Crepet: "Mio padre e mia madre hanno amato la mia alba inquieta, hanno capito che non avrei fatto carriera in un’università"
- La Redazione

- 2 ore fa
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Lo psichiatra e sociologo racconta il rapporto con i suoi genitori e il significato di una libertà che, anziché allontanare, può rafforzare un legame...

"Quando si parte, quando si impara ad assaggiare il vento, diventa difficile innamorarsi o farsi bastare la bonaccia. Sono cresciuto marinaio, nomade: è la mia indole, la mia necessità, non certo il mio vezzo", ancora una volta Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, si lascia andare ad un racconto intimo e profondo.
Nel suo intervento parla del rapporto con i genitori e della libertà mai ostacolata, ma vissuta come un'opportunità di crescita e come il presupposto di un legame ancora più autentico.
La bonaccia per l'esperto era rappresentata da quei viaggi fatti per noia o divertimento, quelli nei quali si cerca semplicemente di riempire il tempo, ma ben presto capì che viaggiare significava arricchire anche il suo bagaglio professionale e, prima di tutto, la propria interiorità. Infatti dichiara: "Appena sono diventato abbastanza grande per viaggiare autonomamente, l’ho fatto sia organizzandomi con gli amici sia da solo. Poi, col tempo, avevo iniziato a capire che il viaggio più bello era quello che dovevo fare con uno scopo, per lavoro, e da quel momento è stato sempre così".
Ci si spinge oltre solo per qualcosa che desideriamo profondamente e Crepet desiderava certamente diventare qualcuno di importante per chi aveva bisogno di cura, attenzione e premura. Una vita libera, in giro per il mondo, alla scoperta di posti ma soprattutto di persone importanti dalle quali poter apprendere: "Forse sarebbe stato più saggio che io intraprendessi una vita più stanziale, ma avrei costruito un’idea falsa e superficiale di me. Alla fine mio padre e mia madre hanno amato la mia alba inquieta e hanno capito che non avrei fatto carriera in un’università".
In questo racconto autobiografico possiamo trovare concetti che l'esperto ha spesso espresso durante i suoi interventi, ad esempio in queste parole risuona la volontà dei figli che spesso è ben lontana dalla aspettative della madre o del padre.
I genitori di Crepet hanno amato lui come figlio e successivamente la sua libertà. Lo racconta con queste parole:: "Si sono abituati presto a essere felici dei miei ritorni mai preannunciati, delle serate a raccontarci e a ridere perché sapevano che ci sarebbe stato a breve il giorno per una nuova partenza, un’alba per un altro sogno o illusione". Nella famiglia dell'esperto si è investito sin da subito nel tempo di qualità piuttosto che in quello di quantità.
La distanza era un modo per permettere a lui e ai suoi genitori di assaporare meglio i momenti insieme. Conclude: "Erano stati proprio loro a insegnarmi a non tirare il freno a mano, a essere responsabile di ciò in cui mi stavo imbattendo senza ridurmi l’impatto; era dalla mia famiglia che mi era arrivato l’istinto a «badarmi», anche quando sapevano che sarei andato dall’altro capo del mondo e non c’era altro che un numero di telefono da comporre in una cabina stradale o da un ospedale o da una piccola pensione immersa in una foresta tropicale". La distanza non ha allontanato davvero, anzi, è stata l'opportunità che ha permesso a Crepet e ai suoi genitori di creare un rapporto basato sulla fiducia.
Nel testo emergono aspetti interessanti dai quali prendere spunto, nelle famiglie moderne ormai c'è la tendenza a tenere in casa i figli quanto più tempo possibile, nella famiglia dell'esperto, invece, i suoi genitori hanno capito ben presto che la sua felicità poteva avvenire solo attraverso ad una vita girovaga, piena di personalità interessanti con l'unico scopo di capire come poter aiutare l'altro. La distanza ha reso il rapporto con i genitori ancora più solido, non è stata impedita ma compresa.
E tu, lettore che ci segui, pensi che la lontananza invece di dividere possa unire e consolidare ancora di più un legame?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di Natalia Sessa




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I viaggi e, quindi, la lontananza hanno la capacità di amplificare i sentimenti che proviamo verso gli altri, nel bene e nel male. Ci aiutano a dimenticare chi non amiamo davvero, ma rafforzano i legami più profondi. Viene in mente una celebre strofa: "La lontananza è come il vento, spegne i fuochi piccoli ma accende quelli grandi". Nel racconto di Crepet, il rapporto con i genitori appartiene proprio a quei "fuochi grandi". In fondo è così per tutti: la distanza ci aiuta a capire chi è davvero importante nella nostra vita.