 euro a favore delle scuole paritarie, rafforzati dall’ulteriore esenzione IMU. Una scelta politica che sottrae risorse pubbliche alla scuola di tutti, in palese contrasto con l’articolo 33 della Costituzione.
Salari e fisco: la beffa dei 9 euro
Mentre per i dipendenti privati sono previste forme di tassazione agevolata sui rinnovi contrattuali, il pubblico impiego viene ancora una volta discriminato: Trattamento accessorio: la detassazione del 15% produce un beneficio medio di circa 9 euro al mese, una cifra simbolica che non compensa minimamente la perdita di potere d’acquisto superiore al 18% nel triennio 2022-2024. Contratti al palo: la manovra non stanzia nemmeno un euro per il recupero salariale né per il prossimo rinnovo contrattuale.
È per questo che la FLC CGIL non ha sottoscritto un CCNL che copre appena un terzo dell’inflazione reale, sancendo di fatto una riduzione programmata degli stipendi.
Pensioni e TFS: il danno occulto
Sul versante previdenziale, oltre all’innalzamento dei requisiti legati alla speranza di vita, il Governo introduce una beffa sul TFS/TFR. La riduzione dei tempi di liquidazione da dodici a nove mesi è un’operazione solo apparente: l’anticipo cancella la detassazione fiscale, determinando un prelievo occulto che può arrivare a circa 750 euro per lavoratrice e lavoratore.
Istruzione degli adulti: un’altra assente ingiustificata
In un contesto segnato dall’innalzamento dell’età pensionabile, colpisce la totale assenza di investimenti sull’istruzione degli adulti. La Legge di Bilancio 2026 non prevede alcuna risorsa per rafforzare i CPIA né per sostenere l’apprendimento permanente, la riqualificazione professionale e l’inclusione sociale. Si allunga la vita lavorativa senza garantire il diritto all’istruzione lungo tutto l’arco della vita, confermando l’assenza di una visione complessiva delle politiche della conoscenza.
Università e ricerca: un piano “striminzito”
Il piano straordinario di reclutamento per ricercatori e tecnologi si conferma gravemente insufficiente: circa 2.000 posizioni stabili a fronte di oltre 35.000 precari, di cui almeno 10.000 legati ai progetti PNRR prossimi alla scadenza. Un intervento parziale e condizionato, che non risolve il problema strutturale del precariato e scarica sugli atenei e sugli enti di ricerca il peso finanziario delle stabilizzazioni.
A questo si aggiunge il rinvio degli investimenti per edilizia universitaria, laboratori e infrastrutture scientifiche al triennio 2029-2031, oltre l’orizzonte della legislatura. Nel frattempo, università ed enti di ricerca continuano a operare in condizioni di emergenza, con spazi inadeguati, attrezzature obsolete e crescenti difficoltà nel garantire qualità, sicurezza e attrattività internazionale." Il comunicato conclude con un'accusa del sindacato nei riguardi del Governo molto forte: "Il Governo tratta la conoscenza come un costo. La FLC CGIL continuerà a difenderla come un diritto."
di LA REDAZIONE
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