Crepet: "Mio padre e mia madre hanno amato la mia alba inquieta, hanno capito che non avrei fatto carriera in un’università"
- La Redazione

- 4 lug
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 6 lug
Lo psichiatra e sociologo racconta il rapporto con i suoi genitori e il significato di una libertà che, anziché allontanare, può rafforzare un legame...

"Quando si parte, quando si impara ad assaggiare il vento, diventa difficile innamorarsi o farsi bastare la bonaccia. Sono cresciuto marinaio, nomade: è la mia indole, la mia necessità, non certo il mio vezzo", ancora una volta Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, si lascia andare ad un racconto intimo e profondo.
Nel suo intervento parla del rapporto con i genitori e della libertà mai ostacolata, ma vissuta come un'opportunità di crescita e come il presupposto di un legame ancora più autentico.
La bonaccia per l'esperto era rappresentata da quei viaggi fatti per noia o divertimento, quelli nei quali si cerca semplicemente di riempire il tempo, ma ben presto capì che viaggiare significava arricchire anche il suo bagaglio professionale e, prima di tutto, la propria interiorità. Infatti dichiara: "Appena sono diventato abbastanza grande per viaggiare autonomamente, l’ho fatto sia organizzandomi con gli amici sia da solo. Poi, col tempo, avevo iniziato a capire che il viaggio più bello era quello che dovevo fare con uno scopo, per lavoro, e da quel momento è stato sempre così".
Ci si spinge oltre solo per qualcosa che desideriamo profondamente e Crepet desiderava certamente diventare qualcuno di importante per chi aveva bisogno di cura, attenzione e premura. Una vita libera, in giro per il mondo, alla scoperta di posti ma soprattutto di persone importanti dalle quali poter apprendere: "Forse sarebbe stato più saggio che io intraprendessi una vita più stanziale, ma avrei costruito un’idea falsa e superficiale di me. Alla fine mio padre e mia madre hanno amato la mia alba inquieta e hanno capito che non avrei fatto carriera in un’università".
In questo racconto autobiografico possiamo trovare concetti che l'esperto ha spesso espresso durante i suoi interventi, ad esempio in queste parole risuona la volontà dei figli che spesso è ben lontana dalla aspettative della madre o del padre.
I genitori di Crepet hanno amato lui come figlio e successivamente la sua libertà. Lo racconta con queste parole:: "Si sono abituati presto a essere felici dei miei ritorni mai preannunciati, delle serate a raccontarci e a ridere perché sapevano che ci sarebbe stato a breve il giorno per una nuova partenza, un’alba per un altro sogno o illusione". Nella famiglia dell'esperto si è investito sin da subito nel tempo di qualità piuttosto che in quello di quantità.
La distanza era un modo per permettere a lui e ai suoi genitori di assaporare meglio i momenti insieme. Conclude: "Erano stati proprio loro a insegnarmi a non tirare il freno a mano, a essere responsabile di ciò in cui mi stavo imbattendo senza ridurmi l’impatto; era dalla mia famiglia che mi era arrivato l’istinto a «badarmi», anche quando sapevano che sarei andato dall’altro capo del mondo e non c’era altro che un numero di telefono da comporre in una cabina stradale o da un ospedale o da una piccola pensione immersa in una foresta tropicale". La distanza non ha allontanato davvero, anzi, è stata l'opportunità che ha permesso a Crepet e ai suoi genitori di creare un rapporto basato sulla fiducia.
Nel testo emergono aspetti interessanti dai quali prendere spunto, nelle famiglie moderne ormai c'è la tendenza a tenere in casa i figli quanto più tempo possibile, nella famiglia dell'esperto, invece, i suoi genitori hanno capito ben presto che la sua felicità poteva avvenire solo attraverso ad una vita girovaga, piena di personalità interessanti con l'unico scopo di capire come poter aiutare l'altro. La distanza ha reso il rapporto con i genitori ancora più solido, non è stata impedita ma compresa.
E tu, lettore che ci segui, pensi che la lontananza invece di dividere possa unire e consolidare ancora di più un legame?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di Natalia Sessa




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A volte le condizioni della vita non ti permettono di esprimere la propria libertà, in quel caso si prende quello che si può perché non ci sono possibilità, si deve vivere per sopravvivenza e non per volontà
Buongiorno, condivido pienamente, solo che , ho cercato invano di farlo capire ai miei figli e non vi sono riuscita....
Fin da piccoli, ho insegnato loro di prendere decisioni autonome e rendersi responsabili delle proprie azioni; avere un proprio pensiero, non aspettare sempre che io prendessi decisioni per loro , perché o troppo pigri o troppo insicuri....
Essere liberi di fare, di esprimersi, giusto o sbagliato che sia....
Io ho vissuto così, libera di esprimermi, di fare, di agire, soprattutto di sbagliare....
ma loro niente, ancora non raccolgo i frutti sperati, anche acerbi....
Aspetto con impazienza questo volo
( Età figli 20 e 16 anni)
É bellissimo così, se alla base c'è la fiducia, si può andare ovunque. Peccato che per me, non è andata così. I miei genitori tendevano a tirarmi dentro casa. Non volevo fare niente di particolarmente diverso dai miei coetanei, palestra, qualche uscita con amiche, che ho sempre faticato ad avere, anche adesso nonostante sia cambiata. Avevo 15 anni ed erano gli anni 1973. Ero indipendente per natura, volevo uscire. Appena é stato possibile, a ventisette anni, ho preso la strada sbagliata, ma l'unica possibile, mi sono sposata, ma non era la persona giusta. Dopo faticosi cinque anni mi sono separata e da quel momento ho iniziato a respirare, a sentirmi finalmente libera
Il professore ha perfettamente ragione io sono cresciuta indipendente dall' età di 13 anni e così ho fatto con i miei figli si diventa più responsabili e sicuri di sé sia maschi che femmine
Sono assolutamente d'accordo con lui e cerco di crescere mia figlia come hanno fatto i suoi genitori.