Bambina di 5 anni muore all'asilo dopo un arresto respiratorio, Cassazione: la sola presenza dell'operatore non esclude la responsabilità della scuola
- La Redazione

- 2 ore fa
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Confermata la condanna nei confronti del Comune e dell'istituto scolastico. Per i giudici, il ritardo nella chiamata al 118, la sorveglianza non continuativa e…

Quando una bambina di cinque anni con disabilità ha smesso di respirare durante il riposo pomeridiano, il personale scolastico non ha chiamato immediatamente il 118. Secondo la Corte di Cassazione, quel ritardo, unito a una vigilanza non continua e alla mancanza di una formazione adeguata del personale, ha contribuito all'esito della vicenda.
Infatti, a chiamare il 118 è stato un genitore che si trovava all'uscita della scuola dell'infanzia, mentre l'addetta incaricata di assistere la bambina era in un locale diverso e si limitava a controllarla ogni dieci minuti. Oltre al ritardo nella chiamata di emergenza, è emersa una inadeguata formazione dei dipendenti per eseguire le operazioni necessarie. Gli operatori della scuola non erano addestrati per eseguire le manovre di disostruzione delle vie aeree. La normativa non obbliga ad avere un infermiere in classe, ma, come ricorda la Cassazione, impone che il personale assegnato ai bambini possieda la formazione di base per intervenire subito di fronte ai pericoli.
Il caso si è chiuso con la decisione dei magistrati di confermare la condanna al risarcimento dei danni a favore della famiglia, a carico del Comune e dell'istituto scolastico. Attraverso l'ordinanza numero 23292 del 2026, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di vigilanza sugli alunni non può limitarsi a una presenza formale. Affiancare un operatore agli studenti non basta: le amministrazioni devono garantire una sorveglianza continua e assicurarsi che il personale sia sempre in grado di affrontare le emergenze.
di Leandro Castagna
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