Bocciato all’esame di terza media, la madre porta la scuola in tribunale: il Tar scopre cosa era successo davvero durante gli esami
- La Redazione

- 9 ore fa
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Dalle interrogazioni contestate fino ai verbali della commissione: la famiglia denunciava cinque presunte irregolarità, ma la decisione dei giudici...

L'esame di terza media si è svolto nel rispetto delle regole e la commissione ha agito in modo corretto. Lo ha stabilito il Tar della Liguria, che con la sentenza numero 415/2026 ha respinto il ricorso presentato dalla madre di uno studente bocciato nell’estate del 2022, dando così pienamente ragione al Ministero dell’Istruzione. La donna si era rivolta al tribunale convinta che i professori avessero commesso ben cinque irregolarità.
L'accusa più grave riguardava le prove orali: secondo la madre, il ragazzo non era stato interrogato in lingua straniera e in educazione civica. A smentirla è stata la scheda personale dell'alunno, consegnata dalla scuola in tribunale, dove c'erano scritti gli argomenti affrontati in quelle due materie e i rispettivi voti. Un'altra critica riguardava il momento vero e proprio della bocciatura. La famiglia credeva che i professori avessero confermato le insufficienze in modo automatico, senza discuterne tra loro. I giudici, leggendo il verbale della scuola, hanno invece accertato che il preside aveva letto i voti ad alta voce per ogni candidato e aveva chiesto a tutti i docenti se ci fossero obiezioni.
Visto che nessuno aveva nulla in contrario, la commissione aveva approvato all'unanimità alzando la mano. Quando tutti sono d'accordo, non c'è alcun bisogno di registrare i commenti dei singoli insegnanti. Il ricorso puntava poi il dito su questioni più burocratiche. Ad esempio, si lamentava che le griglie per la valutazione dei compiti non avessero la data. Il tribunale ha però trovato un altro verbale, firmato nei giorni successivi, in cui gli insegnanti certificano di aver compilato quelle schede subito dopo gli scritti, rispettando quindi le regole. C'era anche una polemica sui tempi di correzione, giudicati troppo frettolosi perché sui fogli l'orario di inizio e fine dei lavori coincideva magicamente alle 13.00. Per il Collegio si è trattato solo di un banalissimo errore di chi ha scritto il documento. Oltretutto, nessuna legge obbliga i professori a dedicare un tempo minimo per correggere gli esami, quindi i calcoli della madre erano solo supposizioni.
Infine, la donna accusava l'amministrazione scolastica di non averle consegnato tutte le carte. La sentenza le ha ricordato che per averle bastava usare il normale diritto di accesso agli atti e che, in ogni caso, il Ministero ha depositato l'intero fascicolo durante la causa. L'esame, dunque, non aveva alcun difetto e il ricorso è stato respinto. I giudici hanno però deciso, vista la natura particolare della lite, che le spese legali vengano compensate: in parole povere, nessuno dovrà rimborsare l'altra parte e ognuno pagherà il proprio avvocato.
di La Redazione



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