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Stipendi scuola e salario giusto: ANIEF alla Camera denuncia precarietà, inflazione e mancati riconoscimenti economici

Durante un’audizione alla Camera sul “salario giusto”, la segretaria generale ANIEF Daniela Rosano richiama l’articolo 36 della Costituzione e denuncia stipendi della scuola non...

"Quando si parla di stipendi, per la scuola non si può prescindere dall’articolo 36 della Costituzione, ovvero dal fatto che la retribuzione deve essere commisurata alla qualità e alla quantità del lavoro svolto.

Ma questo non accade per l’istruzione, perché c’è un carico burocratico elevatissimo e devono essere raggiunti titoli universitari, master, specializzazioni che non sono riconosciuti all’interno della retribuzione.”


Lo ha detto Daniela Rosano, segretaria generale Anief, durante l’audizione svolta presso l’XI Commissione della Camera dei deputati sul tema "Disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all'occupazione e di contrasto del caporalato digitale", in particolare gli articoli che vanno dal 7 all’11. Oltre che del salario giusto, un salario equo rispetto alla quantità e qualità del lavoro, Rosano ha parlato di aumento del carico di lavoro (ad esempio lo gite scolastiche, che non comportano adeguato riconoscimento economico, sempre rispetto ai titoli e alle competenze richieste; del gap inflazione-salari, del precariato che perdura, malgrado le sanzioni UE, delle indennità e agevolazioni che dovrebbero avere i dipendenti delle nostre scuole:  indennità di trasferta e sgravi fiscali sull'affitto per i lavoratori fuori sede; estensione dei buoni pasto anche al comparto scuola: indennità di vacanza contrattuale garantita per legge; stop alla discriminazione Pubblico-Privato, con detassazioni e sgravi fiscali oggi previsti solo per i dipendenti privati.


La sindacalista ha ricordato che “l’argomento è molto complesso: c'è grande responsabilità, basti pensare alla questione delle gite scolastiche, a cui molti docenti non vogliono più aderire: ciò che emerge in questi giorni sulle pagine dei quotidiani ne è la prova. Poi c’è la questione dell’alto grado di precarietà, che vuol dire discontinuità retributiva, impossibilità di andare avanti in modo dignitoso come prescrive la Costituzione. Ci sono persone che purtroppo rifiutano l’immissione in ruolo, perché li porterebbe in un’altra regione, dove rischierebbero di non riuscire a pagare l’affitto e neanche gli alimenti per i figli nei casi in cui si è separati. Quindi ci sono veramente questioni che hanno a che fare con un’esistenza dignitosa per queste persone”.



“Oltre all’articolo 36 della Costituzione, c’è anche una Direttiva europea del 2022 che non è stata mai recepita dall’Italia, in cui si dice che la retribuzione non solo deve essere giusta ma deve essere commisurata pure all’inflazione. Ecco, di questo abbiamo le prove che non lo sia: perché nel rapporto dell’ARAN del 2021 negli ultimi 20 anni l’inflazione è cresciuta di oltre il 30%, mentre la retribuzione del personale della scuola è rimasta indietro arrivando a coprire solo il 24% del costo della vita. Con molta differenza rispetto agli altri comparti: nelle Funzioni locali, ad esempio, le retribuzioni risultano quasi equivalenti. Inoltre, sempre i dipendenti delle Funzioni locali avevano retribuzioni inferiori a quelli dell’Istruzione e si è realizzata l’inversione di tendenza, per cui adesso percepiscono una retribuzione pari ad un terzo in più rispetto a quella dell’Istruzione”.


“Va garantita anche – ha aggiunto Rosano -, nella retribuzione del personale dell’Istruzione, un’indennità di vacanza contrattuale proporzionale al mancato rinnovo e all’inflazione registrata da coprire. Aggiungo che ci sono altri elementi che rendono più critica la situazione. Uno è quello della precarietà, rispetto alla quale ci aspetteremmo aspettati un intervento rapido, dal momento che c’è una sentenza della Corte di Giustizia Europea che sanzionerà l’Italia proprio per l’abuso dei contratti a tempo determinato. Ci saremmo aspettati fondi o provvedimenti per istituire un percorso di affrancamento dal precariato, ma soprattutto di non discriminazione del lavoro precario che purtroppo è ancora utilizzato in modo strutturale e senza ragioni sostitutive”.


“Poi ancora indennità di trasferta che ormai imprescindibile. La situazione che citavo prima è purtroppo molto frequente quindi si tratta di persone che spesso devono andare a lavorare lontano dalla loro residenza e quindi sostenere spese di affitto, quindi almeno che ci siano sgravi fiscali per chi sostiene spese di affitto o che ci siano agevolazioni per questo personale. Ricordo anche che sui buoni pasto l’istruzione, la scuola, è l’unico comparto che non ne beneficia, quindi non si può più prescindere anche da questo diritto”.


“E poi ricordo che nell’ultima Legge di bilancio sono state introdotte delle misure soltanto per il settore privato degli sgravi fiscali e della detassazione degli aumenti che purtroppo non è stata prevista per il settore pubblico, anche sul TFR c’è una differenza che purtroppo ancora pesa. Quindi per ANIEF il salario giusto equivale a un salario che copra integralmente l’inflazione. In questo senso siamo molto preoccupati anche per la prossima tornata contrattuale: abbiamo già sottoscritto quella del 2025-27, per il 2028-30 ci aspettiamo fondi aggiuntivi anche in più Leggi di bilancio se fosse necessario, perché negli ultimi mesi, come sappiamo tutti, abbiamo registrato un’inflazione fuori dal comune e questo vorrà dire, purtroppo, una continua perdita salariale”.

di La Redazione





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