Alda Merini: “Non cerco qualcuno che mi curi, voglio qualcuno che non mi ferisca più. Sono caduta, mi sono rialzata, fatta male e guarita sempre da sola”
- La Redazione

- 15 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Le parole utilizzate dalla poetessa dei Navigli arrivano dritte al cuore e lasciano senza fiato: ciò che conta veramente non è qualcuno che ci curi ma solo qualcuno che non ci ferisca ancora una volta…

In un mondo nel quale l’indifferenza e l’individualismo predominano incontrastati sembra non esserci spazio per le relazioni autentiche così da instaurare rapporti umani che richiedono non solo la nostra presenza costante ma anche e soprattutto le nostre cure ed attenzioni.
Lungo il cammino della vita, infatti, saranno molteplici le persone che incontreremo ma pochissime quelle capaci di guardarci dentro e di comprenderci fino in fondo, accettandoci per quello che siamo veramente senza mai pretendere di cambiarci.
Nei momenti più difficili, quando si cade, si inciampa, e si fatica a rialzarsi, avere accanto qualcuno che sappia sostenerci, supportarci, alleviando le nostre sofferenze ed alleggerendo il peso che altrimenti graverebbe solo su di noi, appare sempre più difficile ed inconsueto.
In tale prospettiva ritornano alla mente i versi della poetessa e scrittrice italiana Alda Merini ed è per tale ragione che li riportiamo qui di seguito integralmente: “Non cerco qualcuno che mi curi, voglio qualcuno che non mi ferisca più. Sono caduta, mi sono rialzata, fatta male e guarita sempre da sola”.
Le parole utilizzate dalla poetessa dei Navigli arrivano dritte al cuore e lasciano senza fiato: ciò che conta veramente non è qualcuno che ci curi ma solo qualcuno che non ci ferisca ancora una volta.
Spesso, infatti, quando la vita ci mette a dura prova e le nostre fragilità riaffiorano maggiormente, avremmo solo bisogno di qualcuno che ci sussurri affettuosamente che andrà tutto bene senza mai giudicarci superficialmente perché ciò che ferisce di più, nei momenti difficili, è la mancanza di comprensione e di tatto, ed è per tale motivo che non bisogna lasciarsi condizionare da chi non ci conosce e non è in grado di ascoltarci, di immedesimarsi, comprendendo fino in fondo ciò che proviamo veramente.
Una carezza inaspettata, un caloroso abbraccio, un dolce sorriso, possono trasmettere vicinanza, comprensione, accoglienza, mentre al contrario una sola parola può ferire gravemente, umiliando e mortificando chi è più fragile e vulnerabile.
Ecco perché quando si cade, e non tutto sembra andare per il verso giusto, occorre guardarsi dentro, riscoprendo quella forza capace di farci rialzare così da andare avanti perché non è ancora tutto perduto.
In una società nella quale è più semplice badare a se stessi che preoccuparsi degli altri, in cui empatia e sensibilità sembrano averci abbandonato, occorre prendersi cura delle proprie fragilità senza lasciarsi condizionare da chi vuole solo ferirci gratuitamente e senza ragione.
E tu, lettore che ci segui, pensi che spesso ciò che conta veramente non è qualcuno che ci curi ma solo qualcuno che non ci ferisca ancora una volta? Ti sei mai sentito giudicato superficialmente da chi voleva ferirti gratuitamente?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di Valentina Tropea




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Ho 70 anni, ho avuto la fortuna di essere nata e cresciuta in un'epoca che purtroppo non esiste più! Ogni problema era condiviso ci si sedeva a tavola e ognuno esponeva dubbi e perplessità e tutti insieme di risolvevano i problemi piccoli o meno piccoli con amore ed empatia. Tutte le persone dal medico, all' insegnante,alla vicina di casa ti ascoltavano con attenzione ti sentivi una forza Interiore che ti guariva qualsiasi problema. Oggi ci si preoccupa dello smartphone ultimo mod., parli con l'intelligenza artificiale e ti senti in robot.
Fino a quando tutti e non solo chi ti sta vicino, non impareranno a considerare la malattia psicologica come un altra malattia che si guarisce
Usare piu tatto enon additare mai nessuno sarebbe un nuovo inizio
Mio padre si tolse la vita quando avevo27 anni rimasi a fare da ppadre alle mie tre sorelle piccole
Negli anni abbiamo un po tutti sofferto di questa malattia ma ne siamo usciti fuori
Quello che mi è mancato di piu? Unaspalla su cui piangere. Enon voler mai piu vedere gliocchi che guardano il figlio " di"
Oggi sto bene sono un responsabile tecnico di un deposito carburanti eun figlio neurologo e una moglie adorabile
Sono un medico specialista in anestesista rianimazione e terapia del dolore. Cristiana è credente. Lavoro per onorare Dio è solo Lui con il mio lavoro. Non mi prendo mai il merito di nulla eppure mi dicono che sono bravissima e amorevole con tutti i pazienti che mi vogliono un mondo di bene ed io contraccambio con gioia.
Sono molto empatica e conosco il dolore che provano i pazienti che stanno molto male. Mi e' capitato di recente un fattaccio che mi ha sconvolto al punto da capire che devo assolutamente cambiare ed essere vomitevole come i miei tanti colleghi assolutamente indifferenti a tutto e tutti. Fanno lo stretto necessario, spesso neanche il minimo, con il loro lavoro, poche parole, niente…
Buon pomeriggio! Questa societa' e' fatta solo per chi ha carattere..
I più empatici e sensibili che sono persone bellissime vengono messe all' ultimo posto...
Penso che mostrare anche le proprie fragilità e riconoscerle di averle sia il primo passo per la guarigione ...
La frase è molto d'impatto e fa riflettere. Ferire ci vuole un attimo guarire un infinità di tempo ma come si dice il tempo è un galantuomo e prima o poi fa tornare al mittente in vari modi le ferite inferte.
Purtroppo l'empatia e il provare a mettersi nei panni degli altri non è da e per tutti è più facile giudicare criticare e ferire che fermarsi a pensare.