Crepet: "La grandezza di una persona non si misura solo su ciò che costruisce, ma anche sulla sua capacità di ricominciare; la vita insegna che si cade sette volte per rialzarsi otto”
- La Redazione

- 17 mag
- Tempo di lettura: 3 min
“La vita è l’opposto del «chilometro zero»: i ragazzi dovrebbero imparare a contare le persone conosciute, le situazioni vissute e i luoghi visti, le discussioni fatte e le novità…”

In una società come la nostra, nella quale l’efficienza e la produttività appaiono quali valori guida, le nuove generazioni sembrano ricercare, nella maggior parte dei casi, sicurezza, comodità, agio, risultati eccellenti ma da conseguire facilmente e velocemente senza alcuno sforzo, privandosi di quello slancio, di quella passione, che invece dovrebbe contraddistinguere la loro esistenza, senza quindi far prevalere la propria ambizione, il proprio talento, ma soprattutto la propria inclinazione al cambiamento ed al miglioramento.
Invero i giovanissimi dovrebbe essere affascinati da tutto ciò che è inedito, straordinario, rivoluzionario, seguendo le proprie emozioni, non temendo alcun pericolo ma anzi avendo sempre il coraggio di osare, esponendosi al rischio, incamminandosi lungo strade non battute con pazienza e cocciutaggine senza mai desistere o tirarsi indietro.
“La vita è l’opposto del «chilometro zero»: i ragazzi dovrebbero imparare a contare le persone conosciute, le situazioni vissute e i luoghi visti, le discussioni fatte e le novità scoperte. E questo è un giro che non finisce mai, ma deve iniziare dalla spinta di voler pretendere qualcosa per sé, pensato da sé, progettato da sé”, in tal modo inizia la sua considerevole riflessione il sociologo e psichiatra Paolo Crepet.
Ad oggi, invece, appare per molti giovani più facile rinunciare ad una vita piena di emozioni e di scoperte piuttosto che vivere la propria esistenza intensamente. In realtà si tratta di una questione di umiltà, così come ci spiega lo psichiatra, e non si può mai sapere che cosa accadrà finché non lo hai ancora fatto.
“Se si ascolta la fatica ancor prima di averla misurata, si rischia la bonaccia esistenziale, che per un giovane è il peggio che si possa augurare, e si ricompone un filo che si riavvolge sempre allo stesso modo, quasi fosse un automatismo: inseguire le proprie zone di confort”, queste le parole sempre pregne di significato di Paolo Crepet. Eppure ci sono genitori che educano i loro figli alla certezza, un po’come se tutto fosse sempre a portata di mano e continuerà ad essere offerto, regalato, senza alcuno sforzo o fatica, ma il bello della sfida sta nel difficile, nell’impervio e nell’incerto e non nella facilitazione di ogni scelta.
“Compito di un genitore non è quello di tenere sempre abbassato il ponte levatoio di casa nella speranza di veder ricomparire i figli delusi da un tentativo che non è andato bene”, così come ci spiega lo psichiatra. Ma ciò che occorre insegnare ai giovani è che nulla deve essere scontato, nulla è dato per sempre, ma tutto porta a un tentativo, a un impegno capace di sollecitare creatività e progettualità.
“Ovunque un giovane scelga di vivere, qualsiasi cosa provi a fare, il suo agire deve essere valutato: più grande è la propensione al nuovo, meno scontato è l’esito, più profonda sarà la soddisfazione. La grandezza di una persona non si misura soltanto su ciò che costruisce, ma anche sulla sua capacità di ricominciare; per questo i tentativi, e gli errori connessi, sono fondamentali: la vita insegna che si cade sette volte per rialzarsi otto”, in tal modo conclude la sua disamina Paolo Crepet.
E tu, lettore che ci segui, pensi che oggi i giovani abbiano ancora il coraggio di rischiare, sbagliare e ricominciare? Quanto conta, secondo te, educare i ragazzi alla fatica e non solo alla comodità?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza.
di VALENTINA TROPEA




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Beh . volevo solo aggiungere . . .che e' proprio come agisco io, nella vita, come penso come sono. Ed ho tra un mese 71 anni. Ma . . sin vivace , ed ansiosa ancora di scoprire e di provare e sentire . . cose nuove ! Quindi tutto questo che Lei dice.. .non tocca solo i giovani, ma anche i meno giovani, quelli che, dopo aver perduto il compagno, hanno scura voglia di vivere, sperimentare con la dovuta passione . . E da quando ho riacquistato la mia liberta', io non sto camminando avanti come sarebbe ovvio. . Ma sto camminando all'indietro, riscoprendo un indi di emozioni, e di aliegria, e vivacità", che non conoscevo .. …
È giusto che ai figli insegni a combattere e a sudarsi gli obiettivi da raggiungere,ma vogliamogli ugualmente tanto bene,anche se non li raggiungono,non tutti riescono a sacrificarsi allo stesso modo
forse si diventa padri e madri senza nessuna preparazione .
Penso che se avessi avuto il coraggio di PARLARE apertamente chiaramente
francamente sarebbe stato più proficuo per i miei figli e per me .
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Sono stanco,
Stanco di vivere per lavorare, stanco delle pressioni e delle responsabilità, stanco di dover sempre dimostrare, stanco di essere prigioniero, la vita è volata ed io con due figlie, una moglie, un mutuo ed un finanziamento non.posso pensare di sbagliare, di cambiare e magari fare qualcosa che non mi faccia sempre sentire il fiato sul collo dei debiti
Quando mia figlia a 8 anni mi ha detto "tu non mi permetti di sbagliare" Ho capito che dovevo seguirla e orientare il suo cammino, non precedela e spianarle la via. A 16 anni le ho detto: "puoi fare e sperimentare quello che ritieni giusto. L'unica cosa che non ti permetterò è di perderti". Oggi è una donna bella, determinata, apprezzata da tutti. Vive in Austria da 12 anni e lavora presso il laboratorio di ricerca dell'listituto di Anatomia dell'Università medica di Graz con grande soddisfazione dei suoi capi. Direi che fungere da sponda al cammino dei figli senza occludere il loro percorso è la migliore funzione che possano svolgere i genitori.