Galimberti: "La mente si apre se si è aperto il cuore, per educare bisogna passare dalle emozioni alla cura dei sentimenti. Il vero insegnante è colui che mette il cuore prima dei contenuti"
- La Redazione

- 6 giorni fa
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Aggiornamento: 6 giorni fa
"L'educazione è quella di aprire il cuore: cioè quella di far passare i ragazzi dalla pulsione con cui si esprimono quando fanno “i bulli” alle emozioni, in modo che abbiano..."

"Io non ho nessuna difficoltà a dire che la nostra scuola al massimo istruisce, quando ci riesce, ma non educa. Non è sufficiente che un professore sappia la sua materia per andare in classe, è necessario che il professore sia fornito di un'empatia sufficiente da coinvolgere gli studenti". Con queste parole il filosofo Umberto Galimberti invita a riflettere sul significato più profondo dell'insegnamento. Insegnare è una missione, uno dei lavori più gratificanti, soddisfacenti e premianti.
Lasciare in eredità, tramandare il proprio sapere permette di osservare la vera crescita di uno studente, che non si limita solo alla quantità di materie assimilate ma ad un evoluzione dell’uomo in senso di umanità, umiltà, rispetto verso gli altri, condivisione di spazi e di pensieri. A tal proposito il filosofo è intervenuto su questo argomento spiegando che il vero insegnante è colui che mette il cuore prima dei “contenuti”, queste le sue parole: “Istruire significa far passare dei contenuti da chi li possiede a chi non li possiede. Già Platone aveva avvertito che la mente non si apre se prima non si è aperto il cuore”. Accade proprio così, riusciamo ad aprire la nostra mente e quindi ad assorbire più velocemente e con più consistenza solo ciò che tocca davvero il nostro cuore. Non a caso gli studenti vengono definiti “più portati” a svolgere una materia piuttosto che un’altra.
Quella per cui li definiscono “più portati” è quella che tocca le loro corde, che li fa sentire in un mondo tutto loro, conosciuto. Ma l’esperto con il suo pensiero vuole portare l’istruzione su altri fronti, vuole descriverla come “lavoro capace di elevare l’uomo”: “L'educazione è quella di aprire il cuore: cioè quella di far passare i ragazzi dalla pulsione con cui si esprimono quando fanno “i bulli”, alle emozioni. In modo che abbiano una risonanza emotiva dei loro comportamenti. In modo che evitino di fare cose scellerate senza avere la minima emozione di fare cose scellerate ”.
Secondo Galimberti la scuola è il posto dove il bambino viene a conoscenza delle sue emozioni, dove può innanzitutto riconoscerle e denominarle e successivamente anche trasformarle. Passando dall’aggressività, dalla pulsione incontrollabile alla passione per qualcosa che può diventare un’opportunità di crescita incredibile. “Poi, dalle emozioni passare alla cura dei sentimenti. Questo significa educare”, conclude l’esperto. Galimberti in questo suo intervento analizza a fondo i termini educare, istruire ed insegnare.
Per l’esperto, come abbiamo già detto, vanno al di là dei contenuti, hanno l’obiettivo principale di costruire un individuo capace di emozionarsi, di vivere con pienezza la vita. Inoltre il filosofo invita gli insegnanti a scoprire cosa si nasconde oltre la violenza e l’aggressività di uno studente “bullo”. È un passo coraggioso, arduo, ma a volte quell’impeto può rivelare delle capacità che attendono solo di essere scoperte. A scoprirle può esserne capace solo un grande maestro.
E tu, lettore che ci segui, sei d'accordo con Galimberti quando afferma che un insegnante dovrebbe prima di tutto saper coinvolgere i propri studenti con empatia? Nella tua esperienza hai incontrato docenti capaci di aprire prima il cuore e poi la mente?
Scorri in basso e raccontaci la tua opinione nei commenti, anche in forma anonima. Il dialogo tra scuola, famiglie e studenti è il primo passo per costruire un'educazione capace di guardare oltre i contenuti.
di NATALIA SESSA




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Ai miei tempi, gli insegnanti non erano cosi empatici e sensibili ai problemi degli studenti, sembrava che volessero giudicare senza conoscere, io preferisco dimenticare quell'assurdo periodo, per Sempre.
Condivido pienamente. La scuola Waldorf segue esaytamente questo principio, seguendo gli insegnamenti di R.Steiner. significa che anche ad essere bravi insegnanti si può 'imparare' Ma in genere per essere insegnanti nelle scuole pubbliche non sono richieste certe doti di empatia e tantomeno la conoscenza di Steiner, né di Tolstoj, anche egli innovatore nella pedagogia. Dico questo perché ci sono passata...
Io ho un bellissimo ricordo di professori che mi invogliarono a studiare le loro materie grazie alla loro competenza ed esperienza, ma soprattutto grazie al loro carisma e la capacità di inserire nelle loro lezioni storie di vita e valori morali .
Il tutto mantenendo un distacco formale dallo studente , con disciplina e definizione dei ruoli , ma dando gratificazione e, a volte , complicità.
Persone equilibrate e professionali.
Professori e educatori. Sono certo che i miei ex compagni di scuola sarebbero d'accordo con queste affermazioni.
Pienamente d'accordo con Galimberti. Un insegnante deve amare i ragazzi e la materia che l'ha spinto a trasmettere tale passione. Certamente non basta avere studiato, un insegnante deve avere tante qualità. Soprattutto l'insegnamento non deve mai essere un ripiego. Un Maestro è chi trasmette cultura .....una cultura fatta di etica,passione, curiosità, esperienza, umiltà, soprattutto renderla assimilabile e alla portata di tutti in modo semplice.
Quante buone parole e alati concetti, quando si parla di scuola. Certe volte vedo che sono i docenti ad aver bisogno di sentirsi "empatici" (ma perché non "simpatici", quando fra con e en in questo caso non c'è differenza?) sia nella relazione con i genitori che con gli alunni. Gli alunni cercano competenza, correttezza, puntualità, rispetto e tutto ciò si deve esprimere in ogni momento e soprattutto nella valutazione. Poi anche un docente ha il suo carattere e non può piacere a tutti.