Maria Rita Parsi racconta Augusto: "La tartaruga è un animale meraviglioso". Quando una casa diventa il rifugio di un bambino
- La Redazione

- 9 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Maria Rita Parsi racconta la storia di un bambino che affida a una tartaruga il desiderio di proteggere il luogo che sente più suo. Una riflessione che educa sul bisogno di ascolto, sulle radici e sul valore della casa...

“La tartaruga è un animale meraviglioso, il più lento, elegante, costruttivo che ci sia. Porta tutto con sé. Abita la sua casa e non la lascia mai. È la sua casa il luogo più sicuro, la difesa più robusta. Quando ha paura o vuole riposarsi o arriva un nemico o non vuole essere vista, è lì che ogni tartaruga si ritira. [...] Anch’io sono così. È per questo che vorrei tanto che tu venissi a vivere qui, con noi. Sarei felice di trovare per te tutto lo spazio di cui hai bisogno, senza, però, lasciare un posto che sento mio”.
A pronunciare questa proposta non è Maria Rita Parsi, ma Augusto, un ragazzino di dieci anni protagonista di uno dei casi clinici raccontati dalla psicopedagogista nel saggio La felicità è contagiosa. I suoi genitori si sono separati e sua madre, desiderosa di lasciarsi alle spalle i vecchi ricordi, vorrebbe trasferirsi a casa del nuovo compagno, Aldo. Augusto, terrorizzato dall'idea di perdere le proprie radici, consegna all'uomo il disegno di una tartaruga e gli rivolge questa spiazzante richiesta pur di non dover abbandonare il proprio rifugio. È attraverso la sua storia che Maria Rita Parsi riflette sulle profonde ferite che un bambino può vivere quando, dopo una separazione, un nuovo compagno o una nuova compagna entra nella vita di uno dei genitori.
Nel capitolo emerge come, di fronte a questi cambiamenti, il bambino tenda a rifugiarsi nell'unico luogo che continua a rappresentare una certezza: la propria casa. L’esperta evidenzia come il disagio dei bambini venga talvolta sottovalutato dagli adulti, convinti che l'età renda più semplice adattarsi ai cambiamenti, e sostiene invece che questi passaggi possano incidere profondamente sulla loro salute emotiva.
Prendendo spunto dalla vicenda di Augusto, la Parsi osserva come spesso, dopo una separazione, l'adulto desideri cambiare casa per lasciarsi alle spalle il passato, mentre per il bambino quello stesso luogo continua a rappresentare il fulcro della propria identità. È proprio con queste parole che Augusto esprime il suo timore di perdere l'unico luogo in cui continua a sentirsi al sicuro: “Non voglio andare via dalla nostra casa, mamma. Ho tutto qui: ogni cosa mi ricorda la mia vita con papà e con te”.
Nel racconto, infatti, la psicopedagogista sottolinea come sia difficile cancellare quel mondo di ricordi e di riferimenti costruito dal bambino nella propria casa, perché proprio lì egli continua a trovare il senso della propria storia e della propria sicurezza. Un concetto così universale da riecheggiare persino nelle pagine della grande letteratura (non a caso, a margine del saggio, viene suggerita la lettura del romanzo Casa Rossa di Francesca Marciano, a riprova di quanto il legame con le mura domestiche sia viscerale). La lezione che i più piccoli impartiscono agli adulti smarriti è severissima: “Se per te quella parte di vita si è conclusa; se vuoi cambiarla, metterla da parte e, anzi, dimenticarla, io, invece, voglio ricordarla perché mi fa sentire come una pianta in un vaso, con le sue radici nella terra”.
Per Maria Rita Parsi, il buon equilibrio di una famiglia ricomposta passa soprattutto dalla capacità dei nuovi adulti di rispettare i tempi del bambino. Più che pretendere un adattamento immediato, è fondamentale entrare con discrezione nel suo mondo, riconoscendone paure e bisogni: "Anche i miei genitori si sono separati. E, allora, la mia casa è stata il mio solo rifugio. Ti capisco. Vedremo di metterci d'accordo!". È proprio questo atteggiamento di ascolto e di rispetto che, secondo l'autrice, può aiutare il bambino a ritrovare fiducia e serenità.
di Leandro Castagna




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Io non sopporto certi genitori ceffoni,che dopo che si sposano vogliono continuare a fare gli sciupaffemine e vanno von altre donne abbandonando figli piccoli.Perché li hanno messi al mondo???!! Ma ci sono pure le donne che si cercano altri compagni e dividono i bambini e formano famiglie allargate.